Cinque famiglie di profughi a pranzo da papa Francesco

17 Agosto 2016 Mondo di Francesco

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Credit Osservatore Romano

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La convivialità, il cibo, il piacere dello stare insieme a tavola sono uno dei cardini della vita di famiglia secondo papa Francesco: «Una famiglia che non mangia mai pasti insieme e a tavola non si parla o si guarda la televisione o lo smartphone è una famiglia poco famiglia», disse il Santo Padre durante un’udienza lo scorso novembre. E proprio questa settimana nel cuore dell’estate, con un’agenda ancora non troppo ricca di impegni, il Papa ha dimostrato ancora quanto sia importante per lui mangiare insieme. 

Così ha partecipato a ben due pranzi in compagnia, un po’ diversi dal solito: martedì 9 al convento delle suore di San Francesco di Cinolfo in Abruzzo, mentre due giorni dopo, proprio a casa sua, nella mensa di Santa Marta.

Qui il Pontefice ha accolto cinque famiglie di profughi siriani: 21 persone in tutto, di cui 19 di fede musulmana, un siro-ortodosso e un cattolico.

Si tratta dei rifugiati che Francesco ha voluto aiutare personalmente dopo la sua visita all’isola greca di Lesbo (crocevia dei migranti in fuga dalle guerre in Medioriente) dello scorso 16 aprile: 9 di loro erano proprio giunti in Italia viaggiando sullo stesso aereo del Papa; gli altri, invece, sono arrivati in un secondo momento, a metà giugno. Il gruppo, accompagnato dai rappresentati della comunità di Sant’Egidio che si sta prendendo cura di loro, si è presentato a Santa Marta poco dopo mezzogiorno. Per loro lo staff aveva già apparecchiato una tavolata a ferro di cavallo: tovaglie e tovaglioli bianchi, piatti bianchi con un profilo blu e con il simbolo papale. 

Prima di iniziare a mangiare, Francesco naturalmente ha detto una preghiera «per questa famiglia affinché il Signore dia la pace nella nostra Terra»: una parentesi di riflessione profonda, prima di immergersi nell’atmosfera chiassosa, ma tranquilla, di un tipico pasto in famiglia.  

Il menù servito è stato molto semplice: penne al pomodoro come primo piatto, pesce per secondo e patatine fritte, che hanno fatto la gioia dei tanti bambini presenti. Infine la frutta: mele e pesche. Mentre da  bere c’erano acqua, Coca-Cola, Fanta e caraffe con succhi di frutta. 

Il Papa ha chiacchierato costantemente con i suoi ospiti, facendosi narrare le loro drammatiche storie e portando il suo conforto. Anche perché oggi queste persone hanno ritrovato la speranza di un futuro più sereno lontano dalla guerra che sta devastando il loro Paese.

Subito dopo il pranzo è arrivato anche il momento dello scambio dei regali. I bambini hanno donato a Francesco un album che raccoglie alcuni disegni che hanno fatto proprio per questa occasione. C’era anche quello di Masa, 8 anni e mezzo, che ha raffigurato il Papa come una farfalla: «Perché ci hai portato in salvo, verso la pace, sulle tue ali», ha spiegato la bimba a Francesco

Il Santo Padre a sua volta ha donato un pacchetto rosso con un giocattolo a ciascun bimbo. E così è stato letteralmente travolto dall’entusiasmo dei piccoli, che gli hanno strappato più di un sorriso. 

Il tempo di scambiare qualche altra battuta e, dopo circa un’ora e quaranta, è giunto il momento dei saluti. Il Pontefice ha ringraziato, dunque, i membri di Sant’Egidio e rincuorato i profughi: «Siete venuti senza sapere dove sareste andati». Ha, poi, confidato di essere rimasto colpito dalla gioia che stanno vivendo oggi queste famiglie.

E a pranzo con Francesco giovedì c’erano anche tre amici di Il mio Papa. Sono la biologa Nour e suo marito Hasan, insieme al loro piccolo Riad: vi avevamo raccontato la loro storia nel numero 23: «Abbiamo saputo di questo invito solamente il giorno prima: ci hanno telefonato dal Vaticano e ci hanno detto che il Papa ci avrebbe ospitato», spiega Nour. È stata questa la prima volta in cui hanno rivisto il Pontefice dopo quel viaggio insieme che da Lesbo li portò a Roma qualche mese fa. Aggiunge la donna: «Abbracciarlo di nuovo è stato bellissimo. E poi abbiamo anche avuto la fortuna di sederci di fianco a lui. Lo abbiamo ringraziato tanto per quello che ha fatto per noi perché ha cambiato le nostre vite».

Vite ritrovate, le loro: Nour, infatti, ha chiesto una borsa di studio all’università, mentre Hasan, che è un agronomo e architetto di giardini, proprio in questi giorni ha iniziato a lavorare. «Il Papa ci ha chiesto di raccontargli la storia della nostra fuga da Damasco, la capitale siriana dove vivevamo. Gli abbiamo spiegato come cristiani e musulmani lì hanno sempre convissuto, perché il nostro Dio è lo stesso. Oggi chi fa la guerra non rappresenta in alcun modo la nostra religione!», prosegue Nour. È felice, lo si capisce dalla voce squillante… Anche se non ci nasconde che durante il pranzo ha avuto un piccolo momento di imbarazzo: «Nostro figlio, Riad, ha 2 anni e non riusciva a stare fermo. Continuava a nascondersi sotto il tavolo e a giocare con il Papa. Lui per fortuna non se l’è presa, anzi si è divertito: ci ha detto di lasciargli fare quello che voleva!».

di Tiziana Lupi e Matteo Valsecchi

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