Via Crucis: le meditazioni di papa Francesco

3 aprile 2015 Foto e video story

tweet
Colosseo, 18/04/2014, Roma - Italia (credits: Getty Images)

Colosseo, 18/04/2014, Roma – Italia (credits: Getty Images)

Uno dei momenti più intensi e partecipati del triduo pasquale è la Via Crucis al Colosseo, presieduta dal Papa e trasmessa in mondovisione. Quest’anno Francesco ha chiesto al vescovo emerito di Novara, monsignor Renato Corti di scrivere le meditazioni per le 14 stazioni. E il vescovo ha scelto una struttura narrativa originale: Gesù parla in prima persona .

Ce lo spiega così: «Ho deciso di mettermi a contemplare Gesù mentre fa il percorso cercando di immaginare cosa potrebbe pensare. Tento di esprimere lui, dandogli la parola. È un parlare in prima persona singolare, ma anche plurale… Quando esprimo il “noi” dando voce alla gente che lui incontra. Ho voluto aiutare a mettersi dentro la scena evangelica facendone parte, guardando a Gesù e a chi sta intorno a Lui».

Monsignor Corti si è ispirato inoltre alla figura di san Giuseppe, il custode di Maria e Gesù, alla quale papa Francesco ha dedicato la sua prima omelia, all’inizio del pontificato: «La parola chiave che attraversa tutte le meditazioni è custodia», osserva Corti. «Mi sono ricordato, in particolare, del passaggio in cui il Papa appena eletto diceva che la Croce è il vertice luminoso dell’amore di Dio che ci custodisce. Ecco, mi sembra che anche noi siamo chiamati a essere custodi per amore nei confronti dell’uomo».

 1 Gesù è condannato a morte.
Ancor più dei primi discepoli, siamo noi, o Gesù, a essere fragili nella fede. Rischiamo pure di tradirti, mentre il tuo amore ci dovrebbe indurre a crescere nell’amore per Te. Ci occorrono preghiera, vigilanza, sincerità e verità.

2 Gesù abbraccia la sua Croce.
Oggi vi sono uomini donne imprigionati, condannati o trucidati perché credenti. Essi non si vergognano della tua croce.

3 Gesù cade sotto il peso della croce. 
Questo è il giorno nel quale non dobbiamo somigliare al fariseo che loda se stesso, ma al pubblicano che non osa nemmeno alzare il capo. Perciò chiediamo con fiducia a Te il perdono.

4 L’incontro con la Madre.
Il dramma che Tu affronti insieme con tua Madre per una viuzza di Gerusalemme, ci fa pensare ai tanti drammi familiari presenti nel mondo.

5 Il Cireneo aiuta Gesù a portare la croce
Consideriamo una tua grazia il fatto che non manchino tra noi dei cirenei. Essi portano la croce degli altri. Lo fanno con perseveranza. A motivarli è l’amore.

6 Veronica asciuga il volto di Gesù.
Nei Vangeli le donne hanno un posto rilevante. Hanno assistito Te e gli apostoli. Alcune di loro sono state presenti durante la tua passione. Il genio femminile ci sprona a vivere la fede con affetto.

7 Gesù cade per la seconda volta.
Quanta tristezza nell’abisso di molte anime, ferite dalla solitudine, l’abbandono, l’indifferenza, la malattia, la morte di una persona cara!

8 Gesù incontra le donne di Gerusalemme. 
Forse anche oggi, Gesù, vedendo le nostre città, puoi avere motivo per piangere. Anche noi possiamo essere ciechi nei tuoi confronti, senza
comprensione della via di pace da te indicata.

9 Gesù cade per la terza volta.
Di fronte all’amore tuo, non stiamo rischiando di lasciarci ammaliare dal mondo per il quale la tua passione e morte è “stoltezza e scandalo”, mentre è “potenza e sapienza”?

10 Gesù spogliato delle vesti.
La tua tunica, Signore, ci fa meditare su un momento di grazia e su avvenimenti che  violano la dignità dell’uomo.

11 Gesù è inchiodato sulla Croce.
Ti guardiamo e sorgono nella nostra coscienza interrogativi: quando sarà abolita la pena di morte, ancor oggi praticata in numerosi Stati?

12 Gesù muore sulla Croce.
Sulla croce, Gesù, hai pregato. Proprio in questo modo hai vissuto il culmine della tua vocazione emissione. Siamo stati affidati a tua Madre. Ci hai chiesto di accoglierla nella nostra vita.

13 Gesù è deposto dalla Croce.
Gesù è passato al Padre. La sua passione ci dona la grazia di scoprire la passione di Dio per l’uomo.

14 Gesù viene deposto nel sepolcro.
Il corpo dei condannati alla crocifissione era giudicato non degno nemmeno della sepoltura. Ma due uomini autorevoli, Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, hanno invece custodito il corpo di Gesù.

di Ignazio Ingrao

TAG

, , , , ,

VEDI ANCHE