Castel Gandolfo, in visita nei giardini del Papa

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Per Giovanni Paolo II era la residenza estiva ufficiale; per Benedetto XVI quella in cui ha trascorso i primi mesi dopo le dimissioni. Con Francesco, invece, le Ville Pontificie di Castel Gandolfo, almeno per il momento, hanno decisamente cambiato funzione. Il Papa, infatti, finora si è recato nel paesino dei Castelli Romani solo tre volte dall’inizio del suo pontificato e sempre per visite brevi: il 23 marzo 2013, per andare a salutare il suo predecessore a dieci giorni dalla sua elezione; il 14 luglio per l’Angelus; il 15 agosto per la Messa dell’Assunzione. Non solo: Bergoglio ha anche deciso di aprire al pubblico il Giardino Barberini che, dal primo marzo scorso, mette in mostra le sue bellezze naturali e archeologiche durante le visite guidate che si susseguono al ritmo di (minimo) tre al giorno.

Benedetto XVI nei giardini di Castel Gandolfo  (credits: Getty Images)

Benedetto XVI nei giardini di Castel Gandolfo (credits: Getty Images)

Proprietà del papa dai “patti” del 1929
Il mio Papa è andato a visitarlo per voi: per poterlo raccontare a chi non ha la possibilità di recarvisi personalmente o per offrire qualche consiglio a chi, invece, ha già pensato di trascorrere un’ora e mezzo (tanto dura il tour) in un luogo ricco di natura, cultura spiritualità. Prima di tutto, però, un po’ di storia. I Patti Lateranensi, firmati nel 1929 tra l’Italia e la Santa Sede, riconoscevano a quest’ultima la proprietà del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo con le adiacenti Villa del Moro e Villa Cybo e obbligavano l’Italia a cederle anche “la Villa Barberini in Castel Gandolfo con tutte le dotazioni, attinenze e dipendenze”.

Pio XI volle anche un’azienda agricola
A tutto questo, Pio XI aggiunse l’acquisto di alcuni orti verso Albano per impiantarvi una piccola azienda agricola che, ancora oggi, fornisce prodotti alla Santa Sede. Complessivamente le Ville Pontificie hanno un’estensione di circa 55 ettari (undici in più dell’intera Città del Vaticano), di cui 30 tenuti a giardino e i restanti 25 destinati all’attività agricola.

Sostare davanti al Giardino delle Magnolie, nel quale spicca lo stemma di Pio XI (un’aquila nera in volo e tre palle rosse), camminare nei viali delle Rose, delle Erbe aromatiche, dei Lecci, ammirare i capolavori dell’arte topiaria (quella che consiste nel potare alberi e arbusti per dare loro una forma geometrica), affacciarsi al Belvedere dal quale, nei giorni di cielo sereno, si vede il mare, ha il sapore di un viaggio all’indietro nel tempo.

Perché tornano alla mente le immagini di Giovanni XXIII mentre passeggia per i viali in compagnia del fedele segretario personale Loris Capovilla; di Paolo VI, che trascorreva a Castel Gandolfo due mesi l’anno e che fu il primo a utilizzare l’elicottero per arrivarci più in fretta; di Giovanni Paolo II che prega nel Giardino della Madonnina, in quella che è una sorta di cappella naturale in cui fanno bella mostra di sé piante di hibiscus, nella varietà bianca e gialla (i colori della Città del Vaticano), appositamente creata e intitolata proprio a papa Wojtyla; di Benedetto XVI, che cammina con monsignor Georg Gaenswein nei giorni immediatamente successivi alla decisione di lasciare il trono di Pietro.

E il viaggio nel tempo e nel silenzio che avvolge il Giardino Barberini può andare ancora più indietro, molto più indietro. Le Ville Pontificie del complesso di Castel Gandolfo, infatti, sono state costruite sui resti di quella che era la sontuosa residenza di campagna dell’imperatore Domiziano; resti che sono visibili e che costituiscono uno degli aspetti più interessanti della visita. C’è, per esempio, il teatro: costruito per un uso privato dell’imperatore, poteva ospitare fino a cento persone. Insieme con le gradinate, durante la visita è possibile vedere quello che resta dei camerini degli attori, le tavolozze in terracotta sulle pareti con le riproduzioni degli spettacoli (le locandine di oggi), i frammenti dei marmi che ornavano la costruzione. Al tempo di Domiziano risale anche il criptoportico che, molto prima dei pontefici, ha visto passeggiare al coperto proprio l’imperatore che, nei 300 metri originari (oggi ne rimangono 120), si metteva al riparo dal maltempo e da sguardi indiscreti.

Il giardino Barberini? Un viaggio all’estero 
Da tutto ciò risulta evidente come quella al Giardino Barberini di Castel Gandolfo sia una visita che propone più itinerari – naturalistico, archeologico e spirituale – strettamente legati tra loro. Sceglierne uno significa percorrere anche gli altri ed è questo che rende l’ora e mezzo trascorsa in questi viali un’esperienza unica. Vissuta, tra l’altro, in uno Stato estero perché tutta la residenza di Castel Gandolfo gode dell’extraterritorialità, allo stesso modo della Città del Vaticano: «Il Papa è un capo di Stato a tutti gli effetti», ricorda il direttore delle Ville Pontificie Osvaldo Gianoli, che non ha perso le speranze di vedere, un giorno, Francesco passeggiare per i giardini: «Anche se chiamasse domani, noi saremmo già pronti a ospitarlo».

 (credits: Getty Images)

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Auto, treno o autobus: come arrivarci
Le Ville Pontificie di Castel Gandolfo distano 24 km da Roma e sono raggiungibili in autobus, treno e auto. Gli autobus partono dal Terminal Linee Cotral (al capolinea di Anagnina della Metro A): bisogna scendere alla fermata di Castel Gandolfo e seguire per il centro del paese (10 minuti a piedi). In treno, la linea è quella Roma – Albano, che parte dalla Stazione Termini: scendendo alla stazione di Albano, seguire per il centro del paese (circa 15 minuti a piedi). In auto, infine, bisogna percorrere la via Appia Nuova in uscita da Roma per Castel Gandolfo. A seconda del parcheggio (ve ne sono anche di gratuiti), la strada a piedi varia dai 5 ai 15 minuti.

Un solo biglietto per ville e musei
La visita al Giardino Barberini è resa possibile dalla collaborazione tra le Ville Pontificie e i Musei Vaticani. La visita, per singoli o gruppi fino a 25 persone e della durata di un’ora e mezzo, costa 26 euro (per persona) ed è possibile abbinarla a quella dei Musei Vaticani con un biglietto unico (42 euro, ridotto 34).

Il Giardino Barberini è aperto dal lunedì al sabato; le lingue disponibili per la guida (obbligatoria) sono l’italiano e l’inglese e, su richiesta, francese, tedesco e spagnolo. La visita, per ora, è sconsigliata alle persone in sedia a rotelle perché, essendo l’iniziativa molto recente, la struttura non è ancora dotata di servizi igienici per disabili.

di Tiziana Lupi

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