Santità, la lunga strada per raggiungerla

27 novembre 2014 Foto e video story

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San Pietro nel giorno della canonizzazione di papa Wojtyla e papa Roncalli: l'allestimento sarà analogo per i nuovi santi (credits: Getty Images)

San Pietro nel giorno della canonizzazione di papa Wojtyla e papa Roncalli. La “scenografia” sarà analoga per i nuovi santi (credits: Getty Images)

Domenica 23 novembre, nella solennità di Cristo Re, papa Francesco proclamerà in piazza San Pietro sei nuovi santi. Quattro sono italiani: Amato Ronconi, Nicola da Longobardi, Ludovico da Casoria e Giovanni Antonio Farina; due sono indiani: Kuriakose Elias Chavara  della Sacra Famiglia ed Eufrasia Eluvathingal del Sacro Cuore. Finita la cerimonia di canonizzazione, i cattolici di tutto il mondo potranno venerarli come santi.  La cerimonia sarà sostanzialmente uguale a quella che abbiamo seguito per la canonizzazione dei papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, lo scorso aprile. I santi, infatti, sono tutti “uguali”, sia che siano stati persone popolarissime in vita, sia che i loro nomi “sfuggano” alla maggior parte di noi. Uguale è anche il percorso della canonizzazione.

La storia del “vescovo dei poveri”
Possiamo ricostruire questo percorso seguendo la vicenda di uno dei sei nuovi santi: Giovanni Antonio Farina. Perché diventa santo? Quali sono state le tappe della beatificazione e canonizzazione? Le regole sono dettate dalla Congregazione vaticana delle cause dei santi, guidata dal 2008 dal cardinale Angelo Amato. Il percorso, però, parte dalla diocesi in cui visse la persona di cui si deve verificare la santità. Le “cause”, cioè le richieste, vanno istruite, avviate, proprio dai vescovi…

Anche Giovanni Antonio Farina (1803-1888) fu vescovo: a Vicenza dal 1860 al 1888. Da sacerdote, nel 1831 aveva avviato una scuola popolare femminile a Vicenza e, cinque anni dopo, fondò le Suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori, che volle “dedite interamente all’educazione delle fanciulle povere. Nel 1850 venne nominato pastore della diocesi di Treviso, dove fu soprannominato “vescovo dei poveri”; dieci anni dopo, trasferito a Vicenza, continuò a promuovere iniziative per i più deboli. Alla morte, le sue suore e i fedeli vicentini già lo veneravano.

«Chi parlava di lui lo chiamava padre dei poveri, pastore santo, instancabile, generoso nelle fatiche… », racconta suor Albarosa Ines Bassani, delle Dorotee, postulatrice della causa di canonizzazione. Postulatrice: suor Albarosa è la persona che ha studiato per anni la vita del fondatore del suo ordine, decifrandone le lettere scritte a mano. «Aveva una grafia quasi illeggibile», e “tradurla” è stato sicuramente il lavoro più complicato. I documenti da raccogliere prima che un vescovo dia il via all’inchiesta diocesana, infatti, non sembrano mai abbastanza. Si tratta di un’indagine quasi poliziesca, di un autentico processo che deve verificare se la persona è davvero santa, con prove e testimonianze.

Nel nostro caso, il vescovo di Vicenza ha nominato nel 1981 una commissione di storici per studiare tutti gli scritti di Farina. Tra il 1990 e il 1992 è stata dunque preparata la Positio, l’inchiesta diocesana «sulla vita, le virtù e la fama di santità del Servo di Dio», com’è detta una persona per la quale è stato avviato il processo. Materialmente la Positio sono i volumi che raccolgono i risultati delle ricerche. Questo materiale dev’essere poi approvato in Vaticano da un gruppo di “consultori storici” (consulenti della Congregazione delle cause dei santi) e da un altro di teologi, da cardinali e vescovi…

Qui è andato tutto bene: il 24 aprile del 2001, Giovanni Paolo II ha firmato il Decreto sull’eroicità delle virtù di Farina. Passo successivo: la beatificazione. Perché un Servo di Dio diventi beato bisogna accertare che grazie a lui sia avvenuto un miracolo. In questo caso, medici, teologi, cardinali e vescovi hanno attestato che una suora ecuadoriana è stata guarita da un grave tumore avendo invocato Farina… Così il 4 novembre 2001 papa Wojtyla ha proclamato Farina beato.

Il Papa fissa la data di canonizzazione
Per arrivare alla dichiarazione di santità sarebbe stato necessario un altro miracolo, e questo secondo miracolo è stato accertato: è avvenuto in India (come si racconta nelle curiosità qui sotto). Finalmente, al concistoro ordinario (la riunione dei cardinali) del 12 giugno scorso, Francesco ha decretato che il beato Farina fosse iscritto nell’Albo dei Santi il 23 novembre 2014. Fin qui abbiamo parlato dell’aspetto “burocratico”, procedurale.

Ma come vivono le Dorotee l’emozione di vedere il proprio fondatore nominato santo? «Come un dono tanto atteso», dice suor Emma Dal Maso, superiora generale. «È un momento privilegiato di grazia straordinaria, che va oltre la nostra famiglia religiosa, e coinvolge le diocesi di Treviso e Vicenza nelle quali fu vescovo, con quella “paternità” che sapeva esprimere con tutti, in particolare con i poveri».

La stessa felicità è di suor Vittorina Carli, una dorotea che mantiene viva l’eredità d’impegno di monsignor Farina. Nata sorda, vive nel Vicentino in una comunità che si prende cura dei non udenti. Lei stessa da piccola ha studiato alla scuola per i sordi gestita dalla congregazione. «Ho avuto la gioia di incontrare Francesco il 29 marzo, all’udienza con le associazioni di non vedenti e non udenti», ricorda. «Gli ho donato un quadro, con un messaggio: “Piccolo dono per conoscere i fondatori delle scuole per sordi d’Italia. Il nostro è il beato Farina, prossimamente santo!”». Quel “prossimamente” è arrivato: appuntamento al 23 novembre.

Curiosità: Monsignor Farina: un santo “esemplare”
Monsignor Giovanni Antonio Farina è il nuovo santo di cui raccontiamo la canonizzazione. Il suo arazzo, largo tre metri e mezzo e alto quattro e mezzo, sarà collocato sulla facciata della Basilica dagli operai della Fabbrica di San Pietro. Realizzato dall’artista Giuseppe Antonio Lomuscio, dopo la cerimonia l’arazzo sarà consegnato alla postulatrice suor Albarosa Bassani, che lo porterà nella casa madre delle Suore Dorotee a Vicenza, dove verrà esposto sulla facciata della chiesa.

(credits: Getty Images)

(credits: Getty Images)

 

Curiosità: Il miracolo che farà santo Monsignor Farina è avvenuto in India nel 2001
Il miracolo che renderà santo monsignor Farina è avvenuto in India nel 2001. In un piccolo villaggio, Kumari, povera e analfabeta, era ormai al nono mese di gravidanza, e medici e infermieri erano certi che sarebbe morta al parto. La gravidanza aveva avuto molte complicazioni e infine s’era aggiunta l’epatite B, che avrebbe provocato emorragie impossibili da frenare… Per il feto, poi, c’era un’altissima probabilità di danni neurologici. Kumari aveva chiesto alle suore dorotee che lavoravano nel suo villaggio i soldi per pagare il dottore e gli esami. Ai soldi la superiora aveva aggiunto – appoggiandogliela sul capo – un’immagine del beato Giovanni Antonio Farina, invitandola a chiedere il suo aiuto. Con lei gli avrebbero chiesto aiuto le suore e tutto il villaggio. Le previsioni furono smentite: il 2 settembre 2001 nacque una bambina sana e fu chiamata Giovanna, in memoria del suo santo protettore. Non solo, poi, il parto andò inspiegabilmente bene, ma Kumari tornò a casa completamente guarita. Il 23 novembre mamma e figlia saranno a San Pietro per la canonizzazione.

di Laura Badaracchi

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