A tavola con Papa Francesco

2 Aprile 2014 Mondo di Francesco

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Papa Francesco assaggia il mate, la tipica bevanda sudamericana che un fedele gli porge. (Credits: Getty Images)

Papa Francesco assaggia il mate, la tipica bevanda sudamericana che un fedele gli porge. (Credits: Getty Images)

Sceglie cibi semplici e sani. Ama la frutta, le verdure e il pollo senza pelle. La sobrietà che caratterizza Papa Francesco si riflette anche a tavola. E proprio intorno a una tavola, davanti a un piatto di pasta al sugo, si sono ritrovati il 13 marzo 2013 i Cardinali e, con i 77 voti necessari, hanno deciso che a indossare l’abito talare bianco fosse proprio Jorge Bergoglio. Dopo aver rinunciato ad abitare nell’immenso appartamento papale del Palazzo apostolico, scegliendo di vivere nella più modesta Casa Santa Marta (dove risiedono stabilmente una trentina di ecclesiastici della Segreteria di Stato, alcuni funzionari laici e i vescovi che da tutto il mondo raggiungono Roma per qualche giorno), il Pontefice ha accantonato qualsiasi formalismo. Anche in sala da pranzo: Bergoglio si siede con chi capita e la sera, se funziona il self service si arma di vassoio e va. La mensa di Santa Marta ha consolidata fama di austerità: cucina continentale, arrosti, minestroni, pasta al forno.

Del resto quando era Cardinale a Buenos Aires, Francesco si cucinava i pasti da solo e andava fiero del suo maialino al forno. Poi si è anche messo ai fornelli per gli altri: è successo tra il 1980 e il 1986, quando è stato rettore del di Filosofia e Teologia nella Diocesi di San Miguel: «La domenica non c’era la cuoca e preparavo io il pranzo per i miei studenti. Beh, non ho mai ammazzato nessuno col mio cibo…» ha scherzato il Santo Padre, che va matto per il piatto tipico argentino, l’asado (fatto con carne di manzo cotta alla brace), ma preferisce zuppe e verdure. Piatti molto lontani dal tripudio di caviale e champagne che compaiono nello sfarzoso menu del film più amato da Papa Francesco: Il pranzo di Babette. Nel quale a colpirlo è il buon cuore
della protagonista che, proprio grazie a un pranzo superlativo, fa superare le discordie che dividevano gli invitati. Il Pontefice, invece, si accontenta di molto
meno: «Mi raccomando, non buttate più via l’acqua di cottura della cicoria perché io la bevo volentieri: è buona e fa bene» ha chiesto alle cuoche che preparano i pasti alla Domus di Santa Marta.

Il suo calzolaio storico, Carlo Samaria, che da ormai 40 anni realizza le scarpe su misura per Bergoglio, ha raccontato di averlo invitato una volta a cena e, per l’occasione, aveva preparato del salmone. Ma lui lo rimproverò affettuosamente: «Non dovevi spendere tutti questi soldi per me». Un’ulteriore testimonianza dell’austerità del Santo Padre l’ha fornita il giornalista spagnolo José Manuel Vidal, direttore della rivista religiosa Religión Digital. In una recente visita a Casa Santa Marta è rimasto stupito dalla semplicità del pranzo: come primo, un normale piatto di maccheroni. Per secondo scaloppine con piselli e peperoni. Per finire, frutta e caffè. «Un menu da meno di 10 euro!» ha sottolineato Vidal.

Le sue frugali abitudini alimentari si interrompono raramente. È accaduto, per esempio, quando ha accolto una delegazione argentina, lo scorso gennaio. Per
l’occasione ha scelto un menu ebraico preparato dal ristorante Ba’Ghetto: carciofi alla giudia, aliciotti con l’indivia, concia di zucchine e mousse al pistacchio. Tutto apprezzatissimo dal Pontefice, che comunque non tradisce le sue origini piemontesi, infatti non fa mistero di gradire la bagna cauda e ogni tanto, un buon bicchiere di Grignolino.

di Simona De Gregorio

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