Continuano le gite al mare offerte dal Papa ai poveri

9 agosto 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Altro che «Pugni chiusi e braccia conserte» il Papa vuole «mani operose e tese verso i poveri, verso la carne ferita del Signore». Francesco disse queste parole nella Messa per la prima Giornata Mondiale dei poveri, davanti a una moltitudine di vite ferite, di uomini con scelte sbagliate alle spalle, di volti segnati dalle fatiche della strada. Sono loro la spina dorsale del Pontificato di Bergoglio, il suo primo pensiero avuto in Cappella Sistina quando i cardinali scelsero lui come successore di Pietro.

Lo sa bene il neo cardinale Konrad Krajewski, l’Elemosiniere del Papa, che in questi giorni di grande afa non si ferma un momento ma anzi raddoppia gli sforzi perché a Roma alcune mense chiudono e si fa più fatica a sopravvivere sull’asfalto rovente. «Papa Francesco» racconta don Corrado «vuole che i poveri non siano mai abbandonati.

D’estate noi ci siamo, i nostri volontari si mettono sempre a disposizione e così il pronto soccorso della carità non chiude mai». Così, dice Krajewski «alle 7.30 del mattino, sotto il Colonnato di San Pietro, ci sono almeno 100 persone che vogliono fare la doccia.

È un impegno grande». Il lavoro dunque aumenta ma anche la risposta di tanta gente comune che ha deciso di dare una mano, distribuendo ad esempio il cibo nelle stazioni di sera almeno due volte a settimana. C’è poi una consuetudine, inaugurata ormai due anni fa, che si ripete: un bagno al mare con cena annessa, tutto offerto da Papa Francesco. 

«In questo periodo» ci racconta don Corrado «con il pulmino che abbiamo a disposizione accompagno una decina di ospiti del dormitorio di via dei Penitenzieri. Li prendo e li porto sulla spiaggia di Passoscuro, una località sul litorale romano». 

L’Elemosiniere mette a disposizione ogni cosa per rendere la piccola sortita al mare una vera e propria vacanza. Offre costumi da bagno, asciugamani e anche grandi teli per distendersi a prendere il sole sulla sabbia. «Il bello di questa esperienza è che possiamo creare un rapporto vero con le persone che portiamo al mare. È possibile parlare» spiega don Corrado «raccontarsi, rivelare cose della propria vita. Costruiamo una relazione vera e propria». È quello che desidera papa Francesco e che ha più volte spiegato perché aiutare un povero con l’elemosina non è dare «la semplice moneta offerta in fretta, senza guardare la persona e senza fermarsi» ma è invece «la capacità di fermarsi per guardare in faccia la persona che chiede aiuto». «La giornata» conclude l’Elemosiniere «finisce sempre in pizzeria dove andiamo presto verso le 19.30. Una volta sola abbiamo cambiato e siamo andati al ristorante cinese. Tutti hanno apprezzato… magari è un’esperienza da ripetere». Don Corrado ha sempre in testa mille idee per accarezzare queste vite segnate, per dimostrare il bene che la Chiesa vuole a chi è visto come uno scarto ma che è dentro il cuore grande di Papa Francesco.

di Benedetta Capelli

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