Così giocava papa Francesco da bambino

21 Gennaio 2016 Mondo di Francesco, News

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Credit Getty Images

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Li accarezza, li abbraccia e si lascia abbracciare, sorride loro e, quando può, ci scherza anche: il rapporto di papa Francesco con i bambini, improntato alla gioiosità e alla tenerezza, ci scalda il cuore. Basta ripensare alla dolcezza con cui, due settimane fa, ha distribuito sorrisi e buffetti sulla guancia ai fratellini e alle sorelline dei neonati che stava battezzando nella Cappella Sistina.

Con i bambini, insomma, Francesco ha un rapporto privilegiato: «I bambini portano vita, allegria, speranza, anche guai. Certamente portano anche preoccupazioni e, a volte, tanti problemi; ma è meglio una società con queste preoccupazioni e questi problemi che una società triste e grigia perché è rimasta senza bambini», ha detto qualche tempo fa durante un’udienza generale. E, durante il viaggio pastorale in Molise, ha raccomandato alle mamme e ai papà presenti: «Genitori, perdete tempo a giocare con i vostri figli».

Quando lo sentiamo parlare in questo modo, ci viene spontaneo provare ad immaginare come sia stato Jorge Mario Bergoglio da bambino. Giocava con gli amichetti? O con i suoi genitori? E quali erano i suoi giochi preferiti? Partiamo da quest’ultima domanda perché, conoscendo la sua passione per il calcio, abbiamo sempre pensato che il suo passatempo preferito fosse giocare a calcio.

In realtà non è così.

O meglio, è vero che il piccolo Jorge Mario, sin dai tempi dell’asilo, si divertiva a tirar calci al pallone insieme ai suoi amichetti negli spazi verdi del quartiere, soprattutto nella Plazoleta Herminia Brumana, il parco che è a pochi passi dalla casa dei Bergoglio nel barrio Flores. Lui stesso ha raccontato che, quando era un po’ più grandicello, gli è capitato più volte di scappare da casa per andare a giocare a pallone.

In realtà, però, il gioco che piaceva di più al piccolo Jorge Mario era il basket. Ricordate con quale sorriso ha accolto la “lezione” della squadra dei mitici Harlem Globetrotters che, alla fine di un’udienza in piazza san Pietro, gli hanno insegnato a far ruotare il pallone sul dito della mano? La passione per il basket l’ha ereditata, probabilmente, da papà Mario che giocava nel San Lorenzo, la stessa società sportiva di cui fa parte anche la squadra di calcio che tutta la famiglia Bergoglio andava a vedere allo stadio.

E chissà che a fargli preferire il basket al calcio sia stata anche la mancanza di un vero talento calcistico: «A Buenos Aires, quelli che giocavano a calcio come me li chiamavano “pata dura”. Che vuol dire avere due gambe sinistre. Ma giocavo, facevo il portiere tante volte» ha raccontato al giornale olandese Straatnieuws.

Calcio o basket, quel che è certo che, da bambino, Francesco amava giocare per la strada con i suoi compagni e andarsene in giro per il quartiere. A volte gli capitava anche di assistere ad incontri di pugilato, o di andare al cinema a vedere i film dell’attrice argentina Tita Merello, ma più spesso usciva di casa per andare al campetto di calcio, organizzare il gioco per gli amici e poi rimanere a bordo campo per un altro dei suoi passatempi preferiti: la lettura.

Proprio così, fin da bambino a Jorge Mario Bergoglio è capitato di preferire un libro ad un gioco (conosciamo la sua passione per I Promessi Sposi e per la Divina Commedia), anche se gli piaceva di più leggere all’aria aperta, in compagnia degli amici, piuttosto che nel chiuso della sua stanza.

Anche a casa, tuttavia, il piccolo Jorge trovava il modo di trascorrere piacevolmente il tempo libero. Quando era solo, la sua attenzione si indirizzava verso i francobolli che amava collezionare, naturalmente senza nemmeno immaginare lontanamente che un giorno, tanti anni dopo, sarebbe stato lui il soggetto dei francobolli emessi dal Vaticano.

Quando, invece, nel fine settimana a casa c’era papà Mario che amava dedicare il tempo di riposo ai suoi figli, ecco che usciva dal cassetto un mazzo di carte: «Giocavo a briscola e ad altri giochi di carte con mio padre» ricorda ancora oggi papa Francesco. Che è stato né più né meno un bambino come tutti noi: «Era molto vivace, un diavoletto come tutti gli altri bambini. Lo ricordo che impara le tabelline e salta sulle scale» ha raccontato suor Martha, una delle religiose della scuola elementare frequentata dal piccolo Jorge, cui mamma Regina invece, lasciando i momenti di gioco al marito, nel tempo libero cercava di trasmettere al figlio la passione per la musica, facendo ascoltare a lui e a ai suoi fratelli le opere liriche alla radio.

di Tiziana Lupi

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