Strasburgo, il viaggio lampo del Papa

5 dicembre 2014 Foto e video story

tweet
Il SantoPadre con Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, 25 novembre 2014, (credits: Getty Images)

Il SantoPadre con Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, 25 novembre 2014 (credits: Getty Images)

Almeno finora è stato, il viaggio più breve di papa Francesco. Poco meno di quattr’ore per andare e tornare da Strasburgo, il “cuore” dell’Europa, rispondendo all’invito del presidente del Parlamento europeo Martin Schulz che era andato due volte in Vaticano per invitarlo. E’ proprio lì, nell’emiciclo del Parlamento, l’unico organo eletto dagli oltre 500 milioni di cittadini che vivono nei Paesi europei, che il Papa ha pronunciato il primo dei due discorsi (il secondo lo ha fatto al Consiglio d’Europa), dicendo, interrotto da numerosi applausi, quello che pensa del Vecchio continente. Che è un’Europa «un po’ invecchiata e compressa» e che «tende a sentirsi meno protagonista in un contesto che la guarda spesso con distacco, diffidenza e talvolta con sospetto».

Un’Europa, insomma, più nonna che madre, detto probabilmente con tutto l’affetto che Francesco ha sempre dimostrato per le nonne. Tant’è che, all’inizio del suo discorso, ha subito precisato di essere andato a Strasburgo per «indirizzare a tutti i cittadini europei un messaggio di speranza e incoraggiamento», una «speranza nel Signore che trasforma il bene e la morte in vita».Una delle parole chiave del suo discorso è stata, come già accaduto in passato, “dignità: «Quale dignità può mai avere un uomo o una donna fatto oggetto di ogni genere di discriminazione?»

“Sia data la dignità di un lavoro”
«Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere o, peggio ancora, il lavoro che lo unge di dignità?», ha chiesto ancora Francesco agli eurodeputati presenti, che hanno accolto le sue domande con un forte applauso. E a rispondere è stato naturalmente lui stesso, dicendo che «promuovere la dignità della persona significa riconoscere che essa possiede diritti inalienabili di cui non può essere privata ad arbitrio di alcuno e tanto meno a beneficio di interessi economici» e, nello stesso tempo, «riconoscere la preziosità della vita umana, che ci è donata gratuitamente e non può perciò essere oggetto di scambio o di smercio». Ecco dunque, ancora una volta, uno dei temi su cui Francesco batte e ribatte sin dall’inizio del suo pontificato: la cultura dello scarto.

“L’Europa deve difendere la Terra”
Per Bergoglio, in questa Europa afflitta dai «tecnicismi burocratici delle sue istituzioni» troppo spesso vediamo «stili di vita un po’ egoisti, caratterizzati da un’opulenza ormai insostenibile e spesso indifferente nei confronti del mondo circostante, soprattutto dei più poveri». Per questo «l’essere umano rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare, così che – lo notiamo purtroppo spesso – quando la vita non è funzionale a tale meccanismo viene scartata senza troppe remore, come nel caso dei malati terminali, degli anziani abbandonati e senza cura, o dei bambini uccisi prima di nascere».

A tutto questo va aggiunto il problema di una pace troppo spesso traballante: «è necessario riconoscere nell’altro non un nemico da combattere, ma un fratello da accogliere», ha detto Francesco, aggiungendo che «per conquistare il bene della pace occorre anzitutto educare a essa, allontanando una cultura del conflitto che mira alla paura dell’altro, all’emarginazione di chi pensa o vive in maniera differente». Purtroppo «la pace è provata anche da altre forme di conflitto, quali il terrorismo religioso e internazionale, foraggiato da un traffico di armi molto spesso indisturbato».

Insomma, le sfide che aspettano un’Europa che vuole rinnovarsi sono davvero tante, «a partire dall’accoglienza ai migranti, i quali hanno bisogno anzitutto dell’essenziale per vivere, ma principalmente che venga riconosciuta la loro dignità di persone». Poi «vi è il grave problema del lavoro, una vera ipoteca per il futuro» e, infine, «la difesa dell’ambiente, di questa nostra amata Terra che è la grande risorsa che Dio ci ha dato e che è a nostra disposizione non per essere deturpata, ma perché, godendo della sua immensa bellezza, possiamo vivere con dignità».

(credits: Getty Images)

(credits: Getty Images)

Strasburgo, la città dalle due culture
Strasburgo (dal latino “strateburgus”, letteralmente: città delle strade) è una città della Francia orientale, capoluogo dell’Alsazia e del dipartimento del Basso Reno, al confine con la Germania sulla riva sinistra del Reno. Il suo nome è tedesco perché, in passato, il territorio dell’Alsazia era passato sotto il dominio sia della Francia sia della Germania. La linea del fronte tra Francia e Germania che nei secoli ha attraversato Strasburgo e la sua regione ha anche diviso le comunità e le famiglie, spesso trovatesi su fronti opposti nei diversi conflitti. Anche per la sua identità bi-nazionale e bi-culturale, Strasburgo è diventata una delle capitali dell’Unione Europea. Oggi è sede di importanti istituzioni quali, dal 1952, il Parlamento Europeo (insieme con Bruxelles e Lussemburgo), il Consiglio d’Europa (dal 1949) e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La città ospita anche organismi europei come il comando dell’Eurocorps, il centro informatico di Europol e la Farmacopea europea.

di Tiziana Lupi

TAG

, , , , , ,

VEDI ANCHE