Anche i preti ricevono la pensione. E il Papa?

1 Febbraio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Se per il diritto canonico vescovi e arcivescovi “vanno in pensione” al compimento dei 75 anni d’età, o meglio sono obbligati a presentare le dimissioni al Papa dal loro mandato e incarico pastorale alla guida di una diocesi (o arcidiocesi), non così succede ai sacerdoti, diocesani e religiosi, che servono il popolo di Dio in parrocchie e conventi. Cerchiamo di rispondere a qualche interrogativo sull’argomento. 

I preti vanno in pensione? 

Sì e no. Al compimento di 68 anni e 7 mesi e con almeno 20 anni di contributi versati, ogni sacerdote diocesano comincia a ricevere dall’Inps un assegno di “pensione”. Ma se il sacerdote è in buona salute può restare   comunque “in servizio”. E ci resta fino a quando ne ha le forze, d’accordo con il vescovo della sua diocesi. È lui a stabilire se un prete può continuare a svolgere l’incarico, nell’esercizio del suo ministero. Ecco perché succede di incontrare viceparroci ultranovantenni che continuano a presiedere la Messa domenicale, confessare e amministrare gli altri sacramenti. I sacerdoti più giovani si prendono cura delle loro necessità, se hanno bisogno di cure mediche o di altre attenzioni, proprio come succede in famiglia con i nonni.

Ma si tratta proprio di una pensione?

Non esattamente: è un sistema di previdenza integrativa erogato dalla Chiesa in cui l’assegno è equiparato alla pensione solo per le tasse (viene paragonato il servizio pastorale al lavoro dipendente). 

E quindi quanti soldi prendono?

Per questi assegni la Chiesa attinge al Fondo di previdenza del clero e dei ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica (detto in modo molto più sintetico “Fondo clero”). Gli assegni sono pari a circa 620 euro lordi al mese e cioè 502,93 euro netti. Dato che aumentano i preti anziani e le vocazioni diminuiscono, il Fondo clero è in rosso. Attualmente sono quasi 14 mila i sacerdoti e i ministri di culto che usufruiscono di questo Fondo speciale.

È previsto un contributo economico?

Sì, anche per i preti che continuano il loro ministero è previsto un contributo equiparabile a una pensione. Se ne occupa l’Istituto centrale per il sostentamento del clero (Icsc), costituito dalla Chiesa italiana: ha il compito di erogare alle diocesi le risorse necessarie a consentire l’integrazione delle remunerazioni dei sacerdoti diocesani (non dei religiosi, di cui si occupano le rispettive congregazioni) che svolgono il loro servizio. La cifra oscilla fra gli 883 euro netti al mese per un sacerdote appena ordinato a un massimo di 1.376 (al netto dei contributi versati) per un vescovo. Da Roma l’Icsc destina le offerte raccolte in forma di pagamento mensile a poco più di 38mila sacerdoti: 35mila in attività in circa 26mila parrocchie italiane; circa 3mila preti anziani, disabili o malati, venendo loro in aiuto dopo una vita dedicata al servizio; circa 600 “fidei donum”, cioè sacerdoti diocesani in missione nei Paesi del terzo mondo.

E chi ha lavorato nella scuola pubblica?

Riceve una pensione dallo Stato italiano, come avviene con tutti gli altri lavoratori, perché anche il sacerdote ha versato i contributi. In questo caso l’assegno erogato del Fondo clero verrà decurtato a seconda dell’ammontare della pensione.

E gli anziani non autosufficienti?

Esistono numerose case di cura e case di riposo per i preti infermi, assistiti da personale specializzato 24 ore su 24. Una di queste, la Casa San Gaetano, è stata visitata da papa Francesco durante il Giubileo della Misericordia, il 17 giugno 2016, per la gioia dei sacerdoti presenti.

IL PAPA? NON VA IN PENSIONE, MA PUO’ DIMETTERSI

Per il diritto canonico, la legge interna della Chiesa, il Papa non può “andare in pensione”. Ha però la possibilità di rinunciare al suo ufficio, all’esercizio del suo ministero di guida universale della Chiesa. Benedetto XVI lo ha fatto nel 2013 ed è definito “pontefice emerito”, ma non tutti sono d’accordo con questo titolo, non previsto dal codice. Di fatto conserva il nome papale e l’abito talare bianco, senza la pellegrina e la fascia; l’anello piscatorio è stato sostituito da quello vescovile, mentre lo stemma è rimasto invariato. Il 18 agosto 2014, nella conferenza stampa tenuta sull’aereo che lo riportava a Roma dal suo viaggio in Corea, Francesco disse: «Penso che il papa emerito non sia un’eccezione, ma dopo tanti secoli questo è il primo emerito… Io penso che “papa emerito” sia già un’istituzione». I vescovi, invece, diventano emeriti nel momento in cui lasciano la guida della loro diocesi per limiti di età, per salute o perché trasferiti ad altri incarichi.

di Laura Badaracchi

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