Un viaggio coraggioso che migliorerà il mondo

6 dicembre 2017 News

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50 CoverCari lettori, quello che vi raccontiamo in questo numero è un viaggio speciale. Certamente è stato uno dei più significativi tra i tanti, pur importantissimi, che ha fatto Francesco. Visitare due Paesi dell’Asia che rappresentano realtà complesse e contraddittorie è una di quelle sfide che piacciono al Papa. In Myanmar (l’ex Birmania), una nazione che cerca faticosamente di uscire da una situazione politica difficile, fatta di prepotenze e controllo delle libertà personali e religiose, dove è in corso una delicata fase di transizione e dove la maggioranza della popolazione è di fede buddista, Francesco ha aperto un dialogo importantissimo anche con chi fa fatica a capire (o non vuole farlo), portando parole di speranza e di fratellanza. In Bangladesh, uno dei Paesi più poveri del mondo, ha addirittura ricevuto e abbracciato alcuni membri della comunità musulmana dei Rohingya, un popolo senza terra, spinto fuori dal Myanmar e costretto a rifugiarsi appunto in Bangladesh. Donne, uomini e bambini dimenticati, “ultimi della Terra”, perseguitati e cacciati dalle loro case, considerati addirittura “inesistenti” (tanto che al Papa era stato chiesto di non nominarli nemmeno). E invece Francesco li ha voluti incontrare, abbracciare e si è commosso davanti alla vita drammatica che persone timide, scosse e impaurite gli hanno raccontato dapprima titubanti, poi sempre più coinvolte e rassicurate dalle sue parole: «La presenza di Dio oggi si chiama anche Rohingya». Come sempre nei suoi viaggi, ma questa volta con una forza spirituale particolare, Francesco ha messo la sua figura a protezione di chi porta con sé il dolore del mondo. 

di Aldo Vitali

Il direttore de Il Mio Papa Aldo Vitali

Il direttore de Il Mio Papa Aldo Vitali

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