Camminiamo con papa Francesco verso la Pasqua

23 Marzo 2016 Mondo di Francesco, News

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13 Palme ORCon la celebrazione della Domenica delle Palme e della Passione del Signore, la scorsa domenica è iniziata la Settimana Santa, quella cioè che ci condurrà alla Pasqua.

Come di consueto, papa Francesco l’ha celebrata a San Pietro, prima in piazza e poi sul sagrato della basilica. Il rito, infatti, prevede due parti. 

La prima, più festosa, ricorda l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e si svolge con la processione (guidata dal Pontefice e dai cardinali, con in mano i parmureli) verso l’obelisco nel cuore di piazza San Pietro. 

La seconda, invece, è la messa in cui il Vangelo ripercorre le ultime ore della vita di Gesù: l’Ultima Cena, l’arresto, la Passione, la crocifissione e la morte… Proprio per questa sua “seconda parte” la Domenica delle Palme è uno dei giorni in cui i paramenti liturgici sono rossi: è il colore del martirio.

Nell’omelia della messa, Francesco ha spiegato proprio il senso della celebrazione del giorno e delle due parti del rito. 

La prima parte è festosa, e dunque Francesco spiega: «Abbiamo fatto nostro l’entusiasmo della folla di Gerusalemme: agitando le palme e i rami di ulivo abbiamo espresso la lode e la gioia, il desiderio di ricevere Gesù che viene a noi. Sì, come è entrato a Gerusalemme, Egli desidera entrare nelle nostre città e nelle nostre vite».

Francesco prosegue dicendo che dobbiamo accogliere Gesù con lo stesso sentimento che trovò a Gerusalemme: «Niente poté fermare l’entusiasmo per l’ingresso di Gesù; niente ci impedisca di trovare in lui la fonte della nostra gioia, la gioia vera che rimane e dà la pace, perché solo Gesù ci salva dai lacci del peccato, della morte, della paura e della tristezza».

Dopo la gioia, però, per Gesù è arrivato il momento del dolore, che ha patito per la nostra salvezza. Francesco ha detto: «Il Signore non ci ha salvati con un ingresso trionfale o con potenti miracoli. Gesù svuotò se stesso: rinunciò alla gloria di Figlio di Dio e divenne figlio dell’uomo, per essere in tutto solidale con noi peccatori, lui che è senza peccato». 

E non è ancora tutto, perché non solo il Signore ha vissuto tra noi, ha ricordato il Papa, ma lo ha fatto in una condizione di servo: «Si è umiliato e l’abisso della sua umiliazione, che la Settimana Santa dimostra, sembra non avere fondo». 

Il primo gesto di quello che Francesco definisce “amore sino alla fine” è quello della lavanda dei piedi, un momento che ripercorreremo Giovedì Santo (il 24 marzo) nella messa in Coena Domini: «Gesù ci ha mostrato con l’esempio che abbiamo bisogno di essere raggiunti dal suo amore, che si china su di noi; non possiamo farne a meno, non possiamo amare senza farci prima amare da lui, senza sperimentare la sua sorprendente tenerezza e senza accettare che l’amore vero consiste nel servizio concreto».

Per Francesco non sono parole: lui ha dato l’esempio fin dall’inizio del pontificato proprio nella lavanda fatta a malati, detenuti e, quest’anno, ai profughi.

Il Papa ricorda che la lavanda dei piedi è solo l’inizio di quell’umiliazione di Gesù che si fa estrema nella Passione: Gesù viene tradito da Giuda, rinnegato da Pietro, subisce violenze atroci nel corpo e nello spirito, viene condannato a una morte dolorosa e infamante… E, sottolinea Francesco, «prova sulla sua pelle anche l’indifferenza, perché nessuno vuole assumersi la responsabilità del suo destino».

Per papa Bergoglio è un’indifferenza che ci riporta alle tragiche vicende dei migranti dei giorni nostri: «Penso a tanta gente, a tanti emarginati, profughi, rifugiati, del cui destino molti non vogliono assumersi la responsabilità…», dice Francesco, e così carica la Settimana Santa di tutti noi di un significato particolare, perché siamo noi i primi a dover vedere in tutti quelli che soffrono il volto di Gesù.

Per non dimenticarlo il Papa esorta a guardare il Crocifisso: «È la “cattedra di Dio”», dice, «e v’invito, soprattutto in questa settimana, a guardarla spesso per imparare l’amore umile, che salva e dà la vita, per rinunciare all’egoismo, alla ricerca di potere e fama».

Dopo la messa, Francesco ha recitato l’Angelus e ha ricordato che in questa Domenica delle Palme si è celebrata anche la Giornata della Gioventù, che avrà la sua celebrazione mondiale il prossimo luglio a Cracovia, in Polonia. Infine, ha fatto un regalo di Pasqua in anticipo a cinque bambini che erano in piazza per assistere alla celebrazione: voltate pagina e vedrete che cosa è successo!

 PASQUA SI AVVICINA. I CONSIGLI DEL PARROCO PER PREPARARSI AL MEGLIO

Don Massimiliano Nazio (nel tondo) ha 51 anni,è sacerdote da 15, e da due anni e mezzo è parroco a San Giovanni Battista de La Salle a Roma: quanti fedeli ha accompagnato alla Pasqua… Ecco i suoi consigli semplici, ma da non dimenticare, per prepararci al meglio alla Pasqua.

La Pasqua è la vittoria di Cristo sul peccato: confessiamoci con gioia per gustare la misericordia del Signore.

Il digiuno quaresimale (venerdì un solo pasto o pane e acqua) è per donare ciò che si risparmia ai poveri, ma è bene digiunare anche da tv, smartphone e computer per dare più tempo alla preghiera.

La Pasqua è l’incontro per eccellenza con il Signore e allora partecipiamo alle celebrazioni fondamentali: la Messa in Coena Domini, l’Adorazione della Croce nel Venerdì Santo, la Veglia del Sabato Santo, per incontrare Gesù risorto il mattino di Pasqua come Maria Maddalena.

A Pasqua le prime parole che Gesù rivolge ai discepoli sono “Pace a voi”. Ecco, la sua pace ci riconcili con gli altri e con noi stessi.

La Pasqua è l’inizio della vita nuova. Regalando un uovo ai bambini spieghiamo che la vita racchiusa nell’involucro va custodita come la nuova vita che Gesù ci regala a ogni Pasqua.

di Tiziana Lupi

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