Così il Santo Padre parla alle nuove generazioni

22 Febbraio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Martedì 27 febbraio sarà un giorno speciale per i giovani fedeli italiani: si ricorderà, infatti, san Gabriele dell’Addolorata, patrono d’Abruzzo e, dal 1926 (per volere di papa Pio XI), patrono della gioventù cattolica italiana.

Forse i ragazzi di oggi non celebrano san Gabriele con lo stesso entusiasmo che mettono in altri festeggiamenti, ma la ricorrenza rimane importante, e lo stesso papa Francesco non manca mai di ricordarlo. L’anno scorso, per esempio, proprio il 27 febbraio ha reso pubblico il suo messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù.

Il vero nome di Gabriele dell’Addolorata era Francesco Possenti (1838-1865). Era un ragazzino di Assisi, benestante, elegante, vivace e moderno, ma segnato da lutti e dolori sin dall’infanzia. A 18 anni divenne novizio presso i religiosi Passionisti di Morrovalle (MC) col nome di Gabriele. Morì di tubercolosi ad appena 24 anni a Isola del Gran Sasso (TE), lasciando l’esempio di un modello giovanile di santità profonda e coraggiosa.

Il suo culto è enorme in Abruzzo: basta fare una visita al suo santuario a Isola per rendersene conto. E lì si capisce anche quanto la sua figura sia comunque ancora cara a tanti giovani. Fatto santo nel 1920, Gabriele è indicato come esempio moderno per la crescita umana e spirituale dei ragazzi.

ECCO LE FRASI DI PAPA FRANCESCO:

L’adolescenza non è una patologia da combattere: fa partedella crescita normale, naturale della vita dei ragazzi. Dove c’è vita, c’è movimento; dove c’è movimento ci sono cambiamenti, ricerca, incertezze… C’è speranza, gioia e anche angoscia e desolazione” (Discorso al Convegno della Diocesi di Roma, 19 giugno 2017)

Mi sta a cuore che voi giovani possiate camminare non solo facendo memoria del passato, ma avendo anche coraggio nel presente e speranza per il futuro” (Videomessaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù, 21 marzo 2017)

Cari giovani, non temete il futuro! Osate sognare grandi cose! Tenete viva la gioia, segno del cuore giovane che ha incontrato il Signore” (Messaggio via twitter, 7/9/2017)

Che bello che i giovani siano viandanti della fede, felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni angolo della terra!” (Messaggio via twitter,  2/72017)

Non camminate con gli occhi all’indietro, farete uno schianto! Non guardarsi allo specchio: in tanti siamo brutti! E non mettersi comodi in poltrona, questo ingrassa e fa male al colesterolo!” (Discorso all’Azione Cattolica, 30 aprile 2017)

Impara la meraviglia, coltiva lo stupore, vivi, ama, credi. E soprattutto sogna, non avere paura di sognare, sogna” (Udienza ai giovani in San Pietro, 20 settembre 2017)

Non abbiate paura di ascoltare lo Spiritoche vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare (Lettera ai giovani in preparazione del XV Sinodo dei Vescovi, 13 gennaio 2017)

Essere giovani non vuol dire essere disconnessi dal passato. La storia si inserisce in una lunga scia” (Videomessaggio per la Gmg, 21 marzo 2017)

Ai giovani la Chiesa chiede una missione: parlare con i nonni” (Veglia per la Giornata Mondiale della Gioventù, 8 aprile 2017)

CHI SONO GLI ALTRI SANTI CHE PROTEGGONO I GIOVANI DI TUTTO IL MONDO

Luigi Gonzaga (1568-1591). Patrono mondiale della gioventù e degli studenti cattolici, educato cristianamente, ma destinato a praticare l’arte militare, rinunciò a titoli e ricchezze per entrare nella Compagnia di Gesù. 

Filippo Neri (1515-1595). Patrono dei giovani e degli educatori, fiorentino di nascita, vissuto a Roma, istituì il primo oratorio e ispirò nuove forme di pietà popolare. Oltre che per l’umiltà, è famoso per la capacità di educare.

Stanislao Kostka (1548-1572). Compatrono della gioventù studentesca. Figlio di un principe polacco, fuggì dalla famiglia per farsi novizio gesuita a Roma, dove morì di malaria a 24 anni. È patrono anche dei novizi gesuiti.

Raffaele arcangelo. È il patrono dei giovani che lasciano la casa per la prima volta. È uno dei tre arcangeli maggiori, con Michele e Gabriele, ed è detto l’Accompagnatore, perché accompagnò il giovane Tobia.

di Enzo Caffarelli

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