Argentina: un tour nei luoghi cari al Santo Padre

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La basilica di San Jose de Flores a Buenos Aires, quartiere in cui è nato Francesco (credits: Getty Images)

La basilica di San Jose de Flores a Buenos Aires, quartiere in cui è nato Francesco (credits: Getty Images)

Abito scuro impeccabile, la guida accoglie tutti con un largo sorriso. Chiede la città di provenienza e rassicura: tra pochi minuti si parte per il Circuito Papal, il tour in pullman nei luoghi di Buenos Aires che hanno segnato la vita di Jorge Bergoglio. Non sono l’unico giornalista a bordo dello spartano bus bianco, sulla cui fiancata spicca un’immagine del Papa che saluta: è pronta a imbarcarsi anche una troupe televisiva coreana, forse in previsione della visita del Pontefice nel Paese orientale.

Siamo davanti alla splendida basilica di San José de Flores, sulla rumorosa omonima piazza a una quindicina di fermate di metropolitana dal centro storico e dalla celebre Plaza de Mayo, cuore politico della capitale argentina. Sulla facciata della basilica due grandi bassorilievi ricordano il patrono del luogo, quel san Giuseppe in cui papa Francesco ha detto di riconoscersi fino a far coincidere con la sua ricorrenza, il 19 marzo, l’inizio del suo pontificato. La basilica era la chiesa che la famiglia Bergoglio – che abitava a pochi isolati di distanza – frequentava per partecipare alla messa della domenica.

Proprio nel primo confessionale sulla fila sinistra il diciassettenne Jorge Mario sentì la “chiamata” che avrebbe cambiato la sua vita e prese la decisione di diventare sacerdote. Qui monsignor Bergoglio ha continuato a venire sino al momento in cui ha lasciato Buenos Aires come cardinale per farvi ritorno, chissà quando, da Papa… Si parte.

Tutt’attorno alla basilica ci sono le altre tappe del tour papale. I luoghi dell’infanzia, per cominciare. Si parte dalla casa dove il futuro Papa nacque il 17 dicembre del 1936, primo di cinque figli: è al numero 531 di via Membrillar e oggi è molto diversa da com’era in origine. Ci si sposta di poche cuadras, di poche strade, per vedere l’Istituto di Nostra Signora della Misericordia, dove Bergoglio ha completato i suoi studi; Herminia Brumana, la piazza dov’era solito giocare a pallone da bambino, è a due passi; quindi ci sono la scuola elementare Pedro Antonio Cervino e il Vicariato di Flores, dove è stato ordinato vescovo nel 1992. Pochi incroci ancora ed ecco la Scuola Tecnica 27 Hipólito Yrigoyen, dove Jorge Mario si iscrisse nel 1950 e che frequentò fino al diploma.

Una gita di tre ore (se il traffico permette)
Dopo una decina di minuti (traffico permettendo, s’intende: a Buenos Aires è a dir poco caotico) si è nel quartiere di Devoto, di fronte a un altro luogo bergogliano: il penitenziario federale di Devoto, unico carcere ancora funzionante dentro i confini cittadini. Di questa imponente struttura Bergoglio ha benedetto la cappella, dove si recava il Giovedì Santo per celebrare la messa per i carcerati; un vecchio articolo del quotidiano La Nación racconta come fu il Giovedi Santo del 1999 in sua compagnia: «Ha
detto messa per i detenuti, ha lavato loro i piedi, e ha trascorso due ore e mezzo con loro. Abbiamo dovuto convincerlo a non usare il colectivo (i pulmini che a prezzi popolari fanno un servizio di taxi, ndr) per tornare indietro e accettare un passaggio sull’auto della redazione».

Da Devoto si prende la strada verso il centro della città, non prima di aver fatto sosta nel Seminario metropolitano dove Bergoglio è entrato a 22 anni. Ancora un san Giuseppe sulla strada di Bergoglio: è la chiesa di San José del Talar, cioè del bosco  di alberi tala, piante (simili al bagolaro) che un tempo in zona abbondavano e venivano usate per costruire le case. Nella chiesa si conserva gelosamente il quadro della Virgen Desatanudos (la Vergine che scioglie i nodi), portato qui dalla Germania negli anni Ottanta da Bergoglio e affidato al parroco. In poco tempo è diventato oggetto di devozione: di fronte a esso si recita un’invocazione composta dallo stesso Papa, per chiedere aiuto «nel districare i nodi della vita e la confusione indotta dal demonio». Ogni 8 del mese la chiesa è visitata da migliaia di pellegrini: chi lo fa per la prima volta può chiedere tre grazie.

Si passa anche di fronte allo stadio
Ci si avvia quindi verso la Catedral Metropolitana. Bergoglio vi ha detto messa per oltre 20 anni ed è stata dichiarata monumento storico nazionale. Vicino sorge l’Arcidiocesi di Buenos Aires, residenza del cardinale fino alla sua elezione a Papa. In questa zona sono tutti i luoghi della vita quotidiana di Bergoglio: il chiosco dei giornali, il negozio di barbiere presso il quale era solito andare… L’itinerario non si ferma. Si passa davanti al Colegio y Universidad del Salvador, dove il giovane Bergoglio fu negli anni Sessanta professore di Letteratura e Psicologia al collegio, e poi, fino al 1975, fu responsabile dell’Università fondata dai Gesuiti.

Il viaggio prosegue per il quartiere di Monserrat, dove sorge il Colegio Sagrado Corazón. Qui ha trascorso i suoi ultimi anni la Serva di Dio Martha Pereyra Iraola: nel 1998, Bergoglio partecipò ai suoi funerali, e da Papa ha fatto iniziare il suo processo di beatificazione. Non può mancare, naturalmente, il passaggio di fronte al vecchio stadio del Club Atlético San Lorenzo de Almagro, la squadra di calcio amata da papa Francesco: qui, bambino, veniva a vedere la partita accompagnato dal padre. Ultima tappa è la basilica di Maria Ausiliatrice e San Carlo Borromeo, dove il 25 dicembre 1936 Mario José e Regina Maria Bergoglio battezzarono il loro primogenito Jorge Mario, il bimbo che sarebbe diventato papa Francesco.

Come si partecipa al tour
Il Circuito Papal è stato studiato dall’assessorato del Turismo di Buenos Aires, con la consulenza della Curia. Il percorso dura circa tre ore e si effettua (anche in caso di pioggia) ogni sabato e domenica e nei giorni festivi, alle 9 e alle 15, con partenza e arrivo alla basilica di San José de Flores, in avenida Rivadavia 6950. Il tour è gratuito, ma i posti sono limitati; si può prenotare per posta elettronica scrivendo a: circuitopapal@buenosaires.gob.ar.

di Andrea Di Quarto

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