Così si svolgono le conferenze stampa del Santo Padre in aereo

7 settembre 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Come il suo predecessore Benedetto XVI, anche papa Francesco ha l’abitudine di dare ai giornalisti che si trovano con lui sull’aereo in occasione dei viaggi pastorali all’estero la possibilità di rivolgergli delle domande. Si tratta di una vera e propria conferenza stampa, con l’unica differenza che… si tiene a qualche migliaio di chilometri da terra. A moderarla è il direttore della Sala Stampa Vaticana (padre Federico Lombardi fino al 2016, attualmente Greg Burke). 

Diversamente da papa Ratzinger, che si rendeva disponibile a ricevere le domande dei giornalisti durante il volo di andata, Francesco preferisce riservare a questo incontro una parte del suo volo di ritorno. Anche per avere l’occasione di fare il punto sul viaggio appena terminato, mentre all’andata si limita ad alcune parole di saluto, di ringraziamento e di augurio di un buon lavoro. 

Da qualche tempo, poi, anche chi non viaggia con Francesco ha la possibilità di seguire in televisione la sua conferenza stampa. Quello che non si può vedere è, però, cosa succede, diciamo così, “dietro le quinte” di questo incontro. L’articolo che state leggendo prova a spiegarvi proprio questo.

Quanti sono i giornalisti che pongono domande al Papa?

I giornalisti sono divisi in cinque gruppi linguistici: italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo. Ogni gruppo ha diritto a una domanda, due se c’è abbastanza tempo. 

Chi sceglie i giornalisti che fanno le domande al Papa?

Diciamo che si scelgono da soli. L’unico vincolo è che, per cortesia, la prima domanda vada a un giornalista del Paese che ha ospitato il Papa nel viaggio appena concluso. Ogni gruppo deve concordare una domanda (più una eventuale seconda domanda) tra tutte quelle proposte dai giornalisti che ne fanno parte. Naturalmente non si tratta di una scelta facile, perché sono molti quelli che vorrebbero avere l’occasione di interloquire con Francesco. 

Quando viene scelto il giornalista che porrà la sua domanda al Papa?

La discussione si svolge in aeroporto, in attesa dell’aereo sul quale salire. Anche se magari qualcuno ne ha già parlato prima. Chi vuole propone la sua domanda e alla fine viene scelta quella che ottiene il consenso della maggioranza dei colleghi. 

I giornalisti ricevono suggerimenti sui temi da affrontare o non affrontare nelle loro domande?

No. Le domande vengono scelte in base all’attualità, alle curiosità dei giornalisti e agli eventuali spunti che possono essere venuti fuori durante il viaggio. E, naturalmente, si cerca un titolo: una domanda a cui il Papa possa rispondere con una frase che diventerà il titolo dell’articolo. Il protocollo vuole, comunque, che le prime due domande riguardino il viaggio appena concluso. Tuttavia i giornalisti, che hanno già scritto abbondantemente del viaggio, non vedono l’ora di affrontare altri argomenti. 

Il Papa ha mai accettato malvolentieri qualche domanda?

No. In un paio di occasioni, però, ha indirizzato la discussione. Sul volo di ritorno da Myanmar e Bangladesh, per esempio, ha chiesto che gli venissero fatte solo domande sul viaggio e per tutta la durata della conferenza non ha toccato altri temi. Nel ritorno dall’Irlanda invece, alla domanda sul dossier con le accuse di monsignor Carlo Maria Viganò, ha risposto che non avrebbe detto nulla su quell’argomento.

Il direttore della Sala Stampa vaticana, che modera la conferenza, conosce in anticipo le domande? E il Papa? 

Nessuno dei due conosce in anticipo le domande che verranno poste. Il direttore della Sala Stampa, però, conosce i nomi dei giornalisti che parleranno per poterli chiamare di volta in volta e dare loro la parola.  

Cosa succede prima dell’inizio della conferenza stampa?

L’attività è piuttosto febbrile perché a bordo non ci sono solo giornalisti della carta stampata, ma anche televisivi. Perciò bisogna installare le telecamere e accertarsi che video e audio funzionino: il corridoio di un aereo non è certo lo spazio più agevole per far passare i cavi… Chi deve scrivere prepara il computer e il registratore. Il problema principale riguarda la traduzione delle parole del Papa che, naturalmente, deve essere particolarmente accurata. Ma complicare le cose c’è lo stile colloquiale che Francesco usa nelle risposte. Per esempio Delia Gallagher del sito cattolico americano Crux Now ha raccontato come sia difficile tradurre in inglese la parola “condizione”. Francesco l’ha utilizzata per parlare di un’inclinazione omosessuale in maniera intercambiabile con “tendenza”. Secondo alcuni “condition”, cioè la traduzione in inglese di “condizione”, suggerirebbe una sorta di diagnosi medica. E di certo non era nelle intenzioni del Santo Padre diagnosticare qualcosa. 

E cosa succede quando finisce la conferenza stampa?

Dopo che il Papa ha salutato, i giornalisti riguardano gli appunti che hanno preso per cercare di capire qual è il tema che può interessare maggiormente i lettori (o gli spettatori). 

A volte è lo stesso Pontefice a “facilitare” il compito, pronunciando una frase come l’ormai celeberrima “Chi sono io per giudicare?”, utilizzata nella risposta a una domanda sull’omosessualità.

ALCUNE DELLE FRASI PRONUNCIATE IN AEREO DA PAPA FRANCESCO DURANTE LE CONFERENZE STAMPA

«E ho parlato con la Madonna un po’ di questo, Le ho chiesto perdono per tutti i miei sbagli»

«Grazie tante del vostro lavoro e delle vostre domande, del vostro interesse. Soltanto io vi dico che rispondo quello che so e quello che non so non lo dico, perché non lo so. Non invento»

«Io vorrei rispondere al maggior numero possibile di domande, così facciamo le cose un po’ in fretta. A me dispiace quando siamo a metà e vengono a dirmi che è tempo dello snack…»

«Nella mia borsa non c’era la chiave della bomba atomica! Porto la borsa perché ho sempre fatto così: io, quando viaggio, la porto. E dentro che cosa c’è? C’è il rasoio, c’è il breviario, c’è l’agenda, c’è un libro da leggere. Io sono andato sempre con la borsa quando viaggio: è normale»

«Ma se il dottor Gasbarri, grande amico, mi dice una parolaccia contro la mia mamma, gli arriva un pugno! È normale!».

di Tiziana Lupi

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