Sacra Sindone, la visita di Terence Hill

7 maggio 2015 Foto e video story

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08/01/2014 - Roma, Terence Hill (credits: Agf)

08/01/2014 – Roma, Terence Hill (credits: Agf)

All’inizio, forse, non lo avranno notato. Anche perché nessuno poteva aspettarsi che davanti alla Sindone ci fosse proprio lui, uno degli attori più conosciuti e amati dal pubblico italiano. Poi qualcuno deve essersi accorto che, sotto la visiera dell’immancabile cappellino, c’era Terence Hill, e così alcuni hanno cominciato ad avvicinarsi per stringergli la mano (stando attenti, naturalmente, a non fare male all’attore: aveva un braccio fasciato per una tendinite) o per rivolgergli un semplice saluto che lui, come è sua abitudine, non ha mancato di ricambiare… Tutto questo è accaduto qualche giorno fa nel Duomo di Torino.

Il popolarissimo “Don Matteo” televisivo (ma per tanti è anche l’indimenticabile Trinità, scanzonato cowboy degli spaghetti-western degli anni Settanta) si trovava nel capoluogo piemontese già da qualche giorno ed è arrivato al Duomo di buon mattino con la moglie Lori, cogliendo di sorpresa tutti, compresi i carabinieri di guardia che gli hanno chiesto di mettersi in posa con loro per una foto ricordo.

Come raccontato sul sito ufficiale dell’Ostensione, www.sindone. org, Terence Hill alle 7.00 ha partecipato alla messa e poi ha iniziato il percorso di avvicinamento al Telo, che prevede, tra l’altro, una “pre-lettura” di preparazione alla visione della Sindone, cioè la proiezione di immagini con dettagli del sudario.

Ammira Francesco e Benedetto XVI
Infine, come tutti i fedeli, Hill ha sostato in preghiera davanti al Sacro Lino senza dimenticare, prima di andar via, di firmare l’albo d’onore dell’Ostensione. Terence Hill non ha mai fatto mistero della sua fede, né tantomeno dell’ammirazione che nutre sia per papa Bergoglio sia per il papa emerito Ratzinger.

«Papa Francesco mi piace tantissimo, dice le cose che i nostri politici non hanno il coraggio di dire», ha detto qualche tempo fa, ricordando vividamente un esempio utilizzato dal Pontefice: «Ha usato l’immagine della Torre di Babele, dove era un dramma se cadeva un mattone, ma non succedeva niente se moriva un operaio, per farci capire che ci preoccupiamo tanto dei mercati ma non ce ne importa niente se muore un uomo».

Del papa emerito Benedetto XVI, invece, ha detto di ricordare in modo particolare «la grande capacità di spiegare il Vangelo»… Eppure, nonostante l’apprezzamento per i papi, Terence non ha mai voluto che il suo Don Matteo fosse più di un semplice parroco di campagna.

«C’era stata l’idea di fargli fare carriera, farlo diventare monsignore o vescovo», ha spiegato, «ma io ho preferito evitare: lui piace perché è così semplice e, come si dice, un sergente è sempre più simpatico di un generale».  La simpatia di Don Matteo dovrebbe tornare su Raiuno il prossimo anno, visto che il 18 maggio, a Spoleto, partono le riprese della decima stagione della fiction.

di Tiziana Lupi

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