Caserta tra giovani e solidarietà

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(credits: Getty Images)

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Alla soglia dei 35 anni, don Alfonso De Cristofaro ha appena festeggiato il suo primo anniversario di ordinazione sacerdotale. Prima lavorava in banca ed era impegnato in parrocchia, con una famiglia agiata alle spalle. Tuttavia, ricorda, «iniziavo a percepire un vuoto, un senso di insoddisfazione: la mia vita, che agli occhi dei miei coetanei risultava pienamente realizzata, cominciò a non bastarmi più».

«Ho perso mio padre» spiega «nel mezzo dell’adolescenza: un’assenza dolorosa riempita dalla presenza paterna di Dio. Ho scoperto che Gesù passava nella mia vita, nella mia storia, nei miei fallimenti».

Oggi il giovane sacerdote affianca un parroco novantenne in due comunità della diocesi di Teano-Calvi: «Sono viceparroco in due piccole chiese di periferia: san Pietro Apostolo, a Conca della Campania, e santi Filippo e Giacomo Apostoli a Vezzara, frazione di Conca. Mi sforzo di trovare nel frammento di queste realtà il tutto di Dio, il tutto che è Dio», racconta con entusiasmo «senza dimenticare le periferie esistenziali nascoste, silenziose, che nessuno nota. Le mie parrocchie portano il peso dei limiti geografici, della povertà, della mancanza di lavoro per i giovani. Attraverso il mio ministero sto cercando di trasmettere l’amore di Dio per ciascuno, la sua dolcezza, la sua scelta di stare in mezzo ai poveri».

Quell’incontro con il Pontefice
Don Alfonso, oltre a presiedere i riti liturgici, si occupa della formazione dei giovani, non solo dal punto di vista spirituale, ma anche da quello culturale: «Credo che le nuove generazioni possano trovare nella Chiesa le risposte e anche le domande essenziali per la loro crescita».

A loro parla anche di papa Francesco, che ha incontrato quando era ancora diacono durante la Messa con la celebrazione dei battesimi di alcuni bambini: «Sono stato chiamato a officiare accanto a lui: un uomo semplice e pieno di Dio. Allo scambio della  pace, gli ho detto: “Grazie, Padre, per quello che sta facendo per la Chiesa!” e lui, in risposta, mi strinse fortissimo».

Per il giovane prete papa Bergoglio «esprime, attraverso la sua penna, la sua voce, i suoi gesti diretti e radicali, il suo cuore, la logica dell’incarnazione: l’Infinito e l’Eterno che diventano fragilità e tremore di bambino»

Questa è Conca della Campania
Paese agricolo, forse ha preso il suo nome proprio dalla posizione geografica. Per gli antichi storici greci, primi abitanti di queste terre furono gli Ausoni. Antico possesso dell’Abbazia di Montecassino, nell’884 subì le incursioni dei Saraceni. Da non perdere la Collegiata di San Pietro, chiesa che risale alla seconda metà del XV secolo, e il castello, costruito prima del X secolo e trasformato nel Cinquecento da fortezza a palazzo residenziale.

Al suo interno risulta ancora ben conservata la cappella ottocentesca, decorata sulla parete dell’altare da due medaglioni in stucco che raffigurano i santi Vincenzo e Domenico. Presso l’altare maggiore,poi, una nicchia custodisce la statua della Madonna della Libera, realizzata in cedro del Libano. Purtroppo il centro storico porta ancora i segni dei danni subiti per il terremoto del maggio ’84.

di Laura Badaracchi

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