Così l’Elemosiniere del Papa ha ridato la luce ai poveri

15 Maggio 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Da quando papa Francesco lo ha nominato Elemosiniere Pontificio, il cardinale Konrad Krajewski (che nonostante la porpora continua a voler essere chiamato don Corrado) non ha smesso un solo giorno di occuparsi dei poveri che il Papa gli ha affidato.

Di tutte le operazioni benefiche portate a compimento da Krajewski parleremo nelle pagine seguenti. Diciamo solo una cosa per inquadrare il personaggio: ha persino lasciato il suo appartamento a una famiglia siriana trasferendosi negli alloggi dell’Elemosineria…

Nella notte di sabato 11 maggio, però, il cardinale Krajewski ha fatto qualcosa di ancora più incredibile. Si è calato in una botola senza alcuna misura di sicurezza e ha riattivato l’energia elettrica in un enorme stabile in via di Santa Croce in Gerusalemme, nel centro di Roma, occupato dal 2013. Il complesso, ribattezzato SpinTime Labs, oggi è la “casa” di circa 450 persone (tra le quali un centinaio di bambini) che da una settimana ormai vivevano al buio e senza acqua calda, nonostante gravi casi di malattia, per un provvedimento preso dalla Acea (l’azienda comunale romana che si occupa di energia e ambiente) a causa del mancato pagamento delle bollette.

Don Corrado, che periodicamente inviava sul posto ambulanze e generi di prima necessità, era stato avvisato del precipitare della situazione. Quindi, dopo aver caricato a dovere il suo furgoncino Fiat Qubo grigio con farmaci, cibo e regali per i bambini, è arrivato all’edificio e ha constatato il dramma di questa gente.

Così ha chiamato la Prefettura, il Comune, l’Acea stessa, chiedendo di riallacciare la corrente entro le 20, altrimenti, ha detto, lo avrebbe fatto lui stesso, assumendosi ogni responsabilità. Alle 20.15, dunque, visto che la corrente non tornava, il cardinale ha di nuovo avvisato le autorità cittadine per rendere chiaro il suo intento…

Infine, quando non è arrivata alcuna risposta, si è tolto la giacca, si è calato nella botola per raggiungere l’impianto di media tensione, ha rotto i sigilli che “bloccavano” l’impianto, ha fatto una serie di manovre… Et voilà: finalmente è tornata la luce, tra gli applausi e i ringraziamenti accorati dei condomini al “cardinale elettricista” che, finito il “lavoro”, ha persino lasciato sul posto il suo biglietto da visita a mo’ di firma.

La società elettrica si è accorta subito dell’anomalia e i  tecnici sono arrivati in via di Santa Croce scortati da alcune camionette della polizia. Gli occupanti, però, al grido di “senza luce non si vive”, hanno presidiato la cabina elettrica fino alle 3 di notte circa, quando le forze dell’ordine hanno abbandonato l’edificio.

«Non l’ho fatto perché sono ubriaco», ha dichiarato don Corrado. Secondo lui (come ha spiegato in un’intervista sul Corriere della Sera di lunedì 13 maggio: i passi salienti nel riquadro qui sopra, ndr) di fronte ai bambini in difficoltà non bisogna mai parlare di soldi, bisogna aiutarli, proteggerli, domandarsi perché debbano subire quei disagi, e come sia possibile che delle famiglie si trovino in una situazione simile…

Per il Vaticano si è trattato di un gesto di “umanità” e nient’altro, mentre don Corrado ha risposto al Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che lo ha accusato di aver infranto le regole e gli ha chiesto di sanare i 300mila euro di debito, che da ora in poi pagherà lui e che se dovesse arrivare una multa, pagherà anche quella.

Ana è una inquilina rumena di SpinTime Labs, una tra le prime persone a entrare qui nel 2013, e così racconta il gesto del cardinale: «Ha fatto tutto con le sue mani. Lui è stato la mano di Dio per noi!».

Anche Adriana Domenici, suora laica che assiste gli emarginati, sostiene che don Corrado ha «fatto solo quello che andava fatto», considerato il quadro clinico di alcuni inquilini: persone asmatiche andate in crisi respiratoria perché non potevano usare la bombola di ossigeno, una signora italiana con disturbi cardiaci, donne incinte, una nigeriana semi-paralizzata…

Intanto, però, dopo il “blitz” dell’Elemosiniere, la Areti (la società della Acea che gestisce la distribuzione dell’energia elettrica a Roma) ha presentato alle forze dell’ordine un esposto contro ignoti: è stato un atto dovuto perché il “riallaccio” potrebbe configurare il reato di furto di energia…

Ma don Corrado non ha mai rubato niente, anzi. Forse si è tolto il pane dalla bocca per darlo ai poveri, ha aiutato con ogni mezzo i clochard di Roma, ma anche rifugiati, famiglie italiane, anziani indigenti, per i quali ha pagato le bollette.

In occasione della sua nomina a Elemosiniere, del resto, “don Corrado” ha avuto dal Papa un’indicazione chiara: non rimanere “dietro la scrivania”, ma andare ovunque fosse necessario stendere il suo “braccio caritativo”. Così ha fatto. E non solo a Roma: per esempio è andato nelle zone terremotate, e, come vi raccontiamo a pagina 10, è appena tornato dall’isola greca di Lesbo, per portare ai suoi ospiti (circa 4.800 profughi, per l’80 per cento dall’Afghanistan) la concreta solidarietà del Pontefice con 100mila dollari di aiuti.

LE PAROLE DI KRAJEWSKI: “BISOGNAVA FARE QUALCOSA E HO DECISO DI FARLO”

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a molto e parla poco: questa constatazione è lo snodo di ogni ritratto del cardinale Konrad Krajewski e, soprattutto, di ogni racconto della sua attività quotidiana come Elemosiniere di Sua Santità. Anche in occasione dell’“intervento” in via Santa Croce in Gerusalemme il cardinale ha parlato poco cercando al contempo di sdrammatizzare e tuttavia di sottolineare quanto fosse grave la situazione…

Al “Corriere della Sera” che gli ha chiesto cosa fosse successo, il cardinale ha risposto: «Mi assumo tutta la responsabilità. E non devo dare spiegazioni, c’è poco da darne. Ricordiamo cosa accadde l’ultima volta che ci fu un black-out a Roma? Mancò la luce per poche ore e fu un dramma. S’immagini cosa significa restare senza luce per sei giorni. Ci sono quasi 500 persone, in quel palazzo, un centinaio di bambini…».

La stessa preoccupazione ha rivelato alla “Repubblica”: «Nel cuore di Roma nessuno ha pensato a chi da sei giorni è senza corrente: siete mai stati senza? Non si può vivere. Eppure ci sarebbe gente pagata per risolvere questi problemi…Bisognava fare qualcosa e ho deciso di farlo, e non l’ho fatto di certo perché sono ubriaco».

Al “Corriere”, Krajewski ha spiegato chiaramente perché ha fatto quel che ha fatto, rispondendo al ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha detto che dovrebbe pagare anche le bollette arretrate: «Da quando è stato riattaccato il contatore pago io, non c’è problema… Anzi, pagherò anche le sue, di bollette…»; dopo questa battuta, ha aggiunto: «Non voglio che diventi una cosa politica, io faccio l’elemosiniere e mi preoccupo dei poveri, di quelle famiglie, dei bambini… Intanto hanno luce e acqua calda, finalmente. Adesso tutto dipende dal Comune, aspettiamo che riaprano gli uffici…».

«Conosco la situazione da tanto tempo… La cosa assurda è che qui siamo nel cuore di Roma. Quasi 500 persone abbandonate a se stesse… Sgomberi, famiglie che non hanno un posto dove andare, gente che fatica a sopravvivere… Roma è anche questo, basta andare a farsi un giro nelle nostre stazioni… Si parla di soldi, ma non è questo il primo problema. Ci sono i bambini. La prima domanda da porsi è: perché sono lì? Com’è possibile che delle famiglie si trovino in una situazione simile?».

L’intervista con il “Corriere” si chiude con un sorriso. Sentendo che qualcuno ha detto che nella sua Polonia il cardinale avrebbe fatto l’elettricista, ha detto: «Ma no! Io non sono un elettricista, sono un liturgista. Ma in fondo i liturgisti accendono candele, spostano i microfoni, qualcosa ne capiscono…».

di Cecilia Seppia

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