Casa Santa Marta, ecco dove vive il Papa

10 marzo 2014 Mondo di Francesco

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Papa Francesco nella sua sala da pranzo con alcuni ospiti (Credits: Corbis Images)

Papa Francesco nella sua sala da pranzo con alcuni ospiti (Credits: Corbis Images)

 

Non posso vivere da solo, non mi farebbe bene. A un professore che mi ha chiesto questo, ho risposto: “Mi senta, non posso andare a stare lì per motivi psichiatrici: è la mia personalità”». “Lì” è lo storico appartamento papale al terzo piano del Palazzo Apostolico, dove i pontefici hanno vissuto per più di 140 anni. Papa Francesco ha deciso di non farlo. Ha scelto di abitare in Casa Santa Marta, l’“albergo” dove ha soggiornato durante il Conclave. È una rivoluzione che il Santo Padre ha spiegato al mondo (e alla studentessa di una scuola elementare dei gesuiti che gli aveva domandato “Come mai?”) con un sorriso e queste poche, semplici parole. In Casa Santa Marta, papa Francesco ha trovato una comunità con cui condividere i suoi giorni, fatti di cose semplici, di atteggiamenti umanissimi, che destano ancora grande stupore. Com’è, dunque, la nuova residenza del Pontefice? Visitiamola insieme. Per arrivarci, si può entrare nella Città del Vaticano dall’ingresso del Petriano, in piazza Sant’Uffizio. Si procede quindi dritto e, superato un punto di controllo della gendarmeria vaticana, si entra in piazza Santa Marta: il grande edificio sulla sinistra, oggi transennato e vigilato, è la Casa, nota anche con il nome latino Domus Sanctae Marthae, e dedicata a Marta di Betania, simbolo di laboriosità.

Un edificio voluto da papa Wojtyla

Il palazzo che vediamo oggi è stato costruito dove dall’Ottocento sorgeva un ospizio per malati e pellegrini. La decisione di “rinnovare” la Casa e trasformarla – con un intervento realizzato fra il 1992 e il 1996 – in questo complesso di cinque piani fu presa da papa Giovanni Paolo II, per migliorare le condizioni di alloggio dei cardinali durante i Conclavi per le elezioni del papa. Tradizione voleva, infatti, che i cardinali elettori dormissero in locali di fortuna ricavati nel Palazzo Apostolico. Sistemazioni spartane, dove un lenzuolo appeso a una corda poteva fare da muro. Papa Wojtyla, dunque, decise di fare una piccola rivoluzione: l’antico ospizio sarebbe diventato l’alloggio dei cardinali in Conclave e, nel resto del tempo, una foresteria per prelati e ospiti della Città del Vaticano. Ora, però, è il momento di entrare. Scendendo due scale di marmo si arriva in un atrio vasto e luminoso. Teniamo alle spalle le scale: sulla sinistra ecco alcuni salottini; a destra, invece, si apre un’ampia sala da pranzo, con le cucine vicine. In fondo alla hall, sulla sinistra, c’è la cappella nella quale il Santo Padre celebra la messa tutti i giorni alle 7.

La sveglia del papa è puntata alle 5

Papa Bergoglio è molto mattiniero. La sua sveglia suona poco prima delle 5, nella sua stanza: la 201, al secondo piano. È una piccola suite (non supera i 50 metri quadrati), preparata per lui. Appena eletto, però, il Pontefice preferì fermarsi nella stanza 207, l’alloggio che per sorteggio gli era stato assegnato all’arrivo a Roma per il Conclave. Avrebbe cambiato “casa” solo dopo alcuni giorni. Giunti al secondo piano, uscendo dall’ascensore si procede per qualche metro verso sinistra. La porta dell’appartamento papale si riconosce immediatamente: di fronte, infatti, stazionano giorno e notte due guardie svizzere; a pochi passi, lungo il corridoio, ci sono alcune sedie su cui attendere che la porta si apra. Varcata la soglia, si è già nel salottino dove Francesco solitamente riceve o lavora con i segretari durante il pomeriggio. Le ampie finestre danno proprio sulla piazza, così la bandiera vaticana che sventola sulla facciata della Casa può fare da bussola per capire dove vive il Papa. per tutti ci sono un sorriso e una parola.

Per tutti ci sono un  sorriso e una parola

A destra del salottino una porta scorrevole introduce nella stanza da letto. Una porta scorrevole a sinistra, invece, porta allo studio del Pontefice. Tutto è di grande semplicità, nello stile della Chiesa povera che Francesco ama e desidera. Nello studio, per esempio, sono presenti due mobiletti. In uno sono conservati i documenti di lavoro; nell’altro, lettere e note con le segnalazioni per Francesco sono “custodite” da una statuina in legno di san Giuseppe e da un’immagine di santa Teresa di Lisieux, ai quali il Santo Padre è molto devoto. Abbiamo detto che il Papa è decisamente mattiniero. Al risveglio si dedica a un’ora di preghiera, cui segue la celebrazione della messa nella cappella annessa a Santa Marta. Dedicata allo Spirito Santo e progettata dall’architetto americano Louis Astorino, la cappella è esterna alla Casa, stretta fra l’edificio e le Mura Leonine che cingono il Vaticano. Al termine della messa, tolti i paramenti, il Papa va tra i fedeli e siede su una sedia verso il lato sinistro dell’aula: sono minuti di meditazione. Quindi, fuori dalla cappella, il Papa incontra i fedeli che hanno partecipato alla funzione. Per ognuno c’è un sorriso, una battuta, una stretta di mano o una foto, e non mancano i consigli o la promessa di leggere un libro appena ricevuto in regalo. A tutti, però, Francesco raccomanda di pregare per lui.

Una giornata di lavoro e preghiera

Dopo la colazione, fatta con gli altri ospiti di Casa Santa Marta, arriva il momento del lavoro. L’agenda è piena di impegni. Molti incontri si svolgono nell’ufficio al Palazzo Apostolico: qui il Pontefice spesso arriva a bordo della Ford Focus blu con cui il 14 novembre 2013 andò al palazzo del Quirinale, in visita al  residente Giorgio Napolitano. A pranzo, si rientra in Santa Marta. Dopo mangiato, il Santo Padre si concede un breve riposo, quindi prende un caffè al distributore automatico e ricomincia a lavorare. La cena arriva alle 20, ed è seguita dalla preghiera e dall’adorazione del Santissimo, «davanti al quale», ha  ammesso Francesco, «è capitato pure di addormentarmi per la stanchezza. Ma Lui, Gesù, mi capisce e sento tanto conforto quando mi guarda».

di Benedetta Capelli

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