Un nuovo CD con i cori sacri per papa Francesco

2 novembre 2017 Parole e pensieri

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Credit Osservatore Romano

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Un cd che contiene il profumo della storia custodita nella Biblioteca Apostolica Vaticana e nel quale si ritrova la magia del Natale di Gesù, ma anche l’eco della bellezza della Cappella Sistina che è stato un particolarissimo studio di incisione. È questo e molto altro, Veni Domine, ultimo cd  frutto della collaborazione iniziata tre anni fa tra la Cappella Musicale Pontificia, diretta da monsignor Massimo Palombella, e la casa discografica Deutsche Grammophon.

Sedici brani firmati dai maggiori compositori del Rinascimento riscoperti dal maestro Palombella (già docente universitario) scandagliando il prezioso fondo “Cappella Sistina”, l’archivio di musica rinascimentale più grande del mondo. Un lavoro certosino molto gradito ai Papi. Benedetto XVI, noto appassionato di musica, ha ricevuto il cd dalle mani di monsignor Gäenswein dopo la presentazione nei giorni scorsi in Sala Stampa Vaticana. A Francesco lo ha consegnato direttamente mons. Palombella: «È stato contento» racconta il maestro della Cappella Musicale Pontificia: «Aveva approvato in precedenza il progetto; il Santo Padre è sempre aggiornato sulla nostra attività. Così abbiamo dato vita alla musica che sarebbe rimasta carta morta» spiega mons.

Palombella, parlando del disco. «Veni Domine contiene una musica antica e molto lontana da noi ma, alla luce degli studi fatti, è possibile scoprire le cose implicite contenute nella grafia rinascimentale. È in questo modo che recepiamo il mandato del Concilio Vaticano II ovvero il dialogo fecondo con la cultura. Così la musica del passato diventa musica per l’uomo di oggi e quindi anche annuncio del Vangelo». 

Il cd vanta la partecipazione della famosa mezzosoprano Cecilia Bartoli che, dopo aver apprezzato il lavoro della Cappella Musicale Pontificia, si è resa disponibile a una collaborazione. «Non è stato facile trovare un brano adatto ad una donna» afferma il maestro, «perché nel Rinascimento le donne non cantavano e nei periodi successivi c’erano gli strumenti musicali che in Sistina non si usavano. Siamo allora risaliti al Medioevo e abbiamo trovato un pezzo del compositore Perotinus, Beata viscera Mariae Virginis, dove il canto di un uomo o di una donna non è così vincolante». 

Da anni, la Cappella Musicale Pontificia si è aperta al mondo, con collaborazioni nel segno dell’ecumenismo, come accade ad esempio con il coro di Westminster Abbey. «Il segreto» afferma il maestro «è studiare, ricercare, sperimentare tanto ogni giorno esclusivamente in forza del mandato ecclesiale che ha la Cappella Sistina: annunciare il Vangelo attraverso l’arte. Facciamo le tournèe internazionali per andare nelle periferie. Tutto quello che la Sistina guadagna con la pubblicazione dei CD»  sottolinea mons. Palombella «è destinato esclusivamente alla carità del Papa».

di Benedetta Capelli

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