San Lorenzo, la squadra di Papa Francesco

27 febbraio 2015 Foto e video story, Gallery

tweet
  • (credits: Getty Images)
    (credits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)
    (credits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)
    (credits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)
    (credits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)
    (credits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)
    (credits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)
    (credits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)
    (credits: Getty Images)
  • 0cCredits: Getty Images)
    0cCredits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)
    (credits: Getty Images)

Lo stadio Pedro Bidegain, detto Nuevo Gasometro (nuovo gasometro), sorge a Nueva Pompeya, un barrio, un quartiere, a sud del centro di Buenos Aires, al confine con il quartiere di Flores. Nueva Pompeya è nella storia dell’Argentina: è stato la culla del tango. All’inizio della sua avventura, è qui che il ballo ha conosciuto il suo maggiore sviluppo…

Oggi, però, il quartiere è malfamato, perciò allo stadio Bidegain, dove gioca il San Lorenzo de Almagro, non arrivano i pullman dei turisti, come succede, per esempio, alla Bombonera, il campo del Boca Juniors, la più titolata squadra della storia del calcio argentino.Eppure il Bidegain decisamente non è uno stadio come tutti gli altri. Perché il San Lorenzo non è una squadra come tutte le altre. È la preferita di un tifoso molto speciale: il titolare della tessera associativa numero 88.235 della polisportiva, Jorge Bergoglio.

La storica messa del vescovo Bergoglio
Come suo padre che lo portava sempre alla partita, il Papa è un appassionato sostenitore del club rossoblù, al punto che il 24 maggio 2011 ha celebrato la messa della festa patronale nella piccola cappella all’interno della sede della polisportiva Club Atletico San Lorenzo de Almagro, cui appartiene la squadra di calcio.

«Sento un’allegria enorme nel celebrare la messa vedendo il campo attraverso le vetrate della cappella» disse l’allora cardinale Bergoglio, che si raccomandò anche che la statua della Vergine Maria Auxiliadora non venisse mai rimossa dal giardino e cresimò due calciatori del club, Jonathan Pacheco e Angel Correa.

Come ben sappiamo, il 13 marzo 2013 quel tifoso speciale è diventato Papa e, meravigliosa coincidenza, a fine anno il club non solo ha vinto il campionato dopo sette anni, ma ha anche conquistato la sua prima Coppa Libertadores, il più importante torneo di calcio sudamericano.

Dopo la vittoria in campionato, una delegazione del club volò subito a Roma per incontrare il Papa tifoso e regalargli una maglia con la scritta Francisco Campeon, Francesco campione. Nella delegazione c’erano solo due calciatori: il difensore Mauro Dario Jesùs Cetto, 32 anni (ha giocato anche in Italia, per il Palermo), e il portiere Sebastiàn Alberto Torrico, 34 anni. È un tifoso davvero molto competente «È stato incredibile!», ricorda commosso Cetto.

«Abbiamo vinto il campionato e il giorno dopo il presidente ci ha detto che andavamo dal Papa. Volevano andare tutti, ma molti giocatori avevano già prenotato le vacanze… L’avevo fatto anch’io, ma ho preferito disdire tutto e andare a Roma. Per una vacanza c’è sempre tempo, ma quando ti ricapita di essere ricevuto dal Papa?». «Che fortuna fare parte della delegazione… » ricorda Torrico.

«È stata una esperienza formidabile, che mi ha trasmesso una grande sensazione di pace. Io guardavo il Papa e sembravo un bambino che non crede a quello che gli sta succedendo… Poi lui mi ha detto che aveva visto l’ultima partita, ha fatto riferimento a una mia parata decisiva all’ultimo minuto, e ha voluto vedere la mia mano sinistra per “benedirla”. Gli ho regalato i miei guanti e mi ha detto che li avrebbe destinati a un piccolo museo sportivo».

«Siamo stati con papa Francesco per 40 minuti», continua Cetto. «Eravamo in nove a parlare di calcio. Ci ha raccontato della sua vita, di come suo padre lo ha fatto diventare tifoso… E noi lì: davanti al Papa… Incredibile! Mi ha colpito il fatto che è davvero competente: conosceva tutti i nostri risultati, anche se non guarda mai la partita

E poi, appunto, ha voluto vedere le mani di Sebastian, come un tifoso che ti ferma per la strada». Certo Bergoglio è un tifoso talmente speciale che in molti gli hanno attribuito anche i meriti sportivi della squadra. «Non so se sia tutto merito suo», sorride Torrico, «ma è vero che nell’anno di papa Francesco abbiamo vinto scudetto argentino e Libertadores, che è una cosa forse irripetibile, miracolosa. Ed è vero che quando andiamo in campo sentiamo l’appoggio di Francesco, la sua è un’energia speciale».

E le altre squadre sono invidiosissime
«Ma certo che è un tifoso non comune», sottolinea Cetto. «Quando sono arrivato al San Lorenzo lui non era ancora papa. Lo è diventato tre mesi dopo e qui è stata una rivoluzione! Per i tifosi, per noi, per i dirigenti. 

C’erano giornalisti da tutto il mondo che volevano sapere del San Lorenzo. Siamo orgogliosidi questo ed è vero che, come dicono tutti, questa energia ha contagiato la squadra, ci ha dato forza. Da quando padre Bergoglio è diventato papa noi abbiamo cominciato a vincere partita dopo partita. Insomma, un miracolo.

«L’anno scorso Francesco ci ha aiutato un po’ meno, però», aggiunge Torrico sorridendo. «Forse eravamo troppo sazi, sta di fatto che non abbiamo disputato un campionato all’altezza. Ma ora c’è un nuovo torneo, e se il Papa prega per noi possiamo prenderci belle soddisfazioni».

Abituati ai cori poco edificanti che si sentono negli stadi italiani, chiediamo se l’essere “la squadra del Papa” non ha reso il San Lorenzo vittima di sfottò o ingiurie dai tifosi avversari… «Ma scherzi!?», dicono in coro i due calciatori. «Tutti vorrebbero avere un papa come supporter! E i tifosi di squadroni come Boca Juniors e River Plate possono solo essere invidiosissimi».

di Andrea Di Quarto

TAG

, , , , , , , ,

VEDI ANCHE