Alessandro Greco, Beatrice Bocci e l’amore per Gesù

8 Novembre 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Se prima di iniziare a leggere l’articolo avete dato un’occhiata alle fotografie di queste pagine, vi sarete accorti che sulla copertina del libro che presentiamo c’è anche il nome della sottoscritta. È una cosa che capita spesso quando qualcuno che non scrive per mestiere decide di pubblicare un libro e si fa dare una mano da chi, invece, con le parole scritte ha a che fare tutti i giorni. Nel caso di Alessandro Greco e Beatrice Bocci, marito e moglie, quando mi hanno proposto di lavorare insieme per il loro libro ho accettato con entusiasmo perché ne conoscevo la storia e ho pensato che sarebbe stato bello aiutarli a mettere su carta la loro testimonianza. Sono sicura che, dopo avere letto questa intervista, sarete d’accordo con me.

Alessandro, perché avete deciso di raccontare la vostra vita in un libro?

«La scelta di Gesù ci porta da tempo in contatto con parrocchie e altre comunità dove andiamo a fare testimonianza. Dopo gli incontri molte persone ci chiedono se abbiamo qualcosa di scritto da lasciare loro e, nella loro richiesta, abbiamo sentito quella del Signore di trovare un nuovo modo di evangelizzare. Come si dice, verba volant, scripta manent. Le parole di Dio certo non volano, ma ciò che è scritto rimane per sempre».

Beatrice, perché lo avete intitolato Ho scelto Gesù?

«Perché, dopo averlo visto come persona viva in un incontro di preghiera, ci siamo perdutamente innamorati di Lui e lo abbiamo messo al centro della nostra vita. Questo succede soprattutto quando sei in un momento di grande sofferenza, come è stato per noi, e avverti il deserto dentro di te, quando riconosci che sei povero e bisognoso. Ti senti svuotato e ti lasci riempire da Lui che non aspetta altro per ciascuno di noi».

Alessandro, che cosa significa nella vita di tutti i giorni scegliere Gesù?

«Significa essere coerenti, fare delle scelte piuttosto che altre, lasciar trasparire dal tuo modo di vivere che sei un discepolo di Gesù Cristo anche a costo di essere impopolare. Più l’abbandono cresce e più la voce di Dio si manifesta in modo potente e ti chiede di muoverti, di metterti in gioco, anche di fare qualcosa che, magari, in quel momento non ti va».

E per te, Beatrice, che significato ha questa scelta?

«Quella di Gesù è una scelta che viene fatta ogni giorno perché ogni giorno è occasione di conversione. E la perseveranza deve continuare anche nei momenti di buio, quando la buona battaglia di cui parla san Paolo a volte è più forte».

Uscire, mettersi in movimento. È proprio quello che per papa Francesco deve fare un cristiano. Voi lo avete incontrato lo scorso anno: come ricordate quel momento?

Alessandro risponde di getto: «È stato uno degli incontri più significativi della mia vita. Mi sono trovato di fronte un uomo di grande dolcezza e affabilità ma, anche, di grande forza. È talmente forte la sua comunione con il Signore che nel suo sguardo ho riconosciuto la capacità di guardare e di ascoltare di Gesù. Io non sono piccolo ma il suo spessore spirituale è talmente elevato che ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a un gigante».

E Beatrice conclude così: «Gesù ha detto: “Da come vi amerete riconosceranno che siete miei discepoli”. Nel suo modo di ascoltarti e di guardarti con occhi pieni di amore riconosci che è un uomo di Dio. Intorno a lui c’è un sacco di gente ma lui si prende tutto il tempo necessario per ciascuno. Come Gesù che ama proprio te, ti viene cercare e tu senti di essere la persona più importante del mondo. Quell’incontro ci ha confermato che eravamo sulla strada giusta. Gli abbiamo raccontato che siamo una famiglia risorta in Cristo e lui ci ha detto: “Andate avanti per Gesù. E pregate per me”».

di Tiziana Lupi

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