Papa Francesco in visita a Tor Bella Monaca

11 marzo 2015 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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Il grigio di palazzi lunghi e informi, il marrone di prati incolti… Tor Bella Monaca, località nella periferia orientale di Roma, ormai nella capitale è quasi sinonimo di lontananza dal centro. Ma oggi Tor Bella Monaca è anche il calore che si sente appena si arriva nella parrocchia di Santa Maria Madre del Redentore. Tutto il quartiere è qui: aspetta papa Francesco.

Lungo la strada che lo porta dalla Città del Vaticano alla meta di questa visita pastorale, però, il Santo Padre ha voluto fare una tappa nella chiesa di Santa Giovanna Antida in via dell’Archeologia, strada rinomata per la criminalità e lo spaccio: le due piaghe di Tor Bella Monaca. Lo attendono un’ottantina di disabili e ammalati e cinque famiglie indigenti che qui vengono assistite dalle missionarie delle carità di Madre Teresa di Calcutta. «Il Signore vi vuole tanto bene e mai ci abbandona, neppure nei momenti più brutti. Lui c’è sempre», è la certezza che regala il Papa.

Una preghiera, un lungo saluto, poi papa Bergoglio risale sulla Ford Focus blu e arriva in parrocchia. Nel campo sportivo sono già radunati bambini e ragazzi del catechismo. L’impatto per il Papa è forte: le magliette di 33 giovani – una lettera ciascuna – compongono una frase impegnativa: “La preghiera del Papa per me è un comando”…Siria di 8 anni, Alessia di 14 e Francesca di 17 sono scelti per rivolgere al Papa tre domande. Se Dio perdona tutti, chiedono, come mai esiste l’Inferno? «All’Inferno non ti mandano», dice Francesco. «Ci vai tu, perché tu scegli di essere lì. L’Inferno è volere allontanarsi da Dio, perché non si vuole l’amore di Dio».

Altro quesito, sulla morale cristiana e la difficoltà di vivere la sessualità secondo i dettami della Chiesa: il Pontefice ricorda che la moralità cristiana è una grazia, è la risposta all’incontro con Gesù e non un ripetere “questo sì” o “quello no”. Infine, la risposta più “personale”, su cos’abbia provato all’elezione: «Non so, mi hanno cambiato di diocesi. Io ero felice in una diocesi e adesso sono felice in un’altra. Mi hanno cambiato… », spiega aprendosi in un grandissimo sorriso. E aggiunge: «E mai lamentarsi quando la vita ti cambia di posto…».

Entrando nei locali della parrocchia, Francesco viene travolto dall’affetto di altri bambini e ragazzi. Sono quelli che frequentano i centri diurni, figli di tossicodipendenti e detenuti che vengono assistiti dopo scuola, i volontari preparano per loro la cena e poi li riportano a casa. Sono vivaci e circondano con entusiasmo Francesco, gli fanno anche indossare una sciarpa con tutti i loro nomi.

Non possiamo dire “devi! devi! devi!”
I passi di Francesco sono accompagnati da tanti cartelloni, fra i quali ne spicca uno: “Benvenuto a te papa Francesco che sei simpatico a noi bambini”. L’incontro più intenso della visita probabilmente è quello con il consiglio pastorale.

Francesco mostra di conoscere in profondità la situazione in cui vivono le persone del quartiere. «La gente di Tor Bella Monaca è buona», dice. «Ha soltanto un difetto, lo stesso di Gesù, Maria,Giuseppe: essere povera». Ma la bontà è messa alla prova dall’ingiustizia, che spinge a fare cose cattive, che spinge la vita contro un muro… Il segreto è accompagnare le persone – uno dei compiti più importanti per gli operatori pastorali – e allontanarle dai «mafiosi che sfruttano la gente povera per farle fare il lavoro sporco… E poi la polizia trova quella povera gente e non i mafiosi che sono tutti sicuri e pagano anche la sicurezza. O non è vero, questo!?», dice Francesco, che poi dà il suo “comandamento” pastorale: praticare la vicinanza, «Essere vicini alla gente», insomma.

«Noi non possiamo andare in una famiglia con i bambini ammalati o affamati, o che è caduta nel vizio, con il “Tu devi, tu devi, tu devi!”. No. Dobbiamo andare con la vicinanza, con quella carezza che Gesù ci ha insegnato. Per salvarci Dio si è fatto vicino a noi, si è fatto uno di noi: Gesù, e ha sofferto come noi! Questa è la strada: vicinanza». Finiti gli incontri il Papa confessa due ragazze e una volontaria del centro di Santa Giovanna Antida, e poi, in largo anticipo, celebra la messa in chiesa davanti al più anziano della zona, il signor Arseni,peruviano di 108 anni.

Nell’omelia, ripercorrendo il brano evangelico di Gesù che caccia i mercanti dal tempio, il Papa ricorda che non si può ingannare Dio, «fare finta di essere santi». L’invito per la Quaresima è di chiedersi nella preghiera se Gesù si fida di noi, se vogliamo aprire la porta del nostro cuore pieno di sporcizia.

«Pulisci la mia anima con la tua misericordia »: così invita a dire il Papa, perché solo così Gesù si fiderà di noi. Una consegna ai tanti cuori feriti di questo quartiere, cuori onesti che non nascondono le loro colpe, ma che non si vergognano di allungare la mano per chiedere aiuto.

Santa Maria Madre del Redentore, Roma (credits: Agf)

Santa Maria Madre del Redentore, Roma (credits: Agf)

 

Curiosità: la chiesa è opera di un grande architetto
La chiesa di Santa Maria Madre del Redentore è stata inaugurata nel 1987. Il progetto è dell’architetto fiorentino Pierluigi Spadolini (1922-2000), fratello del noto uomo politico repubblicano Giovanni Spadolini (1925-1994), presidente del Consiglio tra il 1981 e il 1982. L’edificio sacro è caratterizzato dai due pinnacoli che svettano verso l’alto e danno la suggestione di trovarsi di fronte a una grande, accogliente tenda in mezzo a un campo.

 

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