Abbiamo fatto 468 km a piedi per vedere il Papa

26 Maggio 2016 Gente di Francesco, News

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22 Papa a piediOltre 450 km a piedi per essere vicini a papa Francesco il giorno dell’udienza del 18 maggio. Più un’impresa che un pellegrinaggio per quattro volontari dell’Unitalsi di Castelnovo ne’ Monti (Reggio Emilia). L’Unitalsi è l’unione nazionale italiana che si occupa del trasporto degli ammalati a Lourdes e negli altri santuari italiani.

Mauro Cervi, Marco Iori, Rino Paoli ed Ezio Razzoli, età compresa fra 52 e 62 anni, abitano nella cosiddetta “capitale dell’Appennino Reggiano”. Partiti il 30 aprile hanno raggiunto l’obiettivo. Abbiamo parlato al telefono con uno di loro.

«Avevamo pianificato l’iniziativa da qualche anno» ci spiega Mauro Cervi, il più giovane, «poi abbiamo pensato di legarla al Giubileo. Nel gruppo sono l’unico che lavora (è geometra per una società di distribuzione di gas e acqua; ndr), gli altri sono in pensione e dovevo trovare il tempo per le ferie».

Su una distanza così la scelta del percorso è stata basilare. «Il problema maggiore riguardava il rispetto dei tempi: partenza il 30 aprile e a 18 tappe per essere il 18 maggio a Roma. Al computer ho studiato il tracciato più breve, e per questo siamo spesso finiti su strade bianche o private che neppure compaiono sulle mappe ufficiali, ma anche su alcuni tratti della via Francigena, la storica strada che univa il Nord Europa a Roma.

Una trentina di km al giorno: una buona media per noi “vecchietti”. Sveglia alle 6.30, preghiere al mattino prima di muoverci e all’arrivo per ringraziare.
O se capitava lungo il percorso, anche per chiedere aiuto nella costruzione del nuovo oratorio nel nostro paese». 

A proposito di sveglia… e per dormire? «Lungo la strada ci siamo rivolti a varie parrocchie, qualche ostello, un convento e un monastero delle carmelitane.
Però dovevamo considerare che eravamo in quattro e che qualcuno poteva non avere posto per tutti. Così abbiamo avuto l’appoggio degli amici Giorgio e Lidia Giampellegrini che ci scortavano a distanza con un camper. Che a bordo aveva parte dei bagagli, lettini pieghevoli e sacchi a pelo. Ma abbiamo sempre trovato ospitalità».

Già, la partenza, c’eravate solo voi il 30 aprile? «C’erano molti amici, a cominciare dal parroco, don Evangelista Margini, assistente spirituale della nostra sottosezione dell’Unitalsi ed ex boyscout: sarebbe venuto volentieri, ma gli impegni gli hanno consentito solo di darci il via.

Nelle prime due tappe, invece, c’era il primo cittadino, Enrico Bini, che ha dovuto fare i conti con il maltempo e la neve. Il sindaco ha partecipato anche alle ultime frazioni con l’assessore al bilancio, Silvio Bertucci. Il traguardo è stato comunque raggiunto, un momento emozionante. «Le emozioni, a dire il vero, sono cominciate subito: lungo il percorso abbiamo visto posti splendidi, ma soprattutto incontrato persone speciali.

Come suor Ginetta, che gestisce l’accoglienza Santa Luisa a Siena ed è stata spesso ricordata nelle nostre preghiere. Le emozioni le abbiamo vissute anche tra di noi, per la collaborazione e per gli intensi momenti di preghiera. Ed emozioni forti sono state quelle in piazza San Pietro, quando il Santo Padre è passato in papamobile: diversi di noi non sono riusciti a trattenere le lacrime».

Il pellegrinaggio ha suscitato interesse anche sui social network. «Ogni tanto pubblicavo su Facebook qualche foto, tanti hanno messo “Mi piace” e qualcuno scriveva che avrebbe pregato per noi». Il pellegrinaggio da Castelnovo a Roma non è stato un episodio isolato. «Infatti, noi del paese siamo abituati a queste iniziative. Da trent’anni, l’ultimo week-end di luglio, ne facciamo uno al santuario di San Pellegrino in Alpe (a cavallo delle province di Lucca e Modena). Sono circa 70 km già programmati per quest’anno. Nel 2007 siamo andati a Loreto con 100 ragazzi e nel 2012 è stata la volta di Assisi con 50 giovani. Per il futuro? Santiago de Compostela in Spagna: impegnativo, ma ci proviamo».

di Antonio de Felice

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