Via Crucis, il Papa: “Dio non dimentica mai i suoi figli”

3 aprile 2015 Foto e video story

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La Via Crucis è costituita da 14 stazioni che  ripercorrono la salita di Gesù Cristo al Calvario, la crocifissione e la morte (credits: Agf)

La Via Crucis è costituita da 14 stazioni che ripercorrono la salita di Gesù Cristo al Calvario, la crocifissione e la morte (credits: Agf)

Viene racchiuso nelle prime parole che papa Francesco ha pronunciato al termine della Via Crucis il senso, non solo del rito che si stava svolgendo come ogni anno al Colosseo, ma di tutta la celebrazione pasquale: «O Cristo, crocifisso e vittorioso, la tua Via Crucis è la sintesi della tua vita» ha detto, definendola «la realizzazione del tuo infinito amore per noi peccatori e il compimento definitivo della rivelazione e della storia della salvezza».

Anche quest’anno la Via Crucis presieduta dal Pontefice è stata estremamente suggestiva e a coinvolgere, forse anche più del solito i fedeli accorsi in gran numero al Colosseo e tutti coloro che l’hanno seguita in televisione, hanno contribuito le meditazioni del vescovo emerito di Novara, monsignor Renato Corti. Perché nei suoi testi è stato Gesù stesso a parlare in prima persona, offrendoci per la prima volta la possibilità di provare a capire cosa abbia provato davvero mentre veniva torturato, oltraggiato e crocifisso per noi.

Una sofferenza atroce nella quale papa Francesco ha voluto vedere la sofferenza di tanti altri: «Nel tuo sentirti abbandonato, noi vediamo tutti gli abbandonati dai familiari, dalla società, dall’attenzione e dalla solidarietà. Nel tuo corpo scarnificato, squarciato e dilaniato, noi vediamo i corpi dei nostri fratelli abbandonati lungo le strade, sfigurati dalla nostra negligenza e dalla nostra indifferenza. In Te, divino amore, vediamo ancora oggi i nostri fratelli perseguitati, decapitati e crocifissi per la loro fede in Te, sotto i nostri occhi o, spesso, con il nostro silenzio complice».

“La croce ci libera dai nostri fardelli”
Dunque, la Croce come simbolo di tante altre croci, disseminate in tutto il mondo, che Francesco non dimentica mai di ricordare. Ma, anche, la Croce che con il suo peso «ci libera da tutti i nostri fardelli». Per questo il papa, rivolgendosi ancora al Signore, ha aggiunto che «nella Tua obbedienza alla volontà del Padre, noi ci accorgiamo della nostra ribellione e disobbedienza. In te, venduto, tradito e crocifisso dalla tua gente e dai tuoi cari, noi vediamo i nostri quotidiani tradimenti, le nostre consuete infedeltà. Nella tua innocenza, Agnello immacolato, noi vediamo la nostra colpevolezza».

Profondamente colpito dal momento che stava vivendo, ripercorrendo la salita di Gesù verso il Calvario, la sua crocifissione e la sua morte, Francesco come sempre non ha usato mezzi termini e ha richiamato ogni credente alle sue responsabilità: «Nel tuo viso schiaffeggiato, sputato e  sfigurato, noi vediamo tutta la brutalità dei nostri peccati. Nella crudeltà della tua Passione, noi vediamo la crudeltà del nostro cuore e delle nostre azioni». Per questo, ha rivolto al Signore una preghiera a nome di tutti i fedeli, chiedendogli di imprimere «nei nostri cuori sentimenti di fede, speranza, di carità, di dolore dei nostri peccati» e di portarci «a pentirci per i nostri peccati che ti hanno crocifisso».

Ed ecco chi ha portato la croce
Poi, perché i nostri buoni propositi non rimangano, come spesso purtroppo accade, solo belle parole, ha aggiunto: «Portaci a trasformare la nostra conversione fatta di parole in conversione di vita e di opere. Portaci a custodire in noi un ricordo del tuo volto sfigurato per non dimenticare mai l’immane prezzo che hai pagato per liberarci». Le ultime frasi che Francesco ha pronunciato sono sembrate quasi una sottolinea tura di quello che aveva caratterizzato la Via Crucis appena conclusa.

Come a portare la Croce nelle quattordici stazioni erano stati rappresentanti di diverse categorie (una famiglia numerosa, una con figli adottivi, una donna malata, alcune suore, due religiosi Custodi di Terra Santa, fedeli provenienti da Iraq, Siria, Nigeria ed Egitto, il cardinale vicario di Roma Agostino Vallini), così il Pontefice ha pregato il Signore di insegnarci «che Dio non dimentica mai nessuno dei suoi figli e non si stanca mai di perdonarci e di abbracciarci con la sua infinita misericordia» e anche di insegnarci «a non stancarci mai di chiedere perdono e di credere nella misericordia senza limiti del Padre».

Terminata la preghiera, Francesco si è rivolto ai fedeli , esortandoli a tornare «a casa col ricordo di Gesù, della sua Passione e del suo grande amore . E, anche, con la speranza della sua gioiosa Risurrezione».

(credits: Getty Images)

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Curiosità: le voci e i volti della Via Crucis
Le letture delle meditazioni e delle preghiere della Via Crucis hanno avuto, per i telespettatori, le loro voci e i loro volti: la conduttrice Francesca Fialdini, già nota al pubblico di Raiuno per la sua presenza nel programma “Uno Mattina”, il vaticanista Orazio Coclite, uno dei giornalisti più apprezzati di Radio Vaticana, spesso voce anche di trasmissioni della Rai, e la giornalista Simona De Santis, che legge il giornale di Radio Vaticana delle 14.

 

 

 

(credits: Getty Images)

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Curiosità: “Che emozione la Via Crucis”
Francesca Fialdini non ha problemi ad ammetterlo: «Fino a pochi minuti prima ero terrorizzata!» esclama, parlando della sua partecipazione come lettrice alla Via Crucis al Colosseo. Per questo, pur non avendo molto tempo a disposizione («La proposta è arrivata solo dieci giorni prima»), ha cercato di prepararsi nel migliore dei modi: «Ho letto, riletto e riletto ancora i testi che mi erano stati assegnati. 

Poi ho rivisto le trasmissioni degli anni passati, nelle quali il mio ruolo era stato affidato a grandi attrici, e ho rivisto il film “La passione” di Mel Gibson perché avevo bisogno di emozioni forti per poter rendere l’intensità dell’incontro della madonna con il Figlio diretto al Calvario ».

Due, in particolare, sono le meditazioni che l’hanno colpita: «La dura condanna contro l’uccisione dei cristiani, all’indomani del terribile attentato in Kenya, e la riflessione sulle donne, una sorta di incontro fra tre pontificati perché da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI e a Francesco, l’attenzione al “genio femminile”non è mai venuta meno».

di Tiziana Lupi

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