Sinodo: i temi di discussione dei vescovi

19 ottobre 2014 Foto e video story

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Papa Francesco segue sul computer l’ordine degli interventi in calendario (credits: Getty Images)

Papa Francesco segue sul computer l’ordine degli interventi in calendario (credits: Getty Images)

Cinque giorni intensissimi di lavori, due relazioni, 265 interventi in aula, dei quali 180 programmati e 85 liberi. Questi sono i numeri della prima settimana dell’Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Sono presenti 191 tra vescovi e cardinali di tutto il mondo, più 62 esperti e uditori. Ci sono anche laici, religiosi, suore, coppie di sposi, rappresentanti di altre confessioni e fedi religiose. Si discute a tutto campo sulle sfide della famiglia oggi, divorzi e separazioni, ma anche povertà e violenze, convivenze e contraccezione, unioni omosessuali e poligamia.

I padri sinodali hanno accolto con entusiasmo l’invito del Papa a parlare chiaro e a saper ascoltare con umiltà. Il ventaglio delle esperienze presentate è molto ampio, perché arrivano dai cinque continenti, con storie, culture e tradizioni molto diverse. Un caleidoscopio ricchissimo, ma che rischia anche di essere dispersivo. Un pensiero speciale è andato anche alle famiglie vittime di situazioni di conflitto in Medio Oriente e negli altri scenari di guerra. Dopo la relazione iniziale, pronunciata dal cardinale ungherese Peter Erdo, si è passato agli interventi in aula, ognuno da quattro minuti al massimo.

Alla luce di quanto emerso è stata redatta una “relazione dopo la discussione” che serve da base per il confronto nei cosiddetti “circoli minori”, cioè i lavori di gruppo del Sinodo. Gli interventi sono segreti, ma al termine di ogni giornata la sala stampa della Santa Sede ha offerto un resoconto di quanto è stato detto in Aula. Abbiamo provato a sintetizzare alcuni dei temi più significativi emersi nella discussione, grazie anche alle testimonianze di alcuni padri sinodali.

DIVORZIATI RISPOSATI
Un percorso di penitenza
Il problema dell’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati è stato uno dei più dibattuti nel corso del Sinodo. Si tratta di tutti coloro che hanno celebrato le nozze in chiesa e, dopo la separazione e il divorzio, hanno contratto un secondo matrimonio civile. Per la Chiesa il matrimonio è indissolubile perciò in base alle attuali norme canoniche i divorziati risposati non possono fare la comunione perché si trovano in una situazione di «costante adulterio», dunque in peccato mortale. Ma per papa Francesco i sacramenti non devono essere considerati «una dogana» bensì un aiuto, «un sostegno» per quanti vogliono avere una vita di fede.

Ecco allora due soluzioni emerse dalla discussione: rendere più celeri i processi di nullità matrimoniale e prevedere un percorso penitenziale » che riaccompagni nella comunione ecclesiale i divorziati risposati. Molte nozze, è stato osservato dal cardinale Francesco Coccopalmerio e da altri esperti di diritto canonico, sono nulle per mancanza di fede o perché gli sposi non hanno compreso a fondo i doveri che comporta il sacramento del matrimonio. Si può perciò lasciare spazio a nuove nozze in chiesa. Tutti gli altri che dopo il divorzio hanno ritrovato un’unione stabile in un secondo matrimonio civile potrebbero ritornare ai sacramenti dopo un percorso di riflessione e riconciliazione, ha suggerito il cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna. Il porporato ha commosso il Sinodo raccontando la sua storia: quando aveva 13 anni i suoi genitori hanno divorziato perciò ha chiesto di prendersi cura soprattutto dei bambini in queste situazioni.

CONTRACCEZIONE
Ripensare l’Humanae Vitae
Arturo e Hermelinda As Zamberline, una coppia di coniugi brasiliani sposati da 41 anni, hanno sollecitato vescovi e cardinali a guardare in faccia la realtà sulla contraccezione: «Nella grande maggioranza i fedeli ormai usano anche altri metodi oltre a quelli naturali previsti dalla Chiesa». Per i cattolici valgono infatti tuttora i principi fissati dall’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, che risale al 1968: l’aborto è condannato come peccato gravissimo, ma è considerato illecito anche l’uso del preservativo, della pillola anticoncezionale e della pillola del giorno dopo. Il Sinodo però è stato invitato a riconsiderare la questione tenuto conto che molti cattolici che frequentano la Messa e accedono ai sacramenti ormai non seguono più le indicazioni del magistero nella sfera sessuale. Andrebbe anche presa in considerazione la necessità di arginare l’Aids e le malattie sessualmente trasmissibili.

UNIONI OMOSESSUALI
No a matrimoni e adozioni
Porta chiusa alla possibilità del riconoscimento delle unioni omosessuali da parte del Sinodo. Ma il relatore generale, cardinale Peter Erdo, ha raccolto una richiesta emersa in diversi interventi: «La questione omosessuale ci interpella in una seria riflessione su come elaborare cammini realistici di crescita affettiva e di maturità umana ed evangelica integrando la dimensione sessuale ». Insomma accoglienza e rispetto per gli omosessuali, ma nessuna apertura verso matrimonio e adozione. Diversi cardinali africani hanno tuttavia duramente criticato le legislazioni dei loro Paesi che prevedono pesanti discriminazioni o addirittura il carcere per i gay.

CONVIVENZE
Strada verso il matrimonio
Il Sinodo ha preso atto che ormai non solo in Europa e nel Nord America, ma in molti Paesi del mondo diminuisce vertiginosamente il numero dei matrimoni, sia quelli celebrati in chiesa sia quelli civili, mentre crescono le convivenze. E anche quando la coppia decide di sposarsi in chiesa, spesso convive prima delle nozze. Vescovi e cardinali restano fermamente contrari al riconoscimento giuridico delle unioni di fatto. Però, come ha osservato il segretario speciale, monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti, anche nelle convivenze ci possono essere dei germi di donazione autentica e di ricerca di fede che vanno accolti e fatti maturare sperando, se possibile, di portarli fino al sacramento del matrimonio. Ancora una volta vescovi e cardinali non hanno voluto chiudere la porta né fare distinzioni tra buoni e cattivi, ma cercare di andare incontro a tutti, rispettando le diverse esperienze dei giovani di oggi.

POLIGAMIA
No, anche dall’Africa
L’attenzione non è stata rivolta solo alle questioni che riguardano il Nord del mondo e i Paesi più sviluppati. Ma anche a quelle realtà, soprattutto africane e dei Paesi islamici, dove è consentita la poligamia. In alcuni casi le tradizioni familiari e gli imperativi del clan vengono prima delle regole religiose. Così in alcuni Paesi dell’Africa centrale capita che persino dei cristiani abbiano diverse mogli, più o meno ufficialmente, oppure ragazze cristiane vadano in spose a uomini musulmani già sposati. Ma è soprattutto per il rispetto della dignità della donna che la Chiesa non può accettare queste situazioni, ha affermato senza mezzi termini monsignor Ignatius Kaigama, arcivescovo di Jos e presidente della Conferenza episcopale della Nigeria.

MATRIMONI MISTI
Occasione di dialogo
Molto bella la testimonianza di Jeannette Tourè della Costa d’Avorio, uditrice al Sinodo, sposata da 52 anni con un musulmano e madre di cinque figli, tutti cattolici. Sono intervenuti anche rappresentanti di altre fedi e confessioni religiose che hanno portato l’esperienza di matrimoni misti come occasione di dialogo e di conoscenza tra i popoli, purché vi sia attenzione e rispetto soprattutto per il partner più debole, quasi sempre la donna.

Curiosità: un anno di dibattiti, poi il Papa deciderà
I 191 padri sinodali, più 62 esperti e uditori, si sono divisi in dieci gruppi di lavoro. Discutono il testo della relazione presentata dal cardinale Peter Erdo. I risultati saranno presentati in assemblea generale il 16 ottobre. Quindi un apposito gruppo, scelto dal Papa, elaborerà il documento finale (la «Relatio synodi»), che sarà a sua volta messo in discussione e votato in assemblea. Il Sinodo si concluderà domenica 19 ottobre, poi ci sarà un anno di tempo per analizzare e discutere il documento finale. Le Chiese locali dovranno diffonderlo e  discuterlo insieme. Dal 4 al 25 ottobre 2015 si terrà un Sinodo ordinario per definire le proposte concrete di riforma. Il Papa avrà l’ultima parola.

di Ignazio Ingrao

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