Candelora: la festa che accende la nostra fede

6 Febbraio 2019 News

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Credit Osservatore Romano

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La luce delle candele illumina la basilica di San Pietro a ricordo di Gesù, “luce del mondo”, portato al Tempio da Maria e Giuseppe 40 giorni dopo la sua nascita. La festa della Presentazione del Signore, descritta dal Vangelo di Luca, è popolarmente detta “Candelora”. Si tratta di un momento di passaggio che apre il cammino della Chiesa verso Pasqua, ma sancisce, secondo vari detti, l’arrivederci all’inverno. (“A la Candelora de l’inverna semm foera” si recita a Milano e vuol dire che alla Candelora siamo usciti dall’inverno). Dal 1997, San Giovanni Paolo II istituì il 2 febbraio, la Giornata per la Vita Consacrata per valorizzare la testimonianza di chi ha scelto di diventare religioso e rinnovare il proprio sì a Dio.

 Prima della messa, nell’atrio della basilica vaticana, Francesco benedice le candele. La processione all’interno di San Pietro segna il passaggio dal buio alla luce, il momento in cui Gesù entra nella vita dei tanti consacrati presenti e cambia le scelte, le priorità, fa dell’amore per Lui la prima vera cosa che conta. 

Papa Bergoglio lo ricorda nella sua omelia, parlando dell’incontro di ogni giorno con il Signore, «fonte» di amore; un fiore che «sboccia e fiorisce nella Chiesa» ma che «se si isola appassisce, ristagna quando si cammina da soli, quando si resta fissati al passato o si butta in avanti per cercare di sopravvivere». Nella riflessione del Pontefice c’è un costante richiamo alla concretezza per non far appassire la chiamata del Signore: «la preghiera quotidiana, la Messa, la Confessione, una carità vera, la Parola di Dio ogni giorno, la prossimità, soprattutto ai più bisognosi, spiritualmente o corporalmente». Pratiche che se fatte con amore, sottolinea il Papa, portano alle sorprese di Dio, «l’acqua della quotidianità si trasforma nel vino della novità e la vita, che sembra più vincolata, diventa in realtà più libera».
Parlando a braccio, papa Francesco porta come esempio la vita di una suora che «non aveva grandi luci, ma aveva la saggezza dell’obbedienza, della fedeltà» ed esorta a guardare a lei per non spaventarsi delle novità. 

L’invito molto chiaro del Santo Padre è di avere lo sguardo di Simeone, l’anziano che attende tutta la vita un segno da Dio e che nel Tempio riconosce il Bambino come Messia. «In lui trova il senso ultimo della vita. È la visione della vita consacrata, una visione semplice e profetica nella sua semplicità, dove si tiene il Signore davanti agli occhi e tra le mani, e non serve altro». E Francesco sottolinea: «Ecco la vita consacrata: lode che dà gioia al popolo di Dio, visione profetica che rivela quello che conta. Quand’è così fiorisce e diventa richiamo per tutti contro la mediocrità: contro i cali di quota nella vita spirituale, contro la tentazione di giocare al ribasso con Dio, contro l’adattamento a una vita comoda e mondana, contro il lamento, l’insoddisfazione e il piangersi addosso, contro l’abitudine al si fa quel che si può e al si è sempre fatto così: queste non sono frasi secondo Dio». 

Non è sopravvivenza, dice per chiarezza il Santo Padre, è vita nuova, «incontro vivo col Signore nel suo popolo. È chiamata all’obbedienza fedele di ogni giorno e alle sorprese inedite dello Spirito. È visione di quel che conta, abbracciare per avere la gioia: Gesù».

di Benedetta Capelli