Tutto il valore degli oggetti di devozione

18 giugno 2017 Mondo di Francesco, News

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Credit Osservatore Romano

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Sono ancora freschi lo stupore e il dolore per il furto della preziosa reliquia di san Giovanni Bosco dalla basilica di Colle Don Bosco (AT). Lo smarrimento per un gesto così sacrilego suscita in ogni fedele delle riflessioni e, probabilmente, anche domande… Che cos’è esattamente una reliquia, per esempio? Quand’è che un “oggetto” diventa una reliquia?

E perché ci sono santi con reliquie sparse nel mondo? Sì, perché anche nella basilica astigiana era conservato un frammento del cervello di don Bosco, mentre le spoglie riposano nella basilica di Santa Maria Ausiliatrice a Torino, dove papa Francesco (legato ai Salesiani per tradizione familiare) rese loro omaggio con una preghiera…

Partiamo dall’inizio. La parola “reliquia” deriva dal latino reliquiae e significa “resti”. Quando parliamo di reliquia, dunque, ci riferiamo a qualcosa che resta di una persona che non c’è più. Ovviamente non di una persona qualunque, ma di un santo, un beato, un martire… E non stiamo parlando solo di oggetti del passato: abbiamo anche reliquie a noi contemporanee, basti pensare a quelle portate all’altare in occasione delle canonizzazioni.

Reliquia, dunque, può essere il corpo di una persona o una sua parte, o anche qualcosa che alla persona sia appartenuto. Da questo punto di vista, le reliquie sono suddivise in classi. 

“Reliquie di prima classe” sono gli oggetti associati alla vita di Gesù (per esempio legati alla Passione come frammenti della Croce, chiodi della crocifissione, spine della corona, la colonna della flagellazione… E ancora: la sacra culla, il santo pannolino…), i corpi dei santi o loro parti (anche piccolissime: frammenti di ossa, capelli, gocce di sangue…). 

Per “reliquie di seconda classe” si intendono, invece, vesti od oggetti utilizzati da un santo durante la sua vita; per esempio un saio (che magari viene suddiviso in minuscoli pezzettini), un cilicio, un rosario, un libro, un inginocchiatoio…

Le “reliquie di terza classe” sono oggetti entrati in contatto con reliquie di prima classe (per esempio il telo nel quale è stato avvolto la salma di un santo). Le “reliquie di quarta classe”, infine, sono oggetti entrati in contatto con reliquie di seconda classe: una cintola, una collana, il contenitore di un oggetto del santo… Tutte le reliquie, però, a qualsiasi classe appartengano, rappresentano per i fedeli un modo per sentirsi più vicini al santo o al beato che si sta pregando e al quale si chiede una grazia.

Le prime reliquie risalgono ai primi secoli dopo Cristo. La legge imponeva che i cristiani uccisi a causa della loro fede dovessero essere sepolti fuori dalle città. Così venivano asportate alcune parti dai loro corpi per poterle conservare altrove. Nei secoli successivi (e soprattutto nel Medioevo) l’usanza di suddividere i corpi dei santi in più parti è stata il modo per rispondere alla crescente richiesta di reliquie. Per una chiesa o un’abbazia possedere una reliquia voleva dire diventare una meta di pellegrinaggio e questo portava con sé la fama, (e anche denaro). 

È per questo motivo che a volte le reliquie (parti del corpo più grandi come mani, braccia e persino teste, o anche solo piccoli frammenti come un dito o un pezzetto di osso) venivano donate dai confratelli di una stessa congregazione, mentre altre volte il “dono” veniva imposto dalle autorità ecclesiastiche o da qualche laico potente. Naturalmente la reliquia era più pregiata quando derivava da un santo “importante” e soprattutto quando aveva a che fare con la “specificità” del santo: enorme valore potevano avere la lingua di un grande predicatore come sant’Antonio, gli occhi di santa Lucia, martirizzata proprio con la loro rimozione, o la testa di san Giovanni Battista.

In alcuni casi la reliquia poteva essere addirittura un… dono di nozze. Questo è il caso della Santa Casa di Loreto, cioè la casa in cui la Vergine Maria visse a Nazaret e dove ricevette la visita dell’angelo per l’Annunciazione: secondo la tradizione sarebbe stata trasportata in volo dagli angeli dalla Palestina a Loreto, ma in realtà sarebbe arrivata nelle Marche su una nave, come parte della dote di Ithamar, figlia del despota d’Epiro Niceforo I Angeli, per il suo matrimonio con Filippo I di Taranto. 

In altri casi, infine, donare una reliquia rappresentava un modo per saldare rapporti o cementare alleanze. Ne è un esempio la Corona di spine: in origine era conservata integra nella Sainte-Chapelle di Parigi, poi nei secoli sono state donate decine di spine un po’ ovunque e quindi della Corona rimangono solo i rami intrecciati.

Proprio per rispondere alla forte domanda di reliquie sorta nel Medioevo, a quel periodo risale anche l’usanza di fabbricarne di false. La situazione degenerò a tal punto che il Concilio di Trento, nel Cinquecento, intervenne stabilendo che la venerazione di una reliquia fosse ammessa solo in presenza di prove della sua autenticità.

di Tiziana Lupi

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