Casa Betesda, un rifugio per poveri e migranti

30 Luglio 2014 Fare del Bene

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(credits: Getty Images)

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Quando non hai una casa dove tornare la sera, ti senti smarrito, sia tu italiano o straniero. A chi ha  perso tutto e non sa dove andare, allora, Casa Betesda offre un tetto temporaneo. Casa Betesda è una comunità di prima accoglienza attiva a Fermo, nelle Marche, dal 2006.

«Il nome viene dalla piscina nel tempio di Gerusalemme dove Gesù guarì un paralitico, come racconta il Vangelo di Giovanni», spiega suor Paola Di Fazio. Lei fa parte delle Piccole sorelle Jesus Caritas, una congregazione nata seguendo il carisma di Charles de Foucauld, religioso francese morto nel 1916 e beatificato da Benedetto XVI. Le consacrate svolgono la loro missione accanto ai poveri e ai migranti nell’arcidiocesi di Fermo. E sono impegnate in prima linea a Betesda, «che vuol dire “casa di misericordia” e vuole essere il segno di una carità che va oltre le necessità e si apre all’accoglienza dell’altro in senso materiale, umano e spirituale», aggiunge suor Paola.

Sono state accolte centinaia di persone
Casa Betesda ha accolto – a turno: i letti sono dodici – centinaia di residenti nella zona. Un terzo delle persone passate qui è di origine italiana; poi sono numerosi gli africani provenienti da diversi Paesi (principalmente Nigeria, Senegal e Camerun), e non mancano infine esteuropei e pakistani… «I problemi più urgenti sono quelli dell’abitazione e del lavoro, ma le richieste sono le più disparate. Noi cerchiamo di dare risposte concrete attivando collaborazioni sul territorio e una rete di sostegno», riferisce suor Paola, spiegando che «gli amici ospitati non hanno solo un pasto caldo e un letto, ma un clima familiare dove possono trovare l’aiuto per poter essere inseriti nel tessuto sociale e diventare autonomi in pochi mesi».

La struttura è sostenuta dalla onlus Bet, attiva ormai da diversi anni nel Fermano, dove Casa Betesda è stato il primo centro accoglienza del genere. «Questa è la casa dove ognuno cerca di ritrovare quel coraggio e quella speranza che le difficoltà e gli avvenimenti di un’esistenza difficile possono avere distrutto anche completamente», conclude la religiosa. «È il luogo dove, con affetto fraterno, si stimolano e talvolta si spronano sentimenti ormai quasi sepolti, perché l’uomo e la donna ritrovino la loro dignità profonda e la gioia di tornare a vivere». Una missione che il motto latino dell’associazione sintetizza così: Suscipit hic pietas quos abiecere parentes, cioè “qui la pietà accoglie quelli che i genitori hanno abbandonato”.

Associazione Bet onlus
via Giovanni da Palestrina 21
63900, Fermo
Telefono 0734 224548
Posta elettronica: betesda10@vodafone.it
Sito web: betonlus.altervista.org/blog/
Per devolvere il 5×1000: codice fiscale 90048320445

di Laura Badaracchi

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