Sei nuovi santi per Papa Francesco

27 novembre 2014 Foto e video story

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La grandissima gioia dei pellegrini giunti per festeggiare la canonizzazione dei loro santi (credits: Getty Images)

La grandissima gioia dei pellegrini giunti per festeggiare la canonizzazione dei loro santi (credits: Getty Images)

Piazza San Pietro è stracolma di gente, ma per fortuna il cielo pieno di nuvole resiste e a un certo punto esce anche il sole. Le sedie per i pellegrini sono state messe fin oltre il grande obelisco egizio e questo succede raramente. Arrivano da Vicnza, Napoli, Cosenza e dalla provincia di Rimini, ma anche dall’India perché oggi nella solenne Messa di Canonizzazione, presieduta da Francesco, oltre a essere proclamati santi gli italiani Giovanni Antonio Farina, Ludovico da Casoria, Nicola da Longobardi e Amato Ronconi, ci sono anche un vescovo e una suora indiani: Kuriakose Elias Chavara della Sacra Famiglia ed Eufrasia Eluvathingal del Sacro Cuore.

Oggi la Chiesa ci dà nuovi modelli di vita”
I loro volti riprodotti nei grandi arazzi disposti sulla facciata della Basilica, le bandiere, gli striscioni, le magliette e i cappellini dei fedeli quasi formano un’unica scenografia, mentre la spiritualità dell’India e dell’Italia, due Paesi così distanti per lingua, cultura e tradizioni, si fondono fino ad azzerare ogni differenza. La gioia è grandissima quando dopo la formula di Canonizzazione, recitata dal Papa rigorosamente in latino, esplode l’applauso della piazza mentre il Coro intona il “Jubilate Deo”. Solenne poi il momento della consegna delle reliquie, che da oggi in poi potranno essere venerate dai fedeli.

Ma chi sono questi nuovi santi? Al di là di quello che hanno fatto, della loro biografia, è Francesco a spiegarci di nuovo il perché della loro santità, il perché sono un esempio da seguire: «Oggi – dice il Papala Chiesa ci pone davanti come modelli i nuovi santi che, proprio con le opere di una generosa dedizione a Dio e ai fratelli, hanno servito, ognuno nel proprio ambito, il regno di Dio e ne sono diventati eredi. Ciascuno di loro ha risposto con straordinaria creatività al comandamento dell’amore di Dio e del prossimo. Si sono dedicati senza risparmio al servizio degli ultimi, assistendo indigenti, ammalati, anziani, pellegrini. La loro predilezione per i piccoli e i poveri era il riflesso e la misura dell’amore incondizionato a Dio. Infatti, hanno cercato e scoperto la carità dalla quale si sprigiona il vero amore per il prossimo».

E’ da qui, spiega ancora il Papa, che comincia la salvezza, «dall’imitazione delle opere di misericordia » e non dalla conquista di qualcosa. Il Pontefice si rifà poi alla prima lettura tratta dal Libro del Profeta Ezechiele per far capire come Gesù, che è il Pastore di tutto il gregge, abbia realizzato il suo regno: «Lo ha fatto con la vicinanza e la tenerezza verso di noi». Senza lasciare indietro nessuno, senza fare distinzioni, ha cercato la pecora smarrita e l’ha ricondotta al pascolo, ha fatto riposare quelle stanche, ha fasciato quelle ferite. Questo deve essere l’atteggiamento di tutti i pastori, «perché – ammonisce Francesco - se non si segue questo modello, si diventa dei mercenari».

La gente sa chi imita Gesù e fa tutto gratuitamente e per amore e chi invece agisce solo se mosso da interesse, dal guadagno, dai soldi. Dopo la Resurrezione, aggiunge il Santo Padre, Gesù porta avanti il regno, ma Egli «non è un re alla maniera di questo mondo: per Lui regnare non è comandare, piuttosto obbedire, sottomettersi al Padre, consegnarsi a Lui, perché si compia il suo disegno d’amore e di salvezza».

“Il regno di Dio comincia adesso”
Il Vangelo, ha concluso il Pontefice, «ci ricorda che la vicinanza e la tenerezza sono la regola di vita anche per noi» e su ciò saremo giudicati, «da questo dipenderà il nostro ingresso o meno nel regno di Dio; Gesù, con la sua vittoria, ci ha aperto il suo regno, ma sta a ciascuno di noi entrarvi, già a partire da questa vita, il regno incomincia adesso, facendoci prossimo al fratello che chiede pane, vestito, accoglienza, solidarietà, catechesi. E se veramente ameremo quel fratello o quella sorella, saremo spinti a condividere con lui o con lei ciò che abbiamo di più prezioso, cioè Gesù stesso e il suo Vangelo». L’auspicio del Papa è stato quindi «che i nuovi Santi, facciano crescere in noi la gioia di camminare sempre sulla via del Vangelo».

Curiosità: ecco chi sono e che cosa hanno fatto i nuovi santi

Eufrasia Eluvathingal del sacro cuore-  (India – Aranattukara 1877- 1952). A 19 anni entrò nella Congregazione delle Suore della Madre del Carmelo, di cui fu eletta Superiora nel 1913. Si dedicò all’insegnamento, facendo sacrifici immensi nonostante la sua salute cagionevole. In tutti coloro che ebbero la fortuna di conoscerla, lasciò il ricordo di un’indiscussa fama di santità.

Giovanni Antonio –  Farina (Vicenza 1803 –1888). Grande figura di vescovo ed educatore, nel 1836 fondò le Suore Maestre di Santa Dorotea, Figlie dei Sacri Cuori, un istituto di maestre dedite all’educazione delle fanciulle povere. Nel 1850 il Papa lo nominò vescovo di Treviso, dove si distinse in maniera particolare per la sua carità, tanto da essere chiamato il «vescovo dei poveri».

Amato Ronconi - (Saludecio 1225-1292). Rimasto presto orfano, trascorse la sua giovinezza con la famiglia del fratello Giacomo. Deciso a vivere secondo il Vangelo si dedicò in un primo tempo all’accoglienza dei poveri e dei pellegrini costruendo per loro un ospizio sul Monte Orciale. Donati poi tutti i suoi beni ai bisognosi si ritirò a una vita di penitenza. Pio VI ne confermò il culto nel 1776.

Ludovico da Casoria - (Casoria 1815–1885). Entrò a 18 anni tra i Francescani Alcantarini divenendo fra’ Ludovico. Per 20 anni insegnò matematica e filosofia a Napoli, gestendo anche la farmacia del convento. Nel 1854 iniziò a operare per il riscatto dei bimbi africani dalla schiavitù. Ben presto aumentarono e con l’aiuto di suor Anna Lapini, fondò il collegio delle “Morette”.

Ciriaco elias Chavara –  (India Kerala 1805-1871). Fu il cofondatore e il primo Priore Generale dei Carmelitani di Maria Immacolata. Nel 1866 collaborò anche alla fondazione della Congregazione delle Suore della Madre del Carmelo. Dal 1861 ricoprì la carica di Vicario Generale della Chiesa siromalabarica e difese l’unità della Chiesa contro lo scisma del caldeo Tommaso Rochos.

Nicola da Longobardi –  (Longobardi 1650-1709). Figlio di contadini, non poté coltivare gli studi e fin da giovane fece i lavori più umili. A vent’anni, nonostante l’opposizione dei genitori, chiese l’abito di san Francesco e fu assegnato al Convento di Paola. Dedicò la sua vita ai poveri; pregava, digiunava per giorni, viveva estasi. Presto si sparse la fama delle sue virtù: per suo tramite vennero compiuti diversi prodigi.

di Cecilia Seppia

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