Cristina, Giorgio e il Papa. “Ci ha spinti a dare fiducia all’amore”

23 Gennaio 2020 News

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Credit Osservatore Romano

Perugia vive una coppia straordinaria: Cristina Righi e Giorgio Epicoco, responsabili dell’Associazione “Amarlui” in cui sono affiancati dall’assistente spirituale don Mauro Angelini. Laureata in legge lei, medico ginecologo lui, sono genitori di Giorgia, Vittoria, Michela, Gabriele e collaboratori per la pastorale familiare della loro diocesi. Sposati da 31 anni, svolgono un servizio di accoglienza e accompagnamento delle famiglie in difficoltà. Tra il 2014 e 2019 hanno incontrato già cinque volte papa Francesco e nel 2018 hanno raccontato la loro “rinascita” in un libro, Noi. Storia di una Chiesa domestica (Tau Editrice).

Un matrimonio andato in crisi dopo alcuni anni. Eppure… 

«Abbiamo vissuto 11 anni del nostro matrimonio senza Cristo e nella tristezza. Eravamo due single, ciascuno con le proprie ferite, che vivevano sotto lo stesso tetto inconsapevoli della chiamata ad essere una sola carne, sicuramente non maturi e non colmi della presenza di Dio».

In che modo è avvenuta

la vostra “conversione”?

«La centralità di Cristo e del Vangelo nella nostra vita, la scoperta del progetto che Dio ha per ogni coppia e il ritorno alla comunione con la Chiesa ci hanno permesso di cambiare, di risorgere».

E così Dio vi ha posto al servizio delle coppie in difficoltà.

«È stato tutto naturale. Coppie, famiglie hanno iniziato a chiederci un aiuto e noi ci siamo messi al loro fianco accompagnandoli con rispetto e fraternità. Oggi la nostra casa è diventata un “ambulatorio dell’anima” dove la terapia per guarire è mettere Gesù al centro della vita e nutrirsi dell’Eucaristia. Nessuno meglio di lui conosce il nostro cuore e sa come guarirlo».

Un “ambulatorio dell’anima” aperto a chi ne ha bisogno.

«Sì, la nostra casa è diventata una Chiesa domestica, un cenacolo di preghiera dove ogni due giovedì ci ritroviamo con 70/80 persone anche per  la catechesi e momenti di fraternità. Abbiamo pure una cappellina con il Santissimo Sacramento, privilegio concesso all’Associazione dal nostro Vescovo».

Siete padrini di battesimo dei figli delle coppie aiutate.

«Avevamo chiesto al Signore il dono di poter avere altri figli ma la fantasia di Dio ci ha resi… genitori in altro modo. Oltre ai nostri 4 ci siamo trovati a vivere una maternità e paternità spirituale, prima delle coppie e poi dei loro figli arrivando ad essere padrini di 53 figliocci».

Nel 2018 avete pubblicato un libro scritto a quattro mani.

«È la nostra vita, a partire da quando ci siamo conosciuti. Si tratta di un racconto che ha per titolo una parola di tre lettere: “Noi”. Un pronome che racchiude un significato profondo poiché si completa in un’altra parola fatta di tre lettere con la prima maiuscola, Dio».

5 incontri con il Papa. Cristina,  quanta emozione!

«Quando il Papa giunse davanti a noi, l’emozione fu tale che non mi resi conto di aver tenuto la sua mano tra le mie se non dopo aver visto le foto: una gioia immensa. Altro momento speciale,  la consegna del libro: lo avvicinai e, parlandogli della nostra missione, gli chiesi un ricordo per la nostra cappellina. Chiamò un assistente, gli fece prendere uno zucchetto e volle fare una foto mentre ce lo consegnava».

A lei Giorgio cosa è rimasto nel cuore degli incontri?

«Un bellissimo ricordo è quello avuto con gran parte dei nostri “figliocci” di battesimo. Il Papa arriva tra le coppie e ai loro figli felicissimo, quasi ristorato. Ci dice di insistere nella missione perché l’Italia ha bisogno di famiglie sante e ci ha colpito dicendo: “Beh, adesso facciamo la foto” come fosse il nonno di questi bambini. Ricordo anche l’incontro a Santa Marta. Abbiamo parlato a lungo e gli abbiamo mostrato il frutto del lavoro con le famiglie e ci salutò con: “Accogliete tutti, non mandate via nessuno”. Parole che portiamo nel cuore e nella missione, ecco perché la nostra chiesa domestica è sempre piena!».

di Cristian Bonaldi

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