La Via Crucis nella storia

17 aprile 2014 Foto e video story

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La Via Crucis, atto di fede nel sacrificio di redenzione di Cristo (credits: Corbis Images)

La Via Crucis, atto di fede nel sacrificio di redenzione di Cristo (credits: Corbis Images)

 

La storia della Via Crucis al Colosseo inizia nell’Anno Santo del 1750. Fu papa Benedetto XIV, il bolognese Prospero Lambertini, a introdurre la pia devozione nell’anfiteatro Flavio in memoria dei martiri cristiani che – si diceva – vi avevano trovato la morte, sbranati dalle fiere o uccisi dai gladiatori. Il Pontefice fece consacrare l’intero monumento ai martiri della Fede e vi fece installare le edicole con le 14 stazioni; volle anche che ci fosse collocata una grande croce.

L’esecuzione del lavoro venne affidata a Leonardo Casanova, frate minore francescano, poi proclamato santo con il nome di san Leonardo di Porto Maurizio, che nella sua vita eresse ben 572 Via Crucis. Nel frattempo si era affermata la sequenza definitiva delle stazioni come viene recitata anche oggi.  Dal quel momento il Colosseo divenne meta molto popolare della Via Crucis per i cristiani, non solo durante la Settimana Santa. I fedeli percorrevano la Via Sacra in processione per concludere il loro percorso nell’anfiteatro.

Dopo il 1870, con l’unità d’Italia, questa devozione non venne più ripetuta e, anzi, furono rimosse sia le edicole sia la croce. Nel 1926, mentre la Santa Sede e lo Stato italiano discutevano quelli che sarebbero diventati i Patti Lateranensi, la croce venne ricollocata nel Colosseo, non più al centro, ma di lato. Nel 1959 Giovanni XXIII tornò a celebrare il rito nell’anfiteatro, ma poi non lo ripeté più. Si dovette attendere Paolo VI nel 1964 perché la Via Crucis tornasse stabilmente nel Colosseo il Venerdì Santo.

Con papa Montini venne anche la consuetudine della diretta televisiva, curata dalla Rai, prima in eurovisione e poi – dal 1977 – in mondovisione e a colori. Per scrivere i testi delle meditazioni sono sempre stati chiamati teologi, suore, uomini di cultura laici e no, dal poeta Mario Luzi al cardinale Gianfranco Ravasi. Qualche volta sono stati gli stessi pontefici a scrivere le meditazioni. Lo fece Giovanni Paolo II nel 1984, a conclusione del Giubileo straordinario della 1750. Fra innovazione e tradizione, ha segnato la storia della Chiesa vi ai maxischermi al colosseo redenzione. È rimasta famosa poi la Via Crucis commentata dal cardinale Joseph Ratzinger sulla «sporcizia della Chiesa»alla vigilia della sua elezione. 

Indulgenza plenaria per chi partecipa
In passato anche il Pontefice portava la croce per qualche stazione. Questa usanza si interruppe con la malattia di Giovanni Paolo II: dopo i primi anni in cui la portò, seguì il rito dall’alto, accanto all’abside del tempio di Venere. Lo stesso hanno fatto Ratzinger e Bergoglio, che hanno atteso in preghiera, sul colle Palatino l’arrivo della processione. Così si alternano a portare la croce coppie di sposi, operai, religiosi, donne, ammalati… Quest’anno, vista l’attesa per l’affluenza di fedeli, per la prima volta sono stati collocati maxischermi sul Colosseo e lungo via dei Fori Imperiali. La sequenza e i temi delle 14 stazioni sono quelli tradizionali, ma in passato non sono mancate le trasformazioni (nel 2007, per esempio, il cardinale Ravasi cambiò alcuni dei temi). Resta sempre intatto, comunque, il valore del rito come atto di fede nel sacrificio di redenzione di Cristo. Partecipando alla Via Crucis, il fedele che sia già confessato e comunicato, ottiene l’indulgenza plenaria, cioè la remissione totale delle pene temporali del Purgatorio.

di Ignazio Ingrao

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