Assisi, l’incontro fra il Papa e i leader religiosi

28 Settembre 2016 Gente di Francesco, News

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Credit Osservatore Romano

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Per la seconda volta in meno di due mesi papa Francesco è tornato ad Assisi. Lo ha fatto martedì scorso, per partecipare alla Giornata mondiale di preghiera nell’ambito dell’evento “Sete di Pace. Religioni e Culture in dialogo”, promosso dalla Diocesi di Assisi, dalle Famiglie Francescane e dalla Comunità di sant’Egidio.

Una giornata il cui filo conduttore, al di là delle diversità tra le religioni, sono state la preghiera per la pace e la necessità di accendere i riflettori sulle vittime troppo spesso invisibili non solo dei conflitti manifesti, che finiscono tutti i giorni nelle pagine di cronaca e nei telegiornali, ma anche di quelle che Francesco ha più volte definito “guerre a pezzi”.

Su questo, Francesco, come sempre quando tocca un tema come quello della pace che gli sta particolarmente a cuore, non ha usato mezzi termini: ‹‹In molti Paesi si soffre per guerre, spesso dimenticate, ma sempre causa di sofferenza e povertà›› ha detto, parlando nella cerimonia conclusiva che si è svolta in piazza San Francesco. 

Il Papa ha spiegato: ‹‹Penso a famiglie, la cui vita è stata sconvolta; ai bambini, che non hanno conosciuto nella vita altro che violenza; ad anziani, costretti a lasciare le loro terre. Non vogliamo che queste tragedie cadano nell’oblio››. Tutte queste persone, per Francesco, hanno bisogno di qualcuno che ricordi al mondo la loro sofferenza: ‹‹Chi li ascolta? Chi si preoccupa di rispondere loro?

Essi incontrano troppe volte il silenzio assordante dell’indifferenza, l’egoismo di chi è infastidito, la freddezza di chi spegne il loro grido di aiuto con la facilità con cui cambia un canale in televisione. Noi desideriamo dar voce a quanti soffrono, a quanti sono senza voce e senza ascolto. Noi non abbiamo armi. Crediamo però, nella forza mite e umile della preghiera››. La preghiera, dunque, come arma contro la guerra e la sofferenza della tante, troppe vittime innocenti. Una preghiera guidata dai leader di tante confessioni religiose diverse, unita anche quando ciascuna religione si è riunita a pregare in un posto diverso della città.

La giornata di Francesco ad Assisi è stata molto intensa, come tutte le visite che iniziano e si concludono nell’arco di poche ore. Il Pontefice è arrivato in elicottero, atterrando nel campo sportivo a Santa Maria degli Angeli, e poi ha raggiunto in automobile il Sacro Convento di Assisi dove ha subito incontrato l’amico Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli, insieme all’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, al patriarca siro-ortodosso Efrem II, al rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e al vice presidente di Al- Azhar Abbas Shuman. Con loro ha raggiunto e salutato i rappresentanti delle Chiese e religioni. Alle 13 ha pranzato con i leader religiosi: come segno concreto del senso della giornata a tavola c’erano anche alcuni rifugiati fuggiti dalla guerra, accolti dalla Comunità di sant’Egidio.  

Nel pomeriggio i rappresentanti delle diverse religioni, come dicevamo, si sono riuniti per pregare in luoghi differenti di Assisi. Tutti i cristiani si sono raccolti nella Basilica Inferiore di San Francesco per una preghiera ecumenica. Insieme hanno nominato tutti i Paesi in guerra e acceso una candela per ciascuno di essi. Durante la celebrazione Francesco è tornato a parlare della pace e della sete ardente che ne abbiamo: ‹‹In questa giornata la sete di pace si è fatta invocazione a Dio perché cessino guerre, terrorismo e violenze. Cerchiamo in Dio, sorgente della comunione, l’acqua limpida della pace di cui l’umanità è assetata››. 

Perché qualcuno non pensi, però, di cavarsela “solo” con la preghiera, Francesco ha puntualizzato: ‹‹La preghiera e la volontà di collaborare impegnano a una pace vera, non illusoria; non la quiete di chi schiva le difficoltà e si volta dall’altra parte se i suoi interessi non sono toccati; non il cinismo di chi si lava le mani di problemi non suoi; non l’approccio virtuale di chi giudica tutto e tutti sulla tastiera di un computer, senza aprire gli occhi alle necessità dei fratelli e sporcarsi le mani per chi ha bisogno››.

Dobbiamo insomma,  “metterci la faccia”: ‹‹La nostra strada è quella di immergerci nelle situazioni e dare il primo posto a chi soffre; di assumere i conflitti e sanarli dal di dentro; di percorrere con coerenza vie di bene, respingendo le scorciatoie del male; di intraprendere pazientemente, con l’aiuto di Dio e con la buona volontà, processi di pace››. 

La giornata ad Assisi di papa Francesco si è conclusa con la firma dell’Appello per la Pace, che è stata preceduta da un momento di silenzio per le vittime della guerra e seguita dall’accensione di due candelabri.

di Tiziana Lupi

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