Corpus Domini: il Santo Padre lo celebra in una parrocchia di periferia a Roma

28 Giugno 2019 Parole e pensieri

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Credit Osservatore Romano

Casal Bertone è un quartiere di Roma a est del centro, stretto tra la via Tiburtina e la via Prenestina. È una periferia che non si arrende al degrado e che si propone un po’ come un paese dentro la città. Qui ci si conosce, ci si aiuta: a dispetto di tutto i legami familiari reggono e sono importanti per cementare la comunità.

Una comunità nel cuore dei pontefici: nei suoi 75 anni di vita la sua parrocchia di Santa Maria Consolatrice è stata visitata da più papi: nel 1964 arrivò Paolo VI, poi vennero Giovanni Paolo II nel 1995 e Benedetto XVI nel 2005…

Questa, anzi, fu la prima parrocchia romana visitata da Joseph Ratzinger dopo l’elezione a papa (e dunque vescovo di Roma): Santa Maria Consolatrice gli era stata affidata come “titolo” nel 1977, quando era stato creato cardinale da Paolo VI e infatti Benedetto XVI nell’omelia di quel 18 dicembre 2005 parlò di «ritorno a casa». 

Quest’anno ha deciso di venire qui anche papa Francesco.

Come l’anno scorso celebrò a Ostia i riti della solennità del Corpus Domini (la messa, la processione con il Santissimo Sacramento, cioè l’ostia consacrata che rappresenta la presenza di Cristo, e infine la benedizione eucaristica impartita con l’ostensorio che contiene il SS. Sacramento), anche quest’anno si è tenuto “fuori dal centro”, con una scelta che si può anche leggere come un omaggio, appunto, al Papa emerito.

Papa Bergoglio è arrivato a metà pomeriggio, atteso da tanta gente festosa, con i bambini della Prima Comunione in prima fila: il bianco dei loro abiti splendeva tra il grigio di alcuni palazzi.

Ai fedeli Francesco ha “donato” un’omelia intensa, costruita sulla “riscoperta” di «due verbi essenziali per la vita di ogni giorno: dire e dare», che corrispondono a due azioni: benedire e condividere.

Ha detto il Papa: «Benedire fa bene perché è trasformare la parola in dono. Quando si benedice non si fa qualcosa per sé, ma per gli altri. Benedire non è “dire belle parole”, non è usare parole di circostanza… No: è dire bene, dire con amore… Quante volte anche noi siamo stati benedetti, in chiesa o nelle nostre case! Siamo diventati benedetti il giorno del Battesimo  e alla fine di ogni messa veniamo benedetti… È triste vedere con quanta facilità oggi si fa il contrario: si maledice, si disprezza, si insulta. Presi da troppa frenesia, non ci si contiene e si sfoga rabbia su tutto e tutti. Spesso purtroppo chi grida di più e più forte, chi è più arrabbiato sembra avere ragione e raccogliere consenso. Non lasciamoci contagiare dall’arroganza, non lasciamoci invadere dall’amarezza».

Poi Francesco ha riflettuto sul verbo “dare”: «Gesù, dopo aver recitato la benedizione, dava il pane perché fosse distribuito, svelandone così il significato più bello: il pane non è solo prodotto di consumo, è mezzo di condivisione… Nel racconto della moltiplicazione dei pani non si parla mai di moltiplicare, ma di spezzare, dare, distribuire… Non si sottolinea la moltiplicazione, ma la “con/divisione”. Nel mondo si cerca sempre di aumentare i guadagni, di far lievitare i fatturati… Ma qual è il fine? Il dare o l’avere? Il condividere o l’accumulare? Non “avere” ma “dare” è il verbo di Gesù… Ciò che abbiamo porta frutto se lo diamo e non importa che sia poco o tanto. Quella di Dio è un’onnipotenza umile, fatta solo di amore, e l’amore fa grandi cose con le piccole cose».

«L’Eucaristia ce lo insegna: lì c’è Dio racchiuso in un pezzetto di pane… L’Eucaristia che riceviamo ci trasmette la mentalità di Dio e ci porta a dare noi stessi agli altri, è l’antidoto contro il “mi spiace, ma non mi riguarda”, contro il “non ho tempo, non posso, non è affare mio”. Contro il guardare dall’altra parte. Nella nostra città affamata di amore e di cura, che soffre di degrado e abbandono, davanti a tanti anziani soli, a famiglie in difficoltà, a giovani che stentano a guadagnarsi il pane e ad alimentare i sogni, il Signore ti dice: “Tu stesso da’ loro da mangiare”. E tu puoi rispondere: “Ho poco, non sono capace per queste cose”. Non è vero, il tuo poco è tanto agli occhi di Gesù se non lo tieni per te, se lo metti in gioco. Anche tu, mettiti in gioco».

Al termine della Messa, la processione con il Santissimo Sacramento è stata guidata dal cardinale vicario della diocesi di Roma, Angelo De Donatis. Il percorso, una camminata di circa un chilometro e 200 metri. si è svolto lungo strade segnate da murales, serrande chiuse, persone affacciate a finestre abbellite con drappi e fiori…

Infine l’arrivo nel campo sportivo della Pro Roma Calcio. Qui papa Francesco ha dato la benedizione eucaristica ai fedeli. Sullo sfondo all’improvviso si è sentito il rumore tagliente di un treno che passava veloce: un segno di questi tempi frenetici di oggi, dove però Gesù non smette di abitare la nostra vita.

PERCHE’ DA CARDINALE, PAPA BENEDETTO XVI “APPARTENEVA” A QUESTA PARROCCHIA?

Da sempre i cardinali devono essere “legati” al territorio di Roma. All’atto della nomina di un cardinale il Papa gli affida una chiesa della diocesi, detta “titolo cardinalizio” e questo “titolo”  dura tutta la vita. Questa assegnazione, dunque, è il segno concreto dell’aiuto che i cardinali devono garantire al Papa in quanto vescovo di Roma. Il titolo viene dato spesso sulla base dell’ordine religioso di appartenenza o del luogo di origine: ai cardinali francesi, per esempio, spetta il titolo di San Luigi dei Francesi; ai cardinali domenicani, invece. i titoli di Santa Sabina e San Clemente.

di Benedetta Capelli

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