Suore di clausura: la risposta alla Littizzetto

29 marzo 2015 Foto e video story

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Papa Francesco, Duomo di Napoli, 21/03/2015 (credits: Getty Images)

Come sappiamo, per la visita di papa Francesco a Napoli le monache di sette monasteri napoletani hanno ricevuto il permesso dal cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, di partecipare all’incontro con il Santo Padre nel Duomo. Un momento che si è trasformato in un divertente siparietto.

Alcune religiose sono corse ad abbracciare, baciare, stringere le mani al Pontefice, porgendogli i loro regali. Spinte da un genuino e strabordante entusiasmo che è finito per chiamare i sorrisi divertiti dei presenti. «Un’espressione di tenerezza nei suoi confronti», spiegano le clarisse.

È cominciato con una battuta in tv
Lo stesso cardinale Sepe aveva immediatamente commentato i loro gesti con alcune battute, nel vano tentativo di contenere il loro incontenibile affetto.

Una scena che forse ha stupito chi non conosce da vicino le comunità di suore contemplative, dedite sì alla preghiera e al lavoro, ma anche pervase da un’umanità profonda e, soprattutto, pronte ad ascoltare chi bussa al loro monastero e vuole confrontarsi con loro nel “parlatorio” (è la sala dedicata all’incontro con i visitatori). Chi si è, forse, fatta ingannare dall’immagine un po’ stereotipata delle religiose è stata l’attrice e comica Luciana Littizzetto.

Nel suo consueto intervento domenicale nel corso della trasmissione di Raitre “Che tempo che fa”, la comica torinese si era chiesta scherzosamente se in quell’occasione le monache avessero visto per la prima volta un uomo. Una battuta non cattiva, ma un po’ pungente. E così, per smentire qualche luogo comune, le clarisse cappuccine di Napoli hanno risposto.

Le claustrali al passo con i tempi
Lo hanno fatto utilizzando il sito Internet amato dai giovani, ossia il “social network” (in inglese si può tradurre come “rete sociale”) Facebook, dove hanno pubblicato un messaggio.

Una replica concisa, che contiene un implicito invito a scoprire il mondo della clausura. Le loro chiese sono, infatti, spesso aperte per condividere i momenti di preghiera ; in molti casi le claustrali organizzano incontri e per raccontare la loro esperienza.

E inoltre, il loro monastero non è il solo ad avere un sito Internet o una pagina Facebook per comunicare con l’esterno. «Non pensavamo a tanto clamore, ma non ce la siamo sentita di lasciar correre», aggiungono serenamente le clarisse cappuccine.

Uno scambio a distanza che si è concluso nel miglior modo possibile: «Chiedo scusa a loro se si sono sentite offese. Ma per ridere bisogna prendere in giro», ha detto la Littizzetto. Scuse che la madre Badessa delle clarisse ha immediatamente accolto: «Pace fatta!». E pace sia.

di Laura Badaracchi

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