Un’arca di cioccolato per il Papa

25 novembre 2016 Mondo di Francesco

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Credit Osservatore Romano

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gruppi di studenti presenti in piazza San Pietro per l’udienza generale sono tantissimi e il Papa ama intrattenersi coi ragazzi che lo circondano a festa, così come ama far felici i bambini. Così ne ha  invitati 4, stavolta tutte femmine, a salire sulla papamobile per accompagnarlo nel giro tra i fedeli.

Ma non mancano i regali “straordinari” che da tutto il mondo arrivano qui solo per lui. Come la grande arca di cioccolato, da 140 chili, donata al Pontefice dall’associazione “La band degli orsi”, impegnata in prima linea per aiutare i bambini ricoverati negli ospedali e le loro famiglie. Una scultura “golosa” con tutti gli animali protagonisti della storia biblica, la cui realizzazione ha coinvolto 50 pasticcieri italiani capitanati dal maestro Antonio le Rose. 

Proprio per i bambini arriva l’appello di Francesco alla Comunità internazionale, per la Giornata mondiale dell’infanzia, affinché siano sempre protetti, «non cadano mai in forme di schiavitù, reclutamento in gruppi armati e maltrattamenti»  e abbiamo sempre garantito il diritto alla scuola e all’educazione. Il saluto più caloroso è nuovamente per le popolazioni terremotate del Centro Italia: «Preghiamo per loro e per i familiari e continuiamo ad essere solidali con quanti hanno subito dei danni.

Nella catechesi, l’ultima dell’Anno Santo, Francesco parla di una particolare opera di misericordia che ci coinvolge tutti: sopportare le persone moleste. Dice Bergoglio: «Siamo tutti molto bravi nell’identificare una presenza che può dare fastidio: succede quando incontriamo qualcuno per la strada, o quando riceviamo una telefonata…

Succede anche, a volte, che le persone fastidiose sono quelle vicine a noi, più vicine, anche: tra i parenti c’è sempre qualcuno; sul posto di lavoro non mancano; e neppure nel tempo libero ne siamo esenti. Che cosa dobbiamo fare con le persone moleste? Ma, anche noi tante volte siamo molesti agli altri, eh?». Pazienza è la parola che Francesco ci consegna: «Guardiamo soprattutto a Gesù: quanta pazienza ha dovuto avere nei tre anni della sua vita pubblica. Gesù insegna ad andare sempre all’essenziale e a guardare più lontano per assumere con responsabilità la propria missione».

di Cecilia Seppia

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