Strage in mare: Francesco prega per le vittime

19 aprile 2015 Foto e video story

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Luglio 2013, Papa Francesco durante la visita a Lampedusa (credits: Getty Images)

Luglio 2013, Papa Francesco durante la visita a Lampedusa (credits: Getty Images)

La tragedia più grande mai vissuta nel mar Mediterraneo. Un barcone di migranti è affondato durante la navigazione verso l’Italia e la speranza di un futuro migliore, portandosi via quasi un migliaio di persone. Una storia che ricalca un drammatico copione già visto. Nella notte tra sabato e domenica, un peschereccio parte dalle coste della Libia.

A bordo ci sono 950 profughi in fuga da alcuni dei Paesi più poveri del mondo: Somalia, Eritrea, Mali, Senegal, Costa d’Avorio, Ghana, Sierra Leone (tutti in Africa), persino Bangladesh (Asia) e Suriname (Sudamerica). Sono tanti, troppi. Alcuni sono sul piccolo ponte esterno, altri, però, vengono chiusi a chiave nella stiva. Il peso è eccessivo ed ecco che parte l’inevitabile messaggio di aiuto: a raccoglierlo è una nave mercantile portoghese, la King Jacob.

La risposta è immediata e la King Jacob si precipita in zona. Al suo arrivo, i migranti scorgono la possibilità di farcela e si sporgono fuori dalle fiancate allungando le braccia per cercare aiuto… Ma quella vecchia carretta del mare non regge e si ribalta trascinando sul fondo quel carico di vite e sogni distrutti. Sono solo una trentina i superstiti.

Una preghiera per i nostri fratelli”
Come sappiamo, il dramma dei migranti colpisce duramente il cuore di papa Francesco che alla Regina di Coeli di domenica ha lanciato il suo ennesimo grido di dolore: «Cari fratelli e sorelle, stanno giungendo in queste ore notizie relative a una nuova tragedia nelle acque del Mediterraneo. Un barcone carico di migranti si è capovolto la scorsa notte a circa 60 miglia dalla costa libica e si teme vi siano centinaia di vittime. Esprimo il mio più sentito dolore di fronte a una tale tragedia e assicuro per gli scomparsi e le loro famiglie il mio ricordo e la mia preghiera». Lo sguardo di Francesco è scuro, commosso.

Bisogna evitare queste tragedie”
Inevitabile è arrivato il suo appello «affinché la comunità internazionale agisca con decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi. Sono uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre; cercano una vita migliore. Cercavano la felicità… Vi invito a pregare in silenzio, prima, e poi tutti insieme per questi fratelli e sorelle».

Già sabato il Papa, durante l’incontro con i partecipanti alla sessione della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, era intervenuto denunciando il traffico degli esseri umani e la schiavitù di cui sono vittima le popolazioni più povere e deboli: «Purtroppo, in un sistema economico globale dominato dal profitto, si sono sviluppate nuove forme di schiavitù in certo modo peggiori e più disumane di quelle del
passato.

Ancora di più oggi, quindi, seguendo il messaggio di redenzione del Signore, siamo chiamati a denunciarle e a combatterle. Dobbiamo far prendere più consapevolezza di questo nuovo male che, nel mondo globale, si vuole occultare perché scandaloso e “politicamente scorretto”».

Curiosità: regina Coeli : “Il buon cristiano non si lasci prendere da egoismo e vanità
Alla Regina Coeli di domenica mattina, prima della preghiera per i migranti, il Santo Padre aveva parlato del concetto di testimonianza che si trova nelle letture del giorno. La prima volta questa parola è sulla bocca di San Pietro che aveva assistito alla guarigione del paralitico presso la porta del tempio di Gerusalemme; la seconda volta è Gesù stesso, dopo la sua morte e resurrezione a dire agli apostoli:Di questo voi siete testimoni”.

Compito della Chiesa, afferma il Pontefice, è di prolungare nel tempo questa missione: «Ogni battezzato è chiamato a testimoniare, con le parole e con la vita, che Gesù è risorto, è vivo e presente». Ma chi è davvero il testimone? «È uno che ha visto, che ricorda e racconta, ma non in maniera fredda e distaccata, perché quello che ha visto in verità gli ha cambiato la vita. Vedere, ricordare e raccontare sono i tre verbi che descrivono la sua identità e la missione», spiega il Papa.

E così anche il contenuto della testimonianza cristiana non è una teoria, un’ideologia, oppure un moralismo. Ma è un messaggio di salvezza, un evento concreto, anzi una «persona: Cristo risorto!». La sua testimonianza «è tanto più credibile quanto più traspare da un modo di vivere gioioso, coraggioso, mite, pacifico, misericordioso. Se, invece, il cristiano si lascia prendere dalle comodità, dalla vanità, dall’egoismo, la sua testimonianza sarà vana, non riuscirà a comunicare Gesù vivo». Nei saluti, il pensiero va a Torino, dove questa domenica ha preso il via l’Ostensione della Sindone.

Francesco ripete che anche lui si recherà a venerarla il 21 giugno. «Auspico che questo atto di venerazione ci aiuti tutti a trovare in Gesù il Volto misericordioso di Dio, e a riconoscerlo nei volti dei fratelli, specialmente i più sofferenti».
di Cecilia Seppia

di Matteo Valsecchi

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