Casa Santa Marta, la giornata di Francesco

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Casa Santa Marta è stata voluta da papa Wojtyla nel 1992. Per accedervi si passa attraverso la Porta del Perugino, uno degli ingressi laterali del Vaticano (credits: Getty Images)

Casa Santa Marta è stata voluta da papa Wojtyla nel 1992. Per accedervi si passa attraverso la Porta del Perugino, uno degli ingressi laterali del Vaticano (credits: Getty Images)

Papa Francesco l’ha soprannominata “il convitto”, come una qualsiasi casa per religiosi. Domus Sanctae Marthae, o più semplicemente Casa Santa Marta, è diventata il suo alloggio. Appena eletto, infatti, fece un sopralluogo nell’appartamento al terzo piano del Palazzo Apostolico, ma rimase quasi scioccato: «L’appartamento pontificio nel Palazzo Apostolico è come un imbuto al rovescio. È grande e spazioso, ma l’ingresso è davvero stretto. Si entra con il contagocce e io no, senza gente non posso vivere», ha svelato Bergoglio in un’intervista. Perciò ha deciso di rimanere a Santa Marta. «Se vivessi da solo, forse un po’ isolato, non mi farebbe bene», ha spiegato Francesco a una ragazzina che gli chiedeva perché aveva rifiutato il Palazzo Apostolico. «Questa domanda me l’ha fatta un professore: “Ma perché lei non va ad abitare là?”. Io ho risposto: “Ma, mi senta, professore: per motivi psichiatrici”. È la mia personalità».

Nella casa 40 laici e sei suore
Per accedere a Casa Santa Marta conviene entrare in Vaticano dalla Porta del Perugino. Un ingresso laterale, utilizzato spesso anche dai fornitori. Si scende una strada ripida: arrivati in fondo ci si trova davanti i distributori di benzina e sulla destra una piazzetta, detta appunto Santa Marta. Inizialmente era stata vietata la sosta delle auto nei dintorni della residenza del Papa. Ma Francesco, saputi i disagi che creava questo divieto, ha chiesto che venisse ripristinato il parcheggio. Di fronte alla porta, però, sono state messe due guardie svizzere. La finestra della stanza 201, abitata dal Papa, si riconosce già dall’esterno: è quella centrale, al secondo piano, sovrastata dalle bandiere vaticane.

Due porte scorrevoli di vetro danno accesso all’interno della casa. Ci si trova immediatamente in un grande ingresso, una sorta di hall di un albergo, con poltrone e divani. In fondo il bancone della reception. Non va dimenticato che Santa Marta è una residenza anche per sacerdoti e vescovi di passaggio. In reception c’è Harmony, una bella ragazza con capelli e occhi scuri fidanzata con Alessandro, un gendarme vaticano. Harmony è una vera fan di papa Francesco: ricorda con commozione la delicatezza e la vicinanza del Pontefice quando il suo fidanzato ha subito un complesso intervento chirurgico.

I dipendenti che lavorano a Casa Santa Marta sono una quarantina, in gran parte laici, più sei suore delle Figlie della carità di san Vincenzo de’ Paoli. La casa è diretta da monsignor Battista Ricca, che è anche prelato dello Ior, la banca vaticana. In fondo alla hall si accede alla cappella, dove ogni mattina alle 7 Francesco celebra la Messa. Ricavata in uno spazio piuttosto ridotto, la cappella, disegnata dall’architetto statunitense Louis Astorino, ha forma triangolare. Anche le decorazioni sono triangolari, metafora della Santissima Trinità. La Chiesa non a caso è dedicata allo Spirito Santo. Può contenere fino a 170 persone, di cui 120 sedute. L’interno è elegante, con il pavimento di marmo e le sedie di legno, ma sobrio e senza eccessi. Dalle finestre si intravvedono i resti delle Mura Leonine. Per il suo compleanno, il 17 dicembre, racconta Anna, una delle addette alla sacrestia, avevano regalato a Francesco una bellissima casula (la veste dei preti, ndr) tutta decorata per celebrare la Messa, ma lui ha chiesto di donarla a qualche sacerdote povero.

Zuppe, verdure e tanti dolci
Dal piano terra si accede alla sala da pranzo. È molto luminosa, i tavoli sono tondi e sulla parete in fondo campeggia un grande crocifisso. Inizialmente il tavolo del Papa era stato posto al centro della sala. Ma ogni volta che Francesco entrava e usciva tutti i presenti, come segno di rispetto, si alzavano. Per evitare di arrecare disturbo ha chiesto che il suo tavolo fosse messo in un angolo, subito a sinistra dell’ingresso, in posizione un po’ più defilata. A ogni pasto gli cambiavano anche il tovagliolo. Ma gli appariva uno spreco. Perciò ha chiesto che, come agli altri ospiti, gli venisse sostituito solo un paio di volte a settimana. Ora lo conserva in una busta con ricamato il suo nome: “P. Francesco”.

I pasti sono alle 13 e alle 20. Bergoglio non chiede mai nulla di particolare, racconta Gabriele, uno dei cinque cuochi che lavorano in cucina. Predilige le zuppe e le verdure. Ama i dolci. Un giorno, racconta Aldo Maria Valli nel suo Con Francesco a Santa Marta (Ancora Editrice) Francesco avrebbe suggerito di non buttare via l’acqua della cicoria perché è buona e fa bene. Il Pontefice insomma è di gusti davvero semplici.Dopo pranzo si reca in camera per un riposo pomeridiano. Non ha problemi a prendere l’ascensore con gli altri ospiti della casa. Una volta, racconta una domestica, le cameriere erano in ascensore con scope e secchi per lavare. Si aprono le porte al secondo piano e compare il Papa; le donne fanno per uscire lasciando il posto a Francesco e lui, molto semplicemente: «No, no. Restate. Ci stringiamo un po’ e ci stiamo tutti».

Un’umiltà che ha conquistato tutti nella casa: Flora, la filippina che gli rifà la stanza e Gabriele, il magazziniere; Patrizia, che lavora nella lavanderia e stireria e Alessandro, che tiene in efficienza gli impianti idraulici ed elettrici. Una grande borsa, due volte al giorno, a mezzogiorno e alle sei, fa la spola dal Palazzo Apostolico a Santa Marta, portata dai gendarmi. Ci sono i documenti di ufficio che Francesco studia nella sua stanza. È la semplicità di una vita comune a quella di tanti preti. Così Casa Santa Marta diventa un modello per tutta la Chiesa.

Curiosità: Cinque piani, una chiesa e quattro anni di lavori
Il nome deriva dal Pontificium Hospitium Sanctae Marthae, edificato nel 1891 per volontà di papa Leone XIII come residenza per  sacerdoti, religiosi e vescovi. Nel 1992 Giovanni Paolo II lo fece abbattere per costruire, al suo posto, un edificio molto più grande e funzionale che aveva come scopo principale quello di accogliere i cardinali durante il Conclave. Wojtyla aveva ben presente il ricordo dei due conclavi ai quali aveva partecipato nel 1978 quando i 111 cardinali elettori dovettero stiparsi in celle di fortuna intorno alla Sistina, senza acqua corrente, né aria condizionata o riscaldamento. Per il progetto fu chiamato dagli Stati Uniti l’architetto Louis Astorino di Pittsburgh che disegnò un edificio di cinque piani con annessa una cappella. I lavori durarono quattro anni.

Appartamento 201: due locali e uno studio
A Casa Santa Marta ci sono 105 suite, 26 stanze singole e un appartamento di rappresentanza. Durante il Conclave al cardinale Jorge Mario Bergoglio era toccata in sorte la camera numero 207. Una volta eletto, papa Francesco si è trasferito nell’appartamento 201. E non ha più “traslocato”. Si tratta di una suite di una cinquantina di metri quadrati, che si trova al secondo piano e si affaccia su una piazzetta che conduce all’ingresso posteriore della Basilica di San Pietro. È composta da un salottino, con due poltrone, un divano, una libreria, una scrivania e il crocifisso. Lo stile è decisamente sobrio e misurato. Accanto al salottino si apre la camera da letto: c’è un armadio, un tavolino e un letto di legno scuro. Per poter ricevere più agevolmente gli ospiti e per avere più spazio di lavoro, al Papa è stata data anche la stanza accanto che utilizza come vero e proprio studio. Fuori della porta stazionano guardie svizzere e gendarmi. Ma il Pontefice ama girare liberamente per tutta la residenza.

di Ignazio Ingrao

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