Stella Pende, sulle orme di Francesco

12 dicembre 2014 Foto e video story

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Stella Pende è giornalista dal 1980. Ora lavora a Mediaset e collabora con "Panorama" di Mondadori «Panorama» (credits: Agf)

Stella Pende è giornalista dal 1980. Ora lavora a Mediaset e collabora con “Panorama” di Mondadori (credits: Agf)

Un viaggio a Buenos Aires camminando dentro la memoria più segreta di papa Francesco. Incontrare i luoghi da lui amati, ma anche gli amici veri. La famiglia argentina di nuovi fratelli che “Padre Bergoglio” si era scelto e con la quale divideva valori, speranze e comprensione per il dolore degli altri. Ne è venuto fuori un reportage intenso, ma anche sorridente, che racconta un uomo davvero diverso da quel Papa comunicatore perfetto che Francesco è oggi.

«L’ho conosciuto nel ’92, intervistando il cardinal Quarracino, uomo di personalità esplosiva. Dietro il cardinale si nascondeva un prete silenzioso, timido, magrino… beh era lui» mi ha detto Sergio Rubin, grande giornalista argentino e autore del primo libro su Bergoglio. Libro con un pregio speciale: è stato scritto due anni prima la sua nomina a Papa.

“È rimasto qui nelle favelas”
«E non le dico per fargli fare la foto per la copertina! Non c’era verso di farlo sorridere. Beh, alla fine lo obblighiamo e lui davanti a quella bella foto, finalmente sorridente, sa cosa dice?» Cosa? «Che era tutta opera dello Spirito Santo». Un uomo segreto e nascosto il cui primo sguardo andava sempre ai poveri. Lo raccontano i preti calleros, cioè quell’esercito di preti di strada, che “Padre Bergoglio” ha mandato in prima linea nelle favelas argentine a curare e ad aiutare “figli sfortunati”.

«La Chiesa di Francesco è quella che aspettavamo da sempre: aperta, vicina alla gente, ma anche felice. Per noi lui non è mai partito.È sempre qui in queste favelas fra la sua gente», mi ha detto padre Totò, uno dei Combattenti di Dio, alla Villas 21. Ma quando prendeva la famosa metropolitana Francesco non trascurava qualche visita al deposito della spazzatura municipale dove il panciuto Sergio Mendez racconta così: «Vedi, noi peschiamo cartoni, televisioni, bottiglie, statuine e ogni ben di Dio negli avanzi dei ricchi, li ripuliamo e poi glieli rivendiamo restaurati».

La benedizione dei carri dei cartoneros
Qui nella sua “officina” almeno 700 cartoneros arrivano ogni giorno coi loro carretti. Sergio dice che Francesco si è unito alla loro lotta benedicendo i loro carri e offrendogli per primi la dignità di uomini «perché a Buenos Aires ci trattavano come cani rognosi».

Poi il Bergoglio Papa lo invita a Roma per riunire la sua famiglia argentina. «Allora preparo il mio zainetto e me ne vado all’aeroporto. Ma noi cartoneros di aerei non ne sappiamo tanto» mi confessa. È così che arriva all’immigrazione dove naturalmente lo stoppano: «E tu dove andresti?». E lui: «Vado a Roma dal mio amico Papa». «Sì, va bene, e io vado dal presidente degli Stati Uniti… accomodati».

Il racconto continua esilarante e drammatico insieme. «Mi hanno frugato dovunque, ritirato i miei 100 dollari… stavo perdendo l’aereo, quando ho fatto una telefonata e qualcuno di molto importante è intervenuto per me». Meraviglioso Sergio! Non meno potente
di Adriano Pallarols, l’amico argentiere di Padre Bergoglio- Francesco. «Tutti i regali importanti che gli facevano come cardinale lui li portava da me.

La nostalgia per Papa Francesco
Io li mettevo in un bell’astuccio e poi li vendevo», mi dice nel suo negozio fitto di argenti e di sculture condite con foto splendenti di papa Francesco. «Beh! Lui con quel denaro comprava cibo, latte in polvere, medicine e poi li portava ai poveri».

Dopo l’incontro con Norma, signora meravigliosa senza età e autrice dei cioccolatini più amati da Francesco, eccoci in Plaza de Mayo, dove uno strano signore vestito di bianco passeggia facendo sventolare la sua mantella. Ma ha addosso la faccia di papa Bergoglio! Intorno un formicolio di gente lo abbraccia e fa foto con lui. La verità è che Buenos Aires è talmente piena della nostalgia di papa Francesco che anche la sua maschera diventa calamita di felicità per la sua gente.

di Stella Pende

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