A lezione di rispetto e pace da nonno Francesco

24 Marzo 2016 Gente di Francesco, News

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Credit Osservatore Romano

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Sorridono con i loro grembiulini indosso. Rosa per le femminucce, azzurri per i maschietti. Come nella più classica delle tradizioni. Sono ventuno piccoli bimbi, tra i tre e i cinque anni, della scuola d’infanzia dell’“Istituto Comprensivo Ladispoli 3 “di Marina di San Nicola, una piccola frazione di Ladispoli poco fuori Roma.

Sono stati loro la vera sorpresa nel mercoledì di papa Francesco. Questa coloratissima truppa, accompagnata dalle loro maestre Anna Turnaturi e Giovanna Ferrari, oltre che dalla rappresentante di classe Silvia Catallo, è arrivata sul sagrato di San Pietro per travolgere d’affetto nonno Francesco.

E il Papa naturalmente non si è sottratto. Sorridenti, emozionati, ma sempre composti, i bimbi hanno circondato il Santo Padre e gli hanno dato tantissimi regali. Un quadernetto con tutti i loro disegni, il dvd con la recita scolastica dello scorso Natale e soprattutto un grande cesto: all’interno c’erano dei cuoricini rossi con i loro nomi e tante caramelle.

Tuttavia queste ultime non erano per il Pontefice, che pure ama i dolci. I bimbi gliele hanno affidate affinché possano essere donate ai poveri. Un piccolo ma significativo gesto che Francesco ha apprezzato ricambiando con la sua tenerezza  e che in parte si ricollega con gli argomenti trattati dal Santo Padre nel corso della catechesi.

Questa, infatti, è stata tutta dedicata al tema dell’accoglienza e della necessità di aiutare chi si trova in difficoltà. Ha sottolineato il Papa:  «Quante volte abbiamo sentito questa frase: “Dio si è dimenticato di me”: sono persone che soffrono e si sentono abbandonate.

E quanti nostri fratelli invece stanno vivendo in questo tempo una reale e drammatica situazione di esilio, lontani dalla loro patria, con negli occhi ancora le macerie delle loro case, nel cuore la paura e spesso, purtroppo, il dolore per la perdita di persone care!». E la risposta per il Papa è: bisogna aiutare tutti insieme: «I migranti di oggi che soffrono il freddo, senza cibo e non possono entrare, non sentono l’accoglienza. Mi piace tanto sentire quando vedo le nazioni, i governanti che aprono il cuore e aprono le porte!».

di Matteo Valsecchi

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