Andrea Bocelli, un progetto per i senzatetto

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Il tenore Andrea Bocelli e famiglia durante l’incontro di papa Francesco con gli anziani (credits: Getty Images)

Il tenore Andrea Bocelli e famiglia durante l’incontro di papa Francesco con gli anziani (credits: Getty Images)

In occasione dell’incontro di papa Francesco con gli anziani, tra gli artisti che si sono esibiti in piazza San Pietro c’era Andrea Bocelli che, con la fondazione che porta il suo nome, ha inaugurato un progetto di sostegno dell’attività dell’Elemosineria Apostolica a favore dei senzatetto.

Bocelli, ci racconta l’emozione del suo incontro con papa Francesco?
«L’emozione che si prova di fronte a papa Francesco è quella che tutti hanno avvertito quando, con la sua disarmante semplicità, ha salutato i fedeli che da ogni parte del mondo seguivano col fiato sospeso l’elezione del nuovo pontefice. È l’emozione che si deve alla forza della bontà, della semplicità, dell’onestà intellettuale e d’intenti; è l’emozione, ovverosia la gioia che racchiude il mistero
della Verità».

Che cosa vi siete detti quando è andato a salutarlo, dopo la sua esibizione?
«L’incontro è stato brevissimo e, nonostante ciò, molto intenso e carico di sensazioni. In questi casi le parole non contano, perché le anime non hanno bisogno di parole per comunicare tra loro; anzi le parole a volte sono d’impiccio. Come potenti campi magnetici, il Bene e il Male attraggono o respingono gli esseri umani fra loro, senza bisogno che essi pronuncino una sola parola. Credo di aver detto a papa  Francesco: “Sua Santità”, e già sentivo tutta la stupidità delle mie parole, ma ho proseguito: “Lei è un raggio di sole che scalda il cuore di tutti coloro che l’ascoltano!”. Immagino che il Papa abbia sorriso bonariamente di quella frase, ma sono certo che abbia letto con chiarezza l’abbraccio che il mio povero essere gli offriva».

Cosa le ha regalato Francesco?
«Mi ha regalato un piccolo rosario, ma soprattutto mi ha donato se stesso, come fa con tutti e per tutti. Papa Francesco è un gigante, perché ha la grandezza dei buoni e la bontà dei grandi. Si dona al prossimo senza riserve e questo è per tutti i cristiani il più prezioso dei doni».

Che cosa pensa di questo Pontefice così amato?
«Cosa penso io di lui? Si può forse pensare qualcosa che si allontana da ciò che si prova? Posso timidamente azzardare che provo per quest’uomo un grande affetto, ecco tutto». 

La Andrea Bocelli Foundation aiuta l’Elemosineria Papale: come e quando è nata
questa collaborazione? E che cosa rappresenta per lei la Fondazione che porta il suo nome?
«Ho incontrato padre Konrad Krajewski, l’Elemosiniere di Sua Santità, e padre Alfred Xuereb, segretario generale della Segreteria per l’Economia, per la prima volta solo pochi giorni fa ed è stato un incontro di rara intensità. I racconti che ho potuto ascoltare dalla bocca di questi uomini di Dio mi hanno profondamente commosso. Da tempo desideravo affiancare il Santo Padre in qualche suo progetto e la presidente della Fondazione, Laura Biancalani, era già in contatto con l’Elemosineria Papale. La fondazione può diventare un validissimo strumento per dare aiuti concreti. Se da soli si può far molto, insieme si può fare molto di più».

Lei ha cantato anche per Giovanni Paolo II e per Benedetto XVI: c’è qualche aneddoto che vuole condividere con i lettori di “Il mio Papa?
«Non potrei nemmeno volendolo, perché incontri come questi non generano aneddoti. Piuttosto generano luce».

Ha dichiarato di avere “scelto” la Fede da adulto, davanti alla domanda sull’origine del creato: come è arrivato a questa scelta e che cosa rappresenta la Fede nella sua vita?
«La Fede non è una scelta ma un dono che si sceglie di accettare o rifiutare. Accogliere la Fede significa, però, impegnarsi a difendere un bene prezioso che può andare smarrito a ogni aut aut, ogni alternativa che la vita ci presenta. La Fede – perdonate la banalità del discorso – rischia molto spesso di fare la fine di certi attrezzi da ginnastica che molti di noi accettano di ospitare in casa per irrobustirsi e migliorare il proprio aspetto e poi vengono subito abbandonati, perché troppo faticosi per la nostra povera volontà».

Con Wojtyla. Andrea Bocelli ha cantato più volte per Giovanni Paolo II. Per la sua canonizzazione, ha cantato un’inedita “Ave Maria” nello speciale di Raiuno “Credo”. Ha anche parlato della necessità di mettere Dio davanti al proprio “io”: lei ci riesce sempre?
«All’origine di tutte le tragedie umane, nessuna esclusa, troviamo sempre l’orgoglio. I tre grandi tragediografi greci – Eschilo, Sofocle ed Euripide – ci hanno fatto questa importante rivelazione già secoli prima della nascita di Cristo. L’orgoglio è l’ostacolo più grosso che l’uomo incontra nel suo cammino verso la Verità. La vita di ciascuno di noi è minata da falsi miti, da pericolose lusinghe, ingannevoli canti di sirene… Se è vero che la carne è debole, è anche vero che essa incatena l’essere umano in una prigione da cui è veramente difficile fuggire. Ci sono lacci e insidie per tutti, noti o sconosciuti, ricchi o poveri, vecchi o giovani che siano… A questo tema ho dedicato qualche tempo fa alcuni poveri versi, che le cito con un po’ di vergogna. “Uomo! Come sei piccolo al cospetto di chi ti volle fatto per la luce! Per contro, come sei grande rispetto alla miseria, che in te si produce!!! Tragicamente libero e sospeso fra l’infinito e il nulla, ti smarrisce la vanità del mondo, che svanisce, lasciandoti sconfitto e vilipeso. Ebbro d’orgoglio e perso nel tuo Io, tuoni contro la sorte e i suoi decreti; arbitro in terra e di te stesso Dio, insegui ciò che fa i tuoi giorni lieti. Così vivi e non spezzi le catene, che fan di te uno schiavo e fuggi il bene. Impressionato e vinto dalla luce t’aggrappi a chi nel buio ti conduce. Ciò che ti perde e ti corrompe, ami; e tutto ciò che t’abbrutisce, brami! Se solo per un attimo potessi veder oltre te stesso, oltre le mura del tuo penoso carcere e volessi fuggire la menzogna e la paura, Allora sì, conosceresti il senso della tua vita e il suo valore immenso”».

Lei ha scelto la Fede da adulto, dicevamo… Con i suoi figli parla dell’importanza della Fede? Cerca di trasmettergliela o preferisce che facciano da soli la loro scelta, seguendo insomma la strada percorsa da lei?
«La Fede è un dono e io posso solo ringraziare il Cielo per aver ricevuto questo dono, che cerco di custodire e arricchire giorno dopo giorno. Una mia carissima amica spesso dice sorridendo: “Che Paradiso sarebbe mai quello in cui non trovassi tutte le persone a cui voglio bene?”. Ecco che allora io cerco di trasmettere questo mio dono a tutte le persone che amo, iniziando proprio dai miei figli. E penso che l’esempio sia proprio la via migliore per raggiungere lo scopo. Del resto la Fede non è una favola per bambini, non è l’oppio dei popoli, non è il rimedio più efficace contro i timori della vecchiaia, della malattia e della morte. Piuttosto è lo strumento più ragionevole per spiegare le meraviglie del Creato e, soprattutto, la vita. A volte credere può sembrare difficile, ma come scriveva il grande autore russo Lev Tolstoj nel suo diario: “Come può esser difficile fuggire da una stanza in fiamme per l’unica porta spalancata!”».

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