Ecco il “clavigero”: l’uomo che possiede le 2797 chiavi del Vaticano

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Credit Daria Addabbo

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In latino il nome che identifica il suo incarico significa “colui che porta, che consegna le chiavi”. Ed è proprio questo che fa Gianni Crea ai Musei Vaticani. Quarantatreenne originario di Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria), Gianni Crea fa il “clavigero”. Anzi è il coordinatore dei clavigeri, la piccola squadra di dipendenti vaticani che ogni giorno ha l’incarico di aprire tutte le porte dei Musei e richiuderle ogni sera.

Detta così, può sembrare un’operazione banale… Ma non lo è, perché la struttura dei Musei Vaticani è enorme, vastissima, e ogni giorno le porte da aprire e chiudere sono circa 500, delle quali 300 sono nei Musei e 200 sono nei vari laboratori collegati ai Musei. E sono porte di ogni genere: da quelle delle sale più importanti a quella del bar.

Così Gianni Crea ci racconta la sua giornata di lavoro: «Fino a qualche anno fa i clavigeri erano tre; ora siamo undici, divisi in due turni, uno del mattino e uno della sera. Ogni mattina io entro in Vaticano da Porta Sant’Anna alle 5.45 e vado alla Gendarmeria Vaticana per ritirare le chiavi»… A questo punto, ritirate le chiavi, la Gendarmeria disinserisce gli allarmi nei Musei Vaticani e i clavigeri possono entrare dall’ingresso dei Quattro Cancelli. 

Da qui, ciascuno dei clavigeri si dirige verso una “zona”. E da qui prosegue il racconto di Crea: «I Musei sono divisi in quattro zone e le chiavi sono numerate facendo riferimento ai diversi spazi dei Musei. Per esempio, le chiavi con il 100 (dalla 101 alla 199, per capirci, ndr) sono del Museo Etnologico, quelle con il 200 sono del Museo Gregoriano, quelle con il 300 della Pinacoteca, quelle con il 400 del Museo Pio Clementino (la chiave 401, una delle più antiche, apre il portone del Museo e pesa ben mezzo chilo, ndr), quelle con il 500 del Museo Etrusco e via dicendo. Ogni clavigero apre un’ottantina di porte e in tutto ci mettiamo un’ora».

A questo punto, c’è una domanda inevitabile: quante sono le chiavi custodite dal clavigero? «In tutto sono 2.797, perché di ciascun esemplare ne esistono due o tre copie. Sono custodite in un piccolo bunker con un sistema di condizionamento d’aria che impedisce loro di arrugginirsi e periodicamente (si dice che sia fatto una volta alla settimana, ndr) le proviamo tutte, per verificare che funzionino», risponde Crea.

Le chiavi sono tutte numerate, si diceva. C’è una chiave numero 1: è quella che apre il portone monumentale su viale Vaticano, che oggi è il portone d’uscita dei visitatori dei Musei Vaticani. E poi c’è una chiave, una soltanto, che è senza numero. È la più preziosa, è la chiave della Cappella Sistina.  

La porta della Sistina è l’ultima a essere aperta ogni mattina, più o meno intorno alle 7. È anche l’unica porta che non viene materialmente aperta dai clavigeri: loro assistono all’apertura fatta dagli addetti alla Sagrestia Pontificia, detti in gergo “sistinari”. 

Crea spiega: «L’apertura spetta a loro. La nostra chiave serve in caso di emergenza, e non solo è custodita nel bunker, ma si trova in una busta sigillata e firmata dalla direzione dei Musei. Ogni utilizzo deve essere annotato su un registro, con l’orario di ritiro e di riconsegna e la motivazione per cui è stata presa». Nel 2016 quella chiave è stata usata 19 volte; quest’anno la busta è stata aperta proprio per Il mio Papa.  

A proposito della Cappella Sistina, Crea racconta: «Il clavigero è l’erede del Maresciallo del Conclave, colui che fino al 1966 doveva sigillare le porte intorno alla Cappella quando i cardinali si riunivano per eleggere il pontefice. Oggi il clavigero chiude le porte e poi segue, insieme alle autorità competenti, l’opera del fabbro che mette i sigilli;  poi ripone le chiavi in una cassetta metallica consegnata alla Gendarmeria che la custodirà fino a elezione avvenuta. È un incarico che ti dà il senso di essere custode della storia».

Ma torniamo alla tipica giornata lavorativa. Il giro di chiusura delle 500 porte inizia alle 19. «Rispetto alla mattina, impieghiamo una mezz’ora in più perché bisogna controllare attentamente alcune cose: non dobbiamo lasciare finestre aperte né luci accese. Dobbiamo ispezionare i bagni e chiudere l’acqua per evitare possibili perdite notturne che causino danni. E poi controlliamo che non ci siano chiavi non funzionanti o serrature rotte… E naturalmente verifichiamo che nelle sale non rimanga nessuno!». 

La giornata finisce verso le 20.30, quando si fa il percorso inverso a quello della mattina. Si chiude l’ingresso dei Quattro Cancelli e si consegnano le chiavi alla Gendarmeria che inserisce gli allarmi. 

«Ogni tanto qualcuno mi chiede com’è possibile che io non sia stanco per il mio lavoro, che ad alcuni può sembrare ripetitivo. Io rispondo che non potrei mai stancarmi perché lavoro in uno dei posti più belli del mondo: i Musei del Papa», dice Crea.

In caso di assenza, lui può essere sostituito da uno dei clavigeri che coordina, ma questo accade assai raramente perché, assicura, «sono molto affezionato alle mie chiavi». E, a proposito del Papa, conclude riferendo il suo affetto e la sua ammirazione per Francesco: «Ha benedetto mia madre poco tempo prima che lei morisse, quando era già malata. Non dimenticherò mai la sua gioia per avere ricevuto quella benedizione».

LE CHIAVI: UN SIMBOLO ANTICO PER LA CHIESA

Due chiavi decussate, cioè incrociate a X (il numero 10 nella numerazione romana e la forma della croce su cui morì sant’Andrea), appaiono negli stemmi ed emblemi dei papi (nel tondo, lo stemma di Francesco), della Città del Vaticano e della Santa Sede. 

Esse ricordano il “primato” di Pietro, il ruolo di preminenza sulla Chiesa suo e dei suoi successori (i papi) sancito dalla simbolica consegna delle chiavi fatta da Gesù (Matteo 16, 19): “A te darò le chiavi del regno dei cieli…” (nella foto in alto, l’apostolo tiene in mano le chiavi nella statua della basilica di San Pietro).

Le chiavi sono una d’oro (potere spirituale) e una d’argento (potere temporale, cioè sugli uomini); hanno i “congegni” traforati a croce e sono unite da un cordone, simbolo del legame tra i due poteri.

di Tiziana Lupi

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