Zizzania, così Francesco spiega la parabola

25 luglio 2014 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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Roma oggi è afosa, bollente. Ai tantissimi turisti che la affollano si mostra più che luminosa: è accecante. Sembrano più lucenti del solito anche i marmi del colonnato di piazza San Pietro, in contrasto con il nero dei sampietrini”, i sassi del selciato di via della Conciliazione.

A mezzogiorno, puntualissimo e sorridente come sempre, papa Francesco si affaccia dal palazzo Apostolico. Il tema “religioso” dell’Angelus di oggi è, com’è quasi consuetudine, ispirato da un brano del Vangelo letto questa mattina nelle chiese. Viene dal Vangelo di Matteo ed è il passo in cui Gesù racconta la parabola del buon grano e della zizzania. «Una parabola piuttosto complessa», ammette il Santo Padre, «che affronta il problema del male nel mondo e mette in risalto la pazienza di Dio».

Francesco racconta ai pellegrini che lo osservano dalla piazza, la scena che «si svolge in un campo dove il padrone semina il grano; ma una notte arriva il nemico e semina la zizzania, termine che in ebraico deriva dalla stessa radice del nome Satana, e richiama il concetto di divisione».

Lo sporco lavoro dello zizzaniatore
Il Papa ricorda che il demonio è uno «zizzaniatore». Questa parola insolita fissa ancora di più l’attenzione dei fedeli. Chi è lo zizzaniatore? È «colui che cerca sempre di dividere le persone, le famiglie, le nazioni e i popoli». I servitori del padrone del campo gli chiedono se devono sradicare l’erba cattiva, ma lui li mette in guardia dal pericolo di strappar via anche il grano, tanto simile alla zizzania. Nel racconto, evidenzia Francesco, c’è un doppio insegnamento. Ecco il primo: «Il male che c’è nel mondo non proviene da Dio, ma dal suo nemico, il Maligno».

La pazienza non sia mai indifferenza
E qui Francesco lascia il testo scritto e procede a braccio: «È curioso: il maligno va di notte a seminare la zizzania, nel buio,nella confusione; lui va dove non c’è luce per seminare la zizzania. Questo nemico è astuto: ha seminato il male in mezzo al bene, così che è impossibile a noi uomini separarli nettamente; ma Dio, alla fine, potrà farlo».

Il secondo insegnamento nasce dalla contrapposizione tra l’impazienza dei servi e la paziente attesa del proprietario del campo, che naturalmente rappresenta Dio. «Noi a volte abbiamo una gran fretta di giudicare, classificare, mettere di qua i buoni, di là i cattivi», ammonisce il Pontefice: il Signore, invece, sa aspettare. «Egli guarda nel “campo” della vita di ogni persona con pazienza e misericordia: vede molto meglio di noi la sporcizia e il male, ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino». E poi, come accade spesso, Bergoglio dice che «è bello» che Dio ci aspetti, ci perdoni.

Infine mette in luce l’atteggiamento speranzoso del padrone fondato «sulla certezza che il male non ha né la prima né l’ultima parola». E sottolinea: «Attenzione: la pazienza evangelica non è indifferenza al male; non si può fare confusione tra bene e male! Di fronte alla zizzania presente nel mondo il discepolo del Signore è chiamato a imitare la pazienza di Dio».

Saremo giudicati sulla misericordia
Alla fine, rassicura il Papa, il male sarà tolto, eliminato, e «saremo tutti giudicati con lo stesso metro con cui abbiamo giudicato». Con quale metro? «La misericordia che avremo usato verso gli altri sarà usata anche con noi». Misericordia: la parola chiave del magistero di Francesco

La zizzania un pianta che fa solo danni
Mettere zizzania” è un modo di dire comune quando si vuole indicare l’azione di chi cerca di dividere, separare, gettare fango su altri. Questo modo di dire deriva dal Vangelo di Matteo, e in particolare dal suo capitolo 13. Qui Gesù parla del Regno dei Cieli e dell’opera del Signore alla folla attraverso alcune parabole. Tre fra esse, in particolare, si rifanno alla quotidianità dell’attività agricola: la parabola del Seminatore, quella del granello di senape e, appunto, quella delle zizzanie (versetti 24-30).

In questa parabola viene citata la zizzania una specie di gramigna, detta anche “loglio cattivo”, molto simile al grano, che nuoce alle piante vicine e proprio per questo è stata presa a simbolo della discordia” : essa si confonde con i cereali buoni ottenendo il risultato di danneggiarli. La radice ebraica della parola zizzania è “znh” che significa “mettersi in vendita” pertanto il grano è “degenerato” mutato in peggio, traviato e guastato. Chi separa, però, è anche Satana, un nome che viene dall’ebraico e significa “avversario” (tsar)” : la radice di questa parola richiama il verbo “osteggiare, mostrare ostilità”.

È interessante ricordare poi che di zizzania si parla anche nel Vangelo di Tommaso apostolo. Questo Vangelo non è uno dei quattro vangeli canonici (scritti da Matteo, Marco, Luca e Giovanni), ma uno dei cosiddetti” Vangeli apocrifi” (letteralmente: da nascondere, riservati a pochi), un gruppo di testi riguardanti la vita di Gesù, che nel tempo sono stati esclusi (magari perché portatori di informazioni giudicate scorrette) dall’insieme dei Libri che compongono il Nuovo Testamento nella Bibbia. Il ” Vangelo di Tommaso” è una raccolta di 114 detti di Gesù, uno dei quali è una sintesi della parabola delle zizzanie.

di Benedetta Capelli

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