All’Angelus la preghiera del Santo Padre per la pace in Medio Oriente

8 Gennaio 2020 Parole e pensieri

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Credit Osservatore Romano

Francesco non lo ha citato espressamente, ma, dopo l’uccisione del generale iraniano Soleimani  che ha riacceso i timori di una guerra in Medio Oriente (vedi riquadro nella pagina accanto), il Santo Padre ha voluto far sentire la sua voce all’Angelus del 5 gennaio. «In tante parti del mondo» ha detto «si sente la terribile aria di tensione. La guerra porta solo morte e distruzione. Chiamo tutte le parti a mantenere accesa la fiamma del dialogo e dell’autocontrollo e di scongiurare l’ombra dell’inimicizia. Preghiamo perché il Signore ci dia questa grazia». Le preoccupazioni del Papa sono confermate da un messaggio su Twitter lanciato nei giorni seguenti: «Dobbiamo credere che l’altro ha il nostro stesso bisogno di pace. Non si ottiene la pace se non la si spera. Chiediamo al Signore il dono della pace».

Mentre la diplomazia Vaticana lavora in silenzio e il cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, esorta a non allontanarsi dal cammino della pace sottolineando come il ruolo della Santa Sede sia «indispensabile» per promuovere la concordia tra le nazioni,   la pace è anche il tema delle intenzioni di preghiera per il mese di gennaio rilanciate in un video da Francesco: «In un mondo diviso e frammentato, voglio invitare alla riconciliazione e alla fratellanza tra tutti i credenti e anche tra tutte le persone di buona volontà. La nostra Fede ci porta a diffondere i valori della pace, della convivenza, del bene comune. Preghiamo affinché i cristiani, coloro che seguono le altre religioni e le persone di buona volontà promuovano insieme la pace e la giustizia nel mondo».

LA CRISI MEDIO ORIENTALE: ECCO CHE COSA STA SUCCEDENDO

La situazione in Medio Oriente è estremamente complicata. Quattro potenze si contendono territori, influenze e alleati: l’Iran, la Turchia, la Russia e gli Stati Uniti. I primi due vogliono strappare all’Arabia Saudita la leadership dell’area e mettere sotto pressione Israele. I turchi sono intervenuti nella guerra in Siria e possono contare sull’appoggio dei Fratelli Musulmani presenti in tutti i Paesi dell’area, compresa la Libia dove su richiesta del presidente Feyez al-Sarraj hanno schierato le proprie truppe.

Inoltre la Turchia ha stretto un’alleanza con il Qatar che prevede la presenza di soldati turchi nel Paese. Gli iraniani possono contare sulle milizie sciite in Iraq e nello Yemen, gli Hezbollah in Palestina e in Libano e su possibili rivolte della popolazione sciita in Arabia Saudita e nel Bahrein. L’Iran potrebbe, poi, diventare una potenza nucleare e tentare di controllare le rotte marittime del Golfo fondamentali per il trasporto del petrolio.

La Russia punta a ritornare protagonista nell’area indebolendo gli Usa e lo ha fatto intervenendo in Siria (a fianco della Turchia e dell’Iran) e in Libia insieme al generale Haftar e contro il presidente al-Sarraj aiutato dai turchi. Gli Stati Uniti, invece, stanno cercando di recuperare una leadership combattendo i gruppi estremisti, rafforzando le alleanze con Israele, Egitto e i Paesi del Golfo, e riducendo il potere dell’Iran con sanzioni economiche e pressioni militari. L’uccisione di Qassem Soleimani, il generale delle Guardie Rivoluzionarie responsabile per la diffusione dell’ideologia khomeinista fuori dall’Iran rientra in questa strategia.

di Franco Saro

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