Migliaia di argentini in pellegrinaggio. Pensando al Papa

30 Settembre 2016 Mondo di Francesco, News

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Credit Getty Images

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Sabato 1 ottobre è una data importante in Argentina: si tiene il quarantaduesimo pellegrinaggio dei giovani al Santuario di Lujàn, un luogo molto importante per i fedeli locali. Del resto è «La casa di nostra madre», come amava chiamarla monsignor Bergoglio, che ha generato l’evento di fede più grande e seguito di tutto il Paese.

Anno dopo anno la quantità dei partecipanti è andata crescendo, da quando nel 1975 cominciarono a mettersi in cammino circa 30.000 persone; divennero 40.000 l’anno seguente fino a essere in più di 100.000. Per Bergoglio e per i vescovi della chiesa Argentina è una dimostrazione della religiosità popolare, della fede del popolo di Dio che risponde spontaneamente alla chiamata interiore.

Da 42 anni è ormai dimostrato che questo pellegrinaggio è un evento spontaneo: ancora oggi è impossibile prevedere la quantità di persone che andranno a visitare la Vergine, patrona degli argentini.

La tradizionale camminata inizia sabato 1° ottobre a mezzogiorno, dalla parrocchia di San Gaetano di Liniers, con una marcia di più di 60 km per arrivare al Santuario di Lujàn. Qui, domenica mattina si celebrerà la messa nella basilica.

Per gli argentini è un appuntamento scritto in agenda. La gente sa che la prima settimana di ottobre si va a Lujàn, si va a visitare la Vergine! Da ogni parte del Paese ci si dà appuntamento e non importa se durante l’anno non si è vissuto da buoni cristiani. Quello che conta è che il primo sabato di ottobre si è chiamati all’appuntamento con la Vergine.

Nostra Signora di Lujàn è la Vergine patrona dell’Argentina.

Questa la storia. Nel maggio del 1630 Antonio Farìas, un ricco agricoltore di Santiago del Estero, voleva costruire una cappella. Fece arrivare  due immagini dell’Immacolata Concezione dal Brasile. I carri che trasportavano le icone, trainate da buoi, si fermarono sulle rive del fiume Lujàn, a 67 chilometri da Buenos Aires.

Non ne volevano sapere di ripartire. I buoi ripresero la marcia solo  quando venne tolta una delle immagini della Vergine. Un miracolo per i presenti che decisero di non portare oltre il fiume quell’immagine, donandola alla famiglia di Don Rosendo de Oramas che viveva in quella zona. Su ordine di Farìas, Manuel, uno degli uomini della carovana, divenne custode del dipinto, la famiglia Oramas costruì una cappelletta e iniziò il pellegrinaggio da Buenos Aires.  

Alla morte di don Rosendo, la signora Ana de Matos, proprietaria dei terreni circostanti, volle far costruire sul proprio terreno una cappella per proteggere la Madonna. La donna pose l’immagine della Vergine nel suo oratorio, ma la mattina seguente scoprì che non era più sull’altare dove l’aveva lasciata. I sospetti ricaddero sul servo Manuel poiché l’immagine della Vergine si trovava nella vecchia cappella.

Ma nei giorni successivi le misteriose sparizioni continuarono e a nulla servì incatenare il guardiano Manuel: l’icona compariva nuovamente nella vecchia cappella. A quel punto la signora si rivolse al vescovo. La decisione presa fu di lasciare l’immagine della Vergine dove si trovava. Ora il Santuario di Lujàn (costruito due secoli dopo) è uno dei più importanti luoghi di culto del Sudamerica.

Come per moltissimi argentini, anche per monsignor Bergoglio il pellegrinaggio era un momento centrale dell’anno. E come per la festa di San Gaetano (ne abbiamo parlato sul n. 32), la gente si ritrova a pregare: non va a chiedere, va a rendere grazie. Spontaneamente. Così tanti giovani si organizzano per andare a Lujàn, cantando, conversando, bevendo mate. Si muovono in gruppo e la meta è pregare davanti alla Vergine.

Bergoglio partecipava ogni anno al pellegrinaggio. Molti ricordano che quel Santo Padre che oggi a Roma sta tra la gente o confessa i ragazzi all’aperto  è lo stesso di quando, il sabato notte a Lujàn,  confessava fino all’alba come un sacerdote qualunque. Chi c’era riferisce che era cosa normale vederlo camminare fra la gente in piazza. 

Già alle 7 del mattino monsignor Bergoglio celebrava una messa solenne, con un messaggio per i giovani. Non doveva durare molto e doveva avere un’omelia corta e concreta, nel rispetto dei pellegrini stanchi dopo ore di cammino. Nella sua ultima omelia a Lujàn da cardinale, Bergoglio ha usato parole toccanti e ancora attuali: «Madre insegnaci a lavorare per la giustizia» era il titolo ed era ispirata da uno dei bigliettini lasciati dai fedeli come preghiera alla Vergine. 

Sono parole bellissime. Eccole: “Qui a Lujàn, ogni pellegrino viene ricevuto e ascoltato. Essere ricevuto e ascoltato è un grande atto di giustizia; e grazie a questo noi siamo in pace, preghiamo e germogliano cose molto sincere nel cuore, nella preghiera con la Vergine. 

E per questo nasce la necessità di essere più fratelli, occuparci di più e meglio gli uni degli altri. Questo già significa essere giusti. Qui a Lujàn apprendiamo a essere persone giuste, perché con il cuore sereno e perdonato, siamo pieni dell’amore di Dio, per questo la nostra visione è più profonda. Apprendiamo tutti a lavorare per la giustizia, per questo, teniamo sempre il cuore aperto, il cuore grande che ci animi a fare questa richiesta. Che a nessuno manchi questa attitudine del cuore, quella di dover apprendere ogni giorno a essere più giusto nella vita”.

di Adriano Alimonti e Federico Wals

 

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