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Papa Francesco non si offenderà se diciamo che quella della scorsa domenica nelle zone terremotate dell’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche (MC) più che una visita pastorale è sembrata la visita di un caro amico. L’amico che, quando hai un problema, non esita a venire da te per abbracciarti, confortarti, invitarti alla speranza e, perché no, anche sorridere insieme a te.
È proprio questo che Francesco ha fatto domenica, soprattutto nei momenti non ufficiali, come quello della visita alle Strutture Abitative Emergenziali di Camerino, le “casette” in cui, dopo il terremoto del 2016, gli sfollati stanno provando a ricostruire se stessi e la loro casa.
Dovevano essere tre e, invece, sono stati sei i prefabbricati che il Pontefice ha voluto visitare. In ciascuno, insieme alle persone, lo aspettavano torte e biscotti, perché è così che si fa con gli amici che vengono a trovarti: «Ha 92 anni? 10 più di me, è brava lei!» ha detto a una signora che lo aspettava mentre poco prima un’altra lo aveva “costretto” ad assaggiare almeno un biscotto: «Se non li prende mi offendo».
«Il cagnolino scodinzola, è felice di vederla» gli hanno detto sorridendo tre persone che vivono in una delle casette prima di chiedergli una delle foto per cui si è messo in posa.
Un autoscatto si è persino trasformato in una foto scattata con il cellulare dal fotografo dell’Osservatore Romano e questo rende bene il clima di familiarità che la presenza di Francesco ha creato in una manciata di minuti: «Non posso prenderla, grazie, altrimenti faccio come le galline» ha scherzato, facendo il gesto della gallina che becca qua e là, davanti all’ennesima fetta di torta offerta… Ancora: un giovane che fa parte dell’associazione “Io non crollo” gli ha spiegato il lavoro di assistenza e di supporto che lui e altri giovani stanno facendo fin dai primi giorni dopo il terremoto; e un signore anziano, che in barba a ogni protocollo lo ha ricevuto in canottiera, gli ha mostrato le foto di figli e nipoti. Scene di vita ordinaria realtà per persone che di ordinario non hanno più nulla ormai da troppo tempo.
Francesco, in realtà, sarebbe entrato in tutte le casette: «Buongiorno a tutti voi. Io avrei voluto visitare tutte le case, ogni casa, ma non è possibile e per questo vi saluto da qua e do la benedizione a tutti voi» ha detto salutando tutti coloro che si erano radunati nel piazzale di fronte alle strutture abitative, prima di recarsi a stringere le mani e accarezzare i bambini. E ha aggiunto: «Sono vicino a ognuno di voi, sono vicino. E prego per voi perché questa situazione si risolva il più presto possibile. Grazie per la vostra pazienza e per il vostro coraggio. Voi pregate per me».
Dopo le casette, Bergoglio si è recato a visitare la cattedrale nel centro di Camerino. L’edificio è ancora inagibile come, del resto, tutto il centro storico, e il pontefice prima di entrare ha dovuto indossare il casco di protezione che era stato fatto apposta per lui. Nella cattedrale ha pregato e ha deposto dei fiori davanti a una statua della Madonna danneggiata dal terremoto.
Poi, ha celebrato la Messa in piazza Cavour, anch’essa aperta solo oggi per la sua visita: «Sono venuto oggi semplicemente per starvi vicino; sono qui a pregare con voi Dio che si ricorda di noi, perché nessuno si scordi di chi è in difficoltà» ha detto nell’omelia. E ha sottolineato quello che purtroppo avviene dopo ogni sisma nel nostro Paese: «Sono passati quasi tre anni e il rischio è che, dopo il primo coinvolgimento emotivo e mediatico, l’attenzione cali e le promesse vadano a finire nel dimenticatoio, aumentando la frustrazione di chi vede il territorio spopolarsi sempre di più». L’unica speranza è quella che viene da Dio: «Prego il Dio Vicino perché susciti gesti concreti di prossimità». Dopo la Messa e la recita dell’Angelus, Francesco ha raggiunto il Centro della Comunità San Paolo (dove ha trovato ad attenderlo alcuni doni) per il pranzo con i sacerdoti.
L’ultima tappa, infine, è stata l’incontro (fuori programma) con i bambini della Prima Comunione dell’arcidiocesi, riuniti nella palestra del Centro Sportivo dell’Università di Camerino. Anche a loro Francesco ha regalato parole di speranza: «Ricordate che Gesù vi aiuterà sempre. Gesù è sempre con la mano tesa per aiutare a rialzarci».
PARLA IL VESCOVO DI CAMERINO: “QUELLA DEL PAPA E’ STATA UNA VISITA INTENSA E COMMOVENTE”
L’arcivescovo di Camerino-San Severino, monsignor Francesco Massara, è emozionato. «Tutti i momenti della visita sono stati intensi e commoventi. Quando il Papa è entrato nelle casette, quando ha fatto il suo ingresso nella cattedrale circondata dal silenzio, quando ha condiviso il pasto con i sacerdoti e, ancora, quando ha abbracciato i bambini della prima comunione. Abbiamo vissuto una festa bellissima». E proprio grazie a lui l’eccezionale visita di Francesco nel territorio sfregiato delle Marche si è potuta concretizzare.
Monsignor Massara, proveniente dalla non facile terra di Calabria e da meno di un anno alla guida della diocesi famosa anche per l’università, era andato qualche mese fa in udienza dal Papa proprio per informarlo sui dolori e il dramma della “sua” gente. In particolare, aveva riferito al Pontefice la sofferenza dei bimbi. Alcuni hanno pianto tanto in questi tre anni dopo il sisma, «perché papà e mamma hanno cominciato a litigare», sommersi dai problemi provocati dal terremoto. Così in un attimo il Papa si è convinto e ha detto a Massara: «Andiamo».
Lei è sempre stato accanto al Papa. Che cosa le ha detto quando eravate a tu per tu?
«Mi ha ripetuto più volte la sua grande vicinanza alla nostra gente, il suo amore verso questo popolo che non finisce qui, con la visita, ma che continuerà anche dopo attraverso gesti concreti!».
Ad esempio?
«Il Santo padre pagherà la costruzione di un centro comunitario e di una chiesetta nel comune distrutto di Ussita (MC), un piccolo paese con appena 409 abitanti ma che tutti sanno essere altamente simbolico. È una comunità montana ferita anche perché più difficilmente raggiungibile».
I fedeli che cosa le hanno detto?
«Mi hanno parlato di una gioia immensa, soprattutto i bambini nell’ultima tappa, ma anche tanto gli anziani. Si sentono incoraggiati e respirano una nuova speranza. Parliamo di persone anche molto in là con gli anni che a causa di quello che è successo hanno dovuto lasciare le loro case, con tutto il carico di affetti che c’è dentro».
Lei ha lanciato un monito alle istituzioni, perché?
«È cruciale ora che l’attenzione su Camerino e tutto il territorio colpito delle Marche non cali. Le promesse non devono finire nel dimenticatoio. Vede, al terremoto geologico di tre anni fa, ora non deve aggiungersi il terremoto delle promesse».
Quali sono i problemi più urgenti da superare?
«La priorità si chiama burocrazia. Bisogna velocizzare le cosiddette pratiche in modo da poter garantire a chi ha perso qualcosa con il sisma di poter recuperare l’ordinarietà perduta e di conseguenza scongiurare l’incentivarsi di un processo già molto avanzato come lo spopolamento del territorio».
C’è altro da fare?
«L’arrivo del Papa è stato un vero toccasana per l’azione che anche noi stiamo compiendo: spronare le parti sociali perché si lavori in sinergia e con uno vero spirito di collaborazione».
La vostra chiesa come ha vissuto l’evento?
«Francesco è venuto come il Buon Samaritano che versa l’olio della consolazione e il vino della speranza. La comunità ecclesiale si è preparata con tanti momenti di preghiera. Anche questa chiesa, dopo il sisma ha avuto un momento di stanchezza. Adesso, irrobustiti nella Fede, ripartiamo». (di Nina Fabrizio)
di Tiziana Lupi
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