Avvicinarsi al matrimonio nello spirito di Francesco

20 Maggio 2016 Gente di Francesco, News

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Credit Osservatore Romano

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Sarà anche vero che, come dice il  proverbio, “sposa bagnata sposa fortunata”, ma sono i mesi a cavallo tra primavera ed estate quelli che la maggior parte dei fidanzati sceglie per pronunciare il fatidico “sì”. Maggio e giugno in particolare che sono anche quelli in cui nelle parrocchie si celebrano le Prime Comunioni e, spesso, le Cresime.

In questo periodo, a molti di noi potrà capitare di essere invitati a un matrimonio da una coppia di amici o di parenti perciò, per essere pienamente consapevoli di ciò a cui parteciperemo, proviamo a ripassare insieme il significato del matrimonio.

Come leggiamo nel Catechismo della Chiesa Cattolica il matrimonio è un Sacramento: “Il patto matrimoniale con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di Sacramento.

Dio stesso è l’autore del matrimonio”. Inoltre, come ci ricorda papa Francesco, in quanto Sacramento non coinvolge solo i due sposi ma l’intera Chiesa: «Non è semplicemente una cerimonia che si fa “in” chiesa, coi fiori, l’abito, le foto. Il matrimonio cristiano è un Sacramento che avviene “nella” Chiesa e che “fa” anche la Chiesa, dando inizio a una nuova comunità familiare». 

Alla base di questa “nuova comunità” c’è, naturalmente, l’amore che non è solo un sentimento, come siamo abituati a pensarlo, ma una relazione che cresce mano a mano: «Possiamo dire, a modo di esempio, che si costruisce come una casa. E la casa si costruisce assieme, non da soli!

La famiglia nasce da questo progetto d’amore che vuole crescere come si costruisce una casa». Una casa che sia solida e duri nel tempo: «Come l’amore di Dio è stabile e per sempre, così anche l’amore che fonda la famiglia vogliamo che sia stabile e per sempre» dice Francesco. Il Pontefice è ben consapevole delle difficoltà che incontrano oggi gli sposi ad affrontare una vita quotidiana che molto spesso rischia di minare le basi dell’unione.

Lui ci mette in guardia dal considerare un punto di arrivo il matrimonio che, invece, è un punto di partenza: «Chi pretende di volere tutto e subito, poi cede anche su tutto, e subito, alla prima difficoltà. L’alleanza d’amore tra l’uomo e la donna non si improvvisa. Non c’è il matrimonio express: bisogna lavorare sull’amore, l’alleanza dell’amore si impara e si affina. Stare insieme e sapersi amare per sempre è la sfida degli sposi cristiani. Un matrimonio non è riuscito solo se dura ma è importante la sua qualità». 

E qui non possiamo non ricordare le tre parole che, secondo Francesco, costituiscono la base per quel cammino paziente e affascinante che è il matrimonio: permesso, grazie e scusa. Quest’ultima, soprattutto, poiché che chi è sposato sa bene quanto sia facile litigare e quanto difficile, dopo, fare la pace, complici anche il nervosismo e l’orgoglio:

«È abituale litigare tra gli sposi. Gesù, che ci conosce bene, ci insegna un segreto: non finire mai una giornata senza chiedersi perdono, senza che la pace torni nella nostre case. Se impariamo a chiederci scusa e a perdonarci a vicenda, il matrimonio durerà, andrà avanti». Insomma, come abbiamo detto, il matrimonio è un punto di partenza.

E perché sia una partenza alla grande, il giorno del “sì” deve essere una grande festa. Attenzione, però, non un pranzo o una cena lussuosi come molti lo intendono: «È una festa cristiana, non mondana. È bene che il matrimonio sia sobrio e faccia risaltare ciò che è veramente importante» ammonisce Francesco. «Alcuni sono più preoccupati dei segni esteriori, del banchetto, delle fotografie, dei vestiti e dei fiori. Sono cose importanti in una festa ma solo se sono capaci di indicare il vero motivo della vostra gioia: la benedizione del Signore sul vostro amore».

COSI’ GLI SPOSI NOVELLI POSSONO PARTECIPARE ALL’UDIENZA GENERALE

Vi siete sposati e desiderate rinnovare le promesse nuziali, ricevendo la benedizione di Francesco? Potete farlo il mercoledì, durante l’udienza generale. Per partecipare (indossando gli abiti nuziali) è necessario inviare un fax di richiesta alla prefettura della Casa Pontificia al numero 06.69885863, specificando che si desidera prendere parte all’udienza come “novelli sposi”. È necessario indicare anche il giorno dell’udienza e allegare un certificato di matrimonio religioso (non devono essere passati più di tre mesi dalla celebrazione). Una volta ricevuta l’autorizzazione, bisognerà ritirare i biglietti (dalle ore 15.00 alle 19.00 del giorno precedente o dalle 7.00 alle 10.00 la mattina dell’udienza) presso il Portone di Bronzo che si trova alla fine del colonnato di destra (guardando la basilica di San Pietro). I biglietti, come per tutti i fedeli, sono gratuiti. Chi, invece, nel giorno del matrimonio desidera ricevere la pergamena con la benedizione di papa Francesco, può trovare informazioni e moduli sul sito www.elemosineria.va.

COSA SONO I CORSI PREMATRIMONIALI E QUANTO DURANO?

Prima di sposarsi, i due fidanzati devono seguire un corso di preparazione al matrimonio nella parrocchia di uno dei due, in cui si affrontano temi religiosi, etici e psicologici della coppia. Spesso con l’assistenza e la presenza di altre coppie già consolidate che raccontano la loro esperienza di vita. Premesso che modalità e durata dei corsi vengono decise in completa autonomia dai parroci, solitamente si tratta di una decina di incontri serali della durata di un’ora e con cadenza settimanale. Per venire incontro alle diverse esigenze delle coppie, però, tra un incontro e l’altro può passare anche più tempo (in certe occasioni si può arrivare anche a due settimane) o è possibile fare una sorta di “stage” di due o tre giorni consecutivi. Questo, per esempio, nel caso in cui uno dei due fidanzati lavori fuori città o addirittura all’estero: questa procedura veloce serve, dunque, per snellire le tempistiche. Ormai è diventata consuetudine fare il corso a ridosso della data fissata per il matrimonio, ma sarebbe meglio per la coppia prendersi un tempo maggiore per prepararsi, soprattutto per avere un maggiore discernimento in vista di un passo così importante, confrontandosi con il parroco e con altre coppie di fidanzati.

Quali documenti bisogna portare in parrocchia? Il “certificato di Battesimo uso matrimonio” (e nel caso non vi sia stata annotata la cresima, anche quello di Cresima) e il “certificato contestuale” (per lo stato libero civile). Per chi ha vissuto fuori dalla Diocesi serve anche il “certificato di Stato Libero Ecclesiastico”, una dichiarazione che si compie in parrocchia davanti a due testimoni. Ricordate, inoltre, che dopo la cerimonia gli sposi e i loro testimoni  di nozze devono sempre firmare il registro.

Cosa bisogna fare per sposarsi in una parrocchia non di appartenenza? Sarebbe meglio sposarsi nella parrocchia di uno dei due fidanzati. In caso contrario, il parroco che ha istruito le pratiche per il matrimonio deve rilasciare a quello della sede prescelta lo stato dei documenti che deve essere vidimato dalla Curia prima del passaggio di consegne.

Dove e quando si devono fare le pubblicazioni? Si espongono per otto giorni (di cui due domeniche) nelle parrocchie di entrambi gli sposi ed in quella eventualmente scelta per il matrimonio. Si espongono anche alla Casa Comunale. Dal termine delle pubblicazioni ci sono 180 giorni per sposarsi.

Cos’è la Posizione Matrimoniale? È un questionario con i dati anagrafici dei due fidanzati e con le risposte su alcuni temi su cui il parroco li interroga separatamente per accertarsi che non vi siano impedimenti o costrizioni al matrimonio, che essi credano nel matrimonio e nelle sue unicità e indissolubilità e che siano disposti ad accogliere i figli. In caso contrario, il matrimonio potrebbe essere dichiarato nullo.

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Bisogna confessarsi prima del matrimonio?

Dice il catechismo: “in quanto gesto sacramentale di santificazione, la celebrazione liturgica del matrimonio deve essere per sé valida, degna e fruttuosa. Conviene quindi che i futuri sposi si dispongano alla celebrazione ricevendo il sacramento della Penitenza”. 

di Tiziana Lupi

 

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