Assisi, sulle orme di San Francesco

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Assisi, 28 mila abitanti, si trova in  Umbria  vicino a Perugia. È la città in cui vissero e morirono San Francesco e Santa Chiara (credits: Getty Images)

Assisi, 28 mila abitanti, si trova in Umbria vicino a Perugia. È la città in cui vissero e morirono San Francesco e Santa Chiara (credits: Getty Images)

Situata alle pendici del monte Subasio, in Umbria, Assisi è la cittadina in cui nacque, visse e morì San Francesco, il Santo Patrono d’Italia. Da sempre luogo di pellegrinaggi, ha visto crescere in maniera esponenziale il numero dei fedeli che si recano a pregare nei luoghi del Santo dal momento dell’elezione di papa Francesco. Sono centinaia di migliaia le persone che si recano ad Assisi per ripercorrere le tappe della vita del “poverello”, per rivivere i momenti più importanti di un’esistenza spesa al servizio
della Croce.

Come ripercorrere la vita del santo
Ci sono diversi modi per visitare i luoghi di Francesco ad Assisi: c’è chi si limita a visitare quelli che si trovano all’interno della cittadina; chi sceglie di andare a vedere chiese e santuari situati a pochi chilometri dal centro umbro; chi, infine, prova a ripercorrere momento per momento la vita del Santo. Quest’ultima è la soluzione scelta anche in questo articolo, che vuole consigliarvi una sorta di itinerario cronologico sulle orme di San Francesco.

In quest’ottica, il pellegrinaggio ad Assisi non può che iniziare dall’Oratorio di San Francesco Piccolino, il luogo dove, secondo la tradizione, il santo nacque da Pietro Bernardone dei Moriconi e da Pica Bourlemont nel 1182 (sopra l’ingresso c’è scritto “Questo oratorio era la stalla di un bue e di un asino nella quale nacque San Francesco, specchio del mondo“. quasi a voler cercare una similitudine con la nascita di Gesù); seconda tappa, la cattedrale di San Rufino, dove la madre lo fece battezzare con il nome di Giovanni (all’interno della chiesa è visibile il fonte battesimale) prima che il padre decidesse di cambiarlo in Francesco, in onore della Francia che aveva fatto la sua fortuna di ricco mercante di stoffe.

Vicino all’Oratorio di San Francesco Piccolino c’è la Chiesa Nuova, costruita al posto di una più antica chiesetta medievale indicata dalla tradizione come la casa paterna del Santo, in cui è possibile pregare in quella che dovrebbe essere stata la camera di Francesco e visitare il “carcere” in cui Bernardone rinchiuse il figlio (per diversi giorni, prima che la madre lo liberasse) per punirlo della decisione di vivere in povertà piuttosto che seguire le suo orme di mercante.

Nella chiesa del “Cantico”
Non molto distante è la Basilica di Santa Chiara, uno dei luoghi essenziali del pellegrinaggio ad Assisi. Qui, infatti, non solo Francesco andò a scuola fino a quattordici anni e vi fu sepolto dalla morte (1226) fino al 1230 (quando la salma venne spostata nella Basilica a lui dedicata), ma vi è anche custodito il crocifisso originale che si trovava nella chiesa di San Damiano e che gli parlò, mentre pregava, nel 1205. Nella basilica, inoltre, è possibile pregare sulla tomba di Santa Chiara.

Abbiamo citato San Damiano ed è proprio in questa chiesa, immersa nella natura a circa un quarto d’ora di cammino da Assisi, che Francesco ricevette la “visita” di Gesù Cristo. Fu lì infatti che nel 1205, mentre pregava, sentì parlare il Crocifisso che gli disse: «Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina». Il giovane capì che quelle parole non si riferivano soltanto alla chiesetta diroccata in cui si trovava, e che in seguito riparò con le sue stesse mani, ma alla Chiesa nel suo complesso. Da quel momento quelle che a molti, a cominciare da suo padre, sembravano stranezze o sintomi di follia divennero più frequenti.

Fino allo strappo finale quando, in una scena resa famosa anche dalle numerose trasposizioni cinematografiche della sua vita, Francesco si tolse i vestiti e li restituì al padre (mentre il vescovo di Assisi, Guido II, lo copriva con il suo mantello), dicendogli: «Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro che sei nei cieli, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza». Nella chiesa di San Damiano, dove Francesco, debilitato dalla malattia, si fece portare nel 1225 e compose (dettandolo a un compagno perché era quasi cieco) il Cantico delle Creature, visse dal 1212 Santa Chiara, che lì fondò l’ordine monastico claustrale delle Clarisse. Nel Convento attiguo alla chiesa c’è il Dormitorio dove Chiara morì, l’11 agosto 1253, circondata dal conforto di fra Angelofra Leone e fra Ginepro, già fedeli compagni di Francesco, e la “Grotta sotto la casa”, dove il Santo si nascose per oltre un mese dal padre, che non voleva accettare la sua conversione.

Tornare a pregare nelle grotte
Dopo San Damiano, iniziano i luoghi di preghiera e di predicazione, come il Bosco di San Francesco (l’ingresso è alla destra della Basilica superiore), il luogo in cui andava a pregare e a meditare con i suoi compagni; e l’Eremo delle Carceri (a circa 5 chilometri da Assisi), che è stato chiamato così perché Francesco e i suoi seguaci vi si “incarceravano”, cioè si ritiravano nel silenzio e nella solitudine delle grotte naturali che si trovano nella zona per pregare. Ognuno aveva la sua e, ancora oggi, sono visitabili per cercare di ritrovare un po’ della spiritualità di allora.

Nella zona c’è anche un piccolo leccio, malandato al punto da dover essere tenuto su con staffe e corde: è l’albero della Benedizione di San Francesco agli uccelli, quello che, secondo la tradizione, lo vide predicare loro e benedirli. Lasciato l’Eremo, l’itinerario prosegue verso il Santuario di Rivotorto (sulla strada che, da Assisi, porta a Foligno). Qui si trovano i resti ristrutturati del Sacro Tugurio, la prima casa della comunità francescana (tra il 1208 e il 1211) dove il Santo scrisse la Regola (le norme che dovevano seguire i frati) e da dove partì con i suoi compagni per andare da papa Innocenzo III per chiederne l’approvazione (che il Pontefice concesse solo informalmente; a ufficializzarla fu Onorio III nel 1223).

Dopo gli anni trascorsi nel Sacro Tugurio, la comunità francescana si trasferì nella Porziuncola, una piccola chiesetta intorno alla quale è stata costruita la basilica di Santa Maria degli Angeli (si trova poco fuori Assisi). Fu nella Porziuncola che il 24 febbraio 1208, ascoltando il Vangelo di Matteo, Francesco sentì che avrebbe dovuto portare la Parola di Dio in giro per il mondo e iniziò, così, la sua predicazione. La chiesa è piccola, solo quattro metri per sette, ma l’emozione di poter pregare lì dove anche Francesco si fermava in preghiera è indescrivibile.

I capolavori di Cimabue e Giotto
Dal 2 agosto 1216 la Porziuncola è consacrata e vi è stato proclamato il “Perdono d’Assisi”. All’interno della basilica di Santa Maria degli Angeli si trova anche la Cappella del Transito, il luogo in cui Francesco morì il 3 ottobre 1226. Uscendo dalla sagrestia, invece, è possibile visitare il Roseto reso celebre da un episodio della vita del Santo. Una notte, per vincere il dubbio e le tentazioni, Francesco si rotolò nudo nel roseto spinoso che, però, a contatto col suo corpo, perse tutte le spine trasformando i suoi fiori nella Rosa Canina Assisiensis, varietà senza spine che, ancora oggi, continua a fiorire soltanto alla Porziuncola. Oltre il Roseto, infine, c’è la Cappella delle rose, costruita su una cella in cui Francesco riposava.

Il pellegrinaggio sui luoghi del Santo non può che concludersi nella basilica di San Francesco di Assisi che, dal 1230, ospita le sue spoglie mortali. Inaugurata ufficialmente nel 1253 da papa Innocenzo IV, è composta dalla Basilica Superiore e dalla Basilica Inferiore, collegate da una scala situata nel transetto di sinistra e arricchite dagli affreschi di Cimabue e di Giotto. La prima a essere costruita fu la Basilica Inferiore, che ospita la cripta in cui è conservato il corpo di San Francesco e ai cui quattro angoli ci sono i corpi dei frati Angelo, Leone (il confessore del Santo), Masseo da Marignano e Rufino. All’interno della cripta è stata collocata una webcam che, sul sito ufficiale www.sanfrancesco.org, trasmette le immagini dei fedeli ventiquattr’ore su ventiquattro.  Sul prato antistante l’ingresso alla Basilica Superiore vi è “scritto” un grande Tau, l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico che, per San Francesco, ricordava la Croce e la redenzione dal peccato.

Ecco come ottenere il “generoso perdono” voluto dal santo
Il Perdono d’Assisi è un’indulgenza plenaria che può essere ottenuta, dopo i dovuti adempimenti (Confessione, Eucaristia, preghiera secondo le intenzioni del Papa e visita a una chiesa o a un oratorio francescano), dal mezzogiorno del 1° alla mezzanotte del 2 agosto di ogni anno. Secondo quanto scritto nel Diploma di Tebaldo (l’unica documentazione ufficiale sull’argomento), durante una notte di preghiera Gesù apparve a Francesco e gli chiese che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. Lui disse di volere «un ampio e generoso perdono» per tutti coloro che confessandosi e pentendosi, avessero visitato la chiesa della Porziuncola. La richiesta di Francesco fu esaudita l’anno successivo da papa Onorio III con l’istituzione dell’indulgenza plenaria. Inizialmente riservata alla sola Porziuncola, l’indulgenza è stata poi estesa a tutte le chiese francescane e, infine, a tutte le chiese parrocchiali.

(credits: Getty Images)

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Il “cammino”, trecento chilometri sulle strade dei santi
Gemellato con quello di Santiago de Compostela, il Cammino di Assisi ripercorre i sentieri sui quali passarono San Francesco e Sant’Antonio da Padova. Si tratta di un percorso di circa 300 chilometri che si snoda per la maggior parte sugli Appennini e che è possibile percorrere a piedi in 12–13 giorni. La partenza è a Dovadola (in provincia di Forlì – Cesena) l’arrivo ad Assisi. Tra le città toccate ci sono Camaldoli, Sansepolcro, Città di Castello e Gubbio.

Diversamente dal Cammino di Santiago, le partenze sono monitorate per evitare affollamento e disagi e assicurare ai pellegrini i posti nei rifugi. Perciò chi volesse intraprendere questo pellegrinaggio deve farne richiesta via mail a collegium@camminodiassisi.it. Ottenuto il benestare ci si può recare a Dovadola per l’iscrizione (costa 15 euro) e per ricevere i documenti necessari: la credenziale (per avvalersi delle strutture di accoglienza), la guida e la lista dei rifugi. Alla fine del cammino, presentando la credenziale alla portineria del Sacro Convento, è possibile ricevere l’attestato di avvenuto  pellegrinaggio denominato “Assisiana”. Le informazioni necessarie si trovano sul sito www.camminodiassisi.it.

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La città divenuta simbolo della pace
Era il 27 ottobre 1986 quando Giovanni Paolo II invitò 160 capi delle religioni di tutto il mondo a pregare insieme per la pace ad Assisi. Scelse quella città per la figura di San Francesco, riconosciuta da tutti come testimone di pace. Da allora, Assisi è la Città della Pace e, dopo Wojtyla (nella foto), è stata visitata anche da Benedetto XVI (il 27 ottobre 2011) «allo scopo di fare memoria di quel gesto storico voluto dal mio Predecessore e di rinnovare solennemente l’impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace». Papa Francesco, invece, ha scelto Assisi come meta del suo secondo viaggio apostolico in Italia, il 4 ottobre 2013 giorno in cui si celebra il Santo di cui ha voluto prendere il nome. Tra fine settembre e i primi di ottobre ogni due o tre anni si svolge la Marcia per la pace Perugia – Assisi, ventiquattro chilometri circa, voluta dal movimento pacifista italiano.

di Tiziana Lupi

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