Suor María Josefina, la missionaria amica di Bergoglio

1 aprile 2015 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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La sua simpatia e il suo carattere affettuoso fanno di lei una persona amata da tutti coloro che la incontrano. Coi suoi 92 anni pieni di vita e la sua figura sottile e agile, suor María Josefina attraversa il patio del collegio dove vive adesso che è “pensionata”, dietro alla basilica San José de Flores.

Sorella della Sagrada Familia di Urgel e instancabile missionaria, ha trascorso gli ultimi anni lavorando nel quartiere “Aldo Bonzi”, da dove prendeva la linea 91 fino a Plaza de Mayo per andare a trovare l’allora arcivescovo Bergoglio.

Ha conosciuto papa Paolo VI quando fecero cardinale Raúl Primatesta nel 1973 e, anche se ammette che le piacerebbe fare un viaggio a Roma per vedere Francesco, preferisce rimanere a Buenos Aires. Il Papa in persona l’ha chiamata dopo la sua elezione («gli facevo sempre il dolce di limone: non sa quanto gli piaceva!» racconta col viso che si illumina) e le ha mandato addirittura uno zucchetto in regalo.

Per i suoi 90 anni, Bergoglio era presente alla celebrazione. «Ti va male, ci sarò alla tua messa» aveva scherzato con lei. L’incontro con sorella María Josefina comincia proprio con una riflessione su come “il suo Jorge” sia un uomo di Dio.

Jorge è papa Bergoglio, per lei un vero amico. 
Lo conosco da più di 40 anni e l’ho sempre visto come un uomo che quando lo incontri, incontri Dio. Ormai non mi ricordo nemdi meno quando l’ho conosciuto, esattamente. Allora ero molto amica di padre Camargo, che un tempo era rettore dell’Università del Salvador, e in una delle riunioni che organizzava coi giovani mi presentò Jorge Bergoglio.

Sai quando qualcuno ci sta simpatico a pelle? Ecco, è quello che mi è successo. Poi lui andò a Santa Fe, io in missione nel nord dell’Argentina e passarono anni prima che ci rivedessimo a una messa. Mi ricordo di un gesto che mi parve così umano e “cristologico” che non l’ho mai dimenticato: quando mi avvicinai per prendere la comunione, lasciò la pisside in mano alla persona che lo aiutava e mi mise le mani sulla testa… In quel momento sentii che la benedizione di Dio mi arrivava fino alle unghie dei piedi!

Senza dubbio era già un uomo di Dio.
Bergoglio è così “immerso” in Dio che il volto di Dio appare sul volto di Bergoglio. Come Gesù disse “Chi vede me, vede il Padre”, chi ha visto Bergoglio o l’ha conosciuto, possiamo dire che in qualche modo – e senz’ombra di dubbio – ha visto Dio. È così! Lo vedi e le sue caratteristiche personali scompaiono, e incontri Gesù. C’è molta gente che quando la vedi, vedi la Chiesa e anche Cristo. 

Fa molto effetto vederlo pregare. Come Giovanni Paolo II sembra che stia parlando con Dio… 
Davvero! È un uomo che vive, per come la vedo io e per quello che so, nella presenza viva di Dio. Dio non è un ente, un concetto o un’idea. Dio è una persona, qualcuno con cui si entra in comunione direttamente e amorosamente. Ed è in questa comunione con Dio che penso che Jorge tragga la forza e il coraggio per portare avanti tutto quello che sta facendo a Roma. Pensa a quello che ha detto alla Curia! Ti assicuro che se non avesse avuto come motore lo Spirito Santo, non avrebbe il coraggio di parlare con tanta chiarezza, senza ferire.

Questo dimostra che è sempre lo stesso padre Jorge, che guida la Chiesa con carità. 
Esatto! Non parla mai con boria né con superiorità. Piuttosto sembra dirci: “Se in qualche modo ho la certezza – a livello umano – del fatto che Dio mi voglia per il popolo, per la Chiesa o per qualsiasi altra cosa, non ho solo l’obbligo, ma il piacere, di regalare un sorriso o tendere una mano e portare un messaggio per incoraggiare chi sta cadendo”. 

Ha sempre avuto la forza che vediamo oggi? 
La forza l’ha sempre avuta, solo che ha sempre tenuto un profilo basso. È un uomo che non tace la verità, non la nasconde o non la maschera: piuttosto, la copre col manto della misericordia e della possibilità di cambiamento. Perciò ripete sempre: “Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono”.

È un uomo che crede davvero nella Pasqua; è un uomo che crede nel cambiamento, che crede che ogni cambiamento sia possibile quando l’uomo lascia – per dirla così – le mani libere a Dio. Lasciando le mani libere a Dio, ha fiducia che tutto andrà bene.

Questo mi ricorda la parabola del figliol prodigo. Un (Dio) Padre che ci aspetta sempre a braccia aperte.
Adoro una parola che ha inventato Francesco: “Primerear” ( in italiano vuol dire “prendere l’iniziativa”)… la adoro perché Dio è il primo ad avvicinarsi a noi. E non ci dà un ordine, ma un consiglio. Come un augurio evangelizzatore: ci chiama a prendere l’iniziativa, senza aspettare che sia l’altro ad avvicinarsi.

Perciò parla anche della Chiesa delle periferie, perché non dobbiamo aspettare che la gente venga, ma fare come aveva già detto il Concilio Vaticano II: dobbiamo essere noi a uscire per andare incontro agli altri.

Come ricorda quel 13 marzo 2013, data della sua elezione?
Quando ho sentito che avevano eletto il nuovo Papa, non ho pensato a lui, perché prima che partisse volevo vederlo e lui mi disse: “La Domenica delle Palme sono di ritorno a Buenos Aires, quindi aspetta un po’ e ci vediamo quando torno”.

Quando sentii il suo nome rimasi paralizzata davanti al televisore; le sorelle mi dissero di andare a sdraiarmi perché sarei svenuta. Al contrario! Ero felice! E quando lo vidi comparire al balcone ero fuori di me… più o meno nel giro di un mese mi telefonò… come ti ho detto, il legame più che col Papa è con l’amico. Non mi prendo nessun merito e non mi spingo oltre.

E Francesco le telefonò…
Siccome abbiamo un centralino, prima ha chiesto di me, poi mi hanno passato la chiamata. Io aspettai e poi chiesi: “Chi parla?” La prima cosa che sentii fu una voce che ribatteva: “Parlo con la sorella Josefina?” E qui riconobbi la voce e dissi: “Jooooorge!!!” Perché continuavo a chiamarlo Jorge, lui è ancora Jorge.

Il pontificato non gli ha messo né una corona in testa, né niente altro. Si è sempre presentato come “padre Jorge” o “padre Bergoglio”. Mai come “cardinale”. È un uomo tutto d’un pezzo che non fa mostra delle proprie capacità intellettuali, spirituali o psicologiche che ha in abbondanza.  E ancor meno fa mostra dell’onorificenza che può avergli dato la nomina a vescovo, arcivescovo, cardinale e Papa. Non fa per lui!

Se potesse, si toglierebbe tutti gli ornamenti e se ne è già tolti diversi, no? 
Papa Francesco le ha inviato in regalo il suo zucchetto. Quando ho ricevuto il “solideo” (in spagnolo lo zucchetto viene chiamato così; ndt) mi sono chiesta quale fosse il significato della parola. L’ho cercata in Internet: “Tutto è sotto a Dio”. Mi è piaciuto tanto! Non avevo mai pensato di cercare il significato di solideo. E devi dire a Francesco che il suo solideo è stato un elemento di evangelizzazione: non sai la gente come è venuta a vederlo!

Che impatto ha avuto la figura di Francesco?
È un uomo che trascende la semplice umanità… È un uomo che trascende in qualcuno che non è l’uomo stesso, l’uomo comune. La mia amicizia con Bergoglio è un regalo di quelli che non mi sarei mai sognata, nemmeno il fatto di incontrare Bergoglio giovane. 

Allora avrei dato alla cosa un valore diverso e adesso mi dico: “Josefina, chi si sarebbe mai sognata che un giorno un sacerdote che ti ha fatto tanto bene spiritualmente sarebbe arrivato a essere Papa e che lo avresti incontrato in veste di Papa?”.

Continua con la stessa tenerezza, con la stessa semplicità, con la stessa sicurezza senza essere cambiato di tanto così. È sempre un uomo di basso profilo, per quanto gli è possibile! Con le sue azioni personali dà l’esempio perché continua a essere lo stesso. E nelle azioni pastorali questa cosa è amplificata, perché molta gente vede tutto quello che fa.

Come definirebbe padre Jorge in poche parole?
La prima cosa che mi viene da dire è che è un uomo di Dio, che lascia aperto il cuore e le mani a Dio. Così che Dio attraverso il suo cuore e le sue mani possa convertire, orientare e modellare la sua vita. Per me è l’uomo di Dio. Dietro ai suoi sorrisi, dietro ai suoi sguardi, dietro alle sue battute, dietro alla sua parola, dietro alle sue fattezze fisiche non c’è un uomo… Straripa di misericordia!

Che modello di Chiesa si immagina per il futuro?
Il Papa porterà la Chiesa lungo il cammino della povertà, spirituale e materiale, fin dove Dio glielo permetterà. Vedremo cose belle, ne vedremo!

Traduzione a cura di Elisabetta Polcan

Curiosità: iniziò a insegnare a scuola, poi ha scoperto la vocazione

È nata nella provincia di Buenos Aires. Suo padre, immigrato spagnolo e proprietario di un emporio, si ammalò di tubercolosi. Si trasferirono, quindi, ad Alta Gracia (nella provincia di Cordoba). Ultima di 7 fratelli, dopo la scuola secondaria iniziò a insegnare, ma a 22 anni smise per avvicinarsi alla vita religiosa. Appassionata di letteratura come Bergoglio, il suo amore è l’insegnamento.

di Federico Wals e Adriano Alimonti

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