San Giuseppe nella storia dell’arte

12 aprile 2015 Foto e video story

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Cappella degli Scrovegni, Padova, un particolare della Natività di Gesù, Giotto (credits: Agf)

Cappella degli Scrovegni, Padova, un particolare della Natività di Gesù, Giotto (credits: Agf)

Dei tre componenti della Sacra Famiglia è quello di cui si è sempre parlato meno, forse perché è“solo” il padre putativo di Gesù, anche se proprio in quel “solo” sta tutta la sua grandezza. Anche l’arte ha dimenticato a lungo san Giuseppe o comunque, come spiega Sandro Barbagallo nel suo libro “San Giuseppe nell’Arte. Iconologia e iconografia del Custode silenzioso del Redentore”, «Non si può fare a meno di notare una sorta di emarginazione della sua figura. Troppe volte e in troppe opere ci appare come un fantasma silenzioso sullo sfondo del quadro, a o mezzo busto, quasi affacciato sulla scena, o nell’ombra».

Il suo ruolo nella Sacra Famiglia 
Alla luce di questa constatazione, mentre si interroga sui motivi di questa “trascuratezza”, Barbagallo offre al lettore un catalogo di opere in cui, accanto ad autori come Giotto (“Natività”), Pinturicchio (“Adorazione dei Magi”), Ghirlandaio (“Adorazione dei pastori”) o Botticelli (“Natività mistica”) risalta, per esempio, lo “Sposalizio della Vergine” il cui autore, Rosso Fiorentino, ha immaginato e rappresentato per la prima volta non più un san Giuseppe vecchio con la barba bianca, ma un giovane bello e con i capelli biondi.

Andando a ritroso nei secoli, Barbagallo va alla ricerca del momento in cui Giuseppe compare per la prima volta nelle rappresentazioni artistiche e scopre che «fatta eccezione per qualche discusso sarcofago, l’ingresso della sua figura è certo solo a partire dalla fine del IV secolo», perché fino a quel momento gli artisti si erano concentrati «sulla proclamazione della buona novella, così che nelle rappresentazioni della Natività, accanto a Maria e al Bambino, compaiono alternativamente il profeta Isaia, il profeta Michea o il profeta Balaam».

Tuttavia, dopo secoli di indifferenza, agli inizi della stagione bizantina e dell’Alto Medioevo «la figura di san Giuseppe inizia a rivestire un ruolo stabile di coprotagonista». Quello che gli spetta, e non solo nella Sacra Famiglia. Nell’introduzione, Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani (di cui Barbagallo è curatore del reparto “Collezioni Storiche”), osserva che «entrare con gli occhi dello storico dell’arte nei capolavori di soggetto sacro e a destinazione religiosa è una straordinaria avventura». Un’avventura che Barbagallo ha voluto, così, offrire ai lettori.

Curiosità: si trova in libreria
Il libro di Sandro Barbagallo si intitola “San Giuseppe nell’Arte. Iconologia e iconografia del Custode silenzioso del Redentore” (Edizioni Musei Vaticani, pagine 176, euro 30). L’introduzione è firmata da Antonio Paolucci, ex ministro dei Beni Culturali e attuale direttore dei Musei Vaticani.

di Tiziana Lupi

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