All’assemblea della CEI il Santo Padre ammonisce i vescovi

29 Maggio 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Papa Francesco ha incontrato lunedì scorso in Vaticano più di 200 vescovi italiani riuniti in assemblea generale e ha parlato loro con cuore di padre… Ma anche con la franchezza che gli è solita. L’incontro, insomma, è stato l’occasione per lui per fare un po’ come il medico quando guarda la cartella clinica del paziente: da una parte lo incoraggia, ma insieme lo bacchetta se non segue le indicazioni date per la sua salute. Il Papa ha affrontato così tre sue preoccupazioni che riguardano molto da vicino la vita delle comunità dei fedeli.

La prima ha riguardato i processi per affermare la nullità dei matrimoni, cause su cui Francesco ha avviato una profonda riforma universale quattro anni fa dando al vescovo un ruolo molto più ampio nel gestirle.

Il Papa si è lamentato del fatto che nella Chiesa italiana la riforma sta prendendo troppo tempo, va a rilento: «Mi rammarica constatare che dopo più di quattro anni rimane ben lontana dall’essere applicata nella grande parte delle Diocesi italiane».

Ha voluto toccare anche un altro tasto per lui molto sentito, cioè quello della gratuità di questi processi: «Questa riforma processuale è basata sulla prossimità e sulla gratuità. Prossimità alle famiglie ferite significa che il giudizio, per quanto possibile, si celebri nella Chiesa diocesana, senza indugio e senza inutili prolungamenti. Il termine “gratuità” rimanda al mandato evangelico secondo il quale gratuitamente si è ricevuto e gratuitamente si deve dare, per cui richiede che la pronuncia ecclesiastica di nullità non equivalga ad un elevato costo che le persone disagiate non riescono a sostenere. Questo è molto importante».

Ecco quindi l’ulteriore raccomandazione: «Il buon esito della riforma passa necessariamente attraverso una conversione delle strutture e delle persone, non permettiamo che gli interessi economici di alcuni avvocati oppure la paura di perdere potere di alcuni vicari giudiziari la frenino o la ritardino».

Un secondo punto che papa Francesco ha voluto discutere con i “suoi” vescovi è stato quello del rapporto tra i responsabili delle diocesi e i loro sacerdoti, ben sapendo che oggi il clero è esposto anche per gli errori di molti “fratelli”: «I nostri sacerdoti si sentono continuamente sotto attacco mediatico e spesso ridicolizzati, oppure condannati a causa di alcuni errori o reati di alcuni loro colleghi, e hanno vivo bisogno di trovare nel loro vescovo la figura del fratello maggiore e del padre che li incoraggia nei periodi difficili, li stimola alla crescita spirituale e umana, li rincuora nei momenti di fallimento, li corregge con amore quando sbagliano, li consola quando si sentono soli, li risolleva quando cadono».

Infine, il Santo Padre ha dato la sua benedizione alla proposta di un sinodo della Chiesa italiana su fede, politica e democrazia. Sempre con un monito ben preciso, però, quello di andare alla base e coinvolgere anche i laici.

di Nina Fabrizio

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